Katowice, il carbone colorato della Slesia

copertina

A spasso per la Slesia tra passato e presente, austerità e modernità. Katowice e non solo.

di Mara Giacalone

“Non si giudica un libro dalla copertina!” – chissà quante volte vi sarà capitato di sentirlo o di dirlo a qualcuno. A dir la verità non sempre è una scelta sciocca, io tantissime volte mi sono lasciata convincere da disegni bizzarri… è a questo detto che ho pensato quando mi sono ritrovata a Katowice per la prima volta, tappa del tutto casuale dopo un viaggio in Scandinavia. E poi ci sono tornata un paio di settimane dopo  per trascorrerci tre giorni di zielona szkola – l’equivalente delle gite scolastiche di più giorni – e ne ho avuto la conferma: nonostante Katowice sia preceduta da una fama piuttosto triste e negativa, il suo “contenuto”, la sua “trama” sono davvero sorprendenti. Provare per credere!

Katowice non dista molto da Cracovia eppure, essendo la pecora nera di famiglia, è snobbata e criticata a voce alta senza pudore, senza contare il fatto che si trovi in Slesia, cosa che fa aumentare le occhiatacce e i risolini, specie quando si fa riferimento al buffo dialetto lì parlato. Ammetto subito che anche io, da cracoviana d’adozione, mi ero ingarbugliata nella spirale degli stereotipi… per fortuna, specie dopo essermi innamorata di Nowa Huta e Podgórze, mi sono convinta a dargli una possibilità e vedere se davvero è l’emblema della grigità. Se davvero Katowice è solo una città industriale.

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Prima di parlare direttamente di Kato, però, mi perderò brevemente a fare un excursus su Nikiszowiec. A dir la verità chi ci segue da tanto si ricorderà che ne abbiamo scritto qui ma ognuno ha il suo modo di vivere un luogo… Per noi Nikiszowiec è stata una tappa quasi obbligatoria in quanto si trova sulla tratta Cracovia-Katowice e data la sua peculiarità, ci siamo fermati a fare un giro. È un luogo particolare, che sorprende nonostante le sue piccole dimensioni. Nasce fondamentalmente come osiedle robotnicze, come quartiere operaio in quanto costruito per coloro che lavoravano nella miniera “Giesche”, a Giszowiec e come tale presenta quelle caratteristiche tipiche dei villaggi operai che si svilupparono tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo – un esempio italiano è Crespi d’Adda. Nikiszowiec si presenta in perfetto ordine, con le case costruite con mattoncini scuri che risaltano grazie ai profili verniciati di rosso fuoco.

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Forse perché faceva estremamente caldo nonostante fossero le undici del mattino, forse perché era orario scolastico e lavorativo, ma le strade erano completamente vuote. Mi venne in mente una frase che lessi una volta che parlava dell’aria dolciastra e appiccicaticcia che si spande per le viuzze di un centro storico in piena estate… esattamente così. L’aria era piena di quell’odore pungente e appiccicoso d’erba e fiori tipico di luglio e agosto. La città era completamente silenziosa e a momenti sembrava di trovarsi in un museo all’aria aperta, o in un modellino ricostruito ed esposto da qualche parte affinché gruppi di giovani e cianciose scolaresche possano vedere come vivevano i minatori della Slesia… ho davvero avuto l’impressione di trovarmi in un luogo inesistente o in uno spaziotempo indefinito in cui gli orologi si fermano e tutto rallenta. A Nikiszowiec non c’è molto da fare, da vedere, credo che la gente ci vada per sentire. È una specie di oasi, un miraggio, una deviazione dalla strada maestra. Una pausa dalla vita frenetica prima di giungere a Katowice. Provo a rubare la penna a Calvino e ve la descrivo così: Il viaggiatore, lasciatosi alle spalle la fulgida e splendida città della letteratura che porta il nome di Cracovia, e messosi in cammino per giungere in visita alla sorella slesiana, si ritroverà a fare una sosta nella piccola Nikiszowiec, città di silenzi e ascolti.  

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Katowice, dunque. Città complicata e con una sua storia lunga, non sempre facile e felice alle spalle. Nel 1526 la troviamo sotto gli Asburgo e poi, dal XIX sec. sotto la Germania. Grazie alla scoperta dei giacimenti minerari, inizia ad attirare su di sé grande interesse, ad arricchirsi e a industrializzarsi molto velocemente fattore che le garantì, con il passare degli anni, quella nomea di città brutta che si porta scolpita addosso fino ad ora. Se è vero che il rapido sviluppo ha comportato la costruzione di fabbriche, bloki, grattacieli e tutto quello che di grigio e fuligginoso vi viene in mente, è vero anche che, specie negli ultimi anni, la città sta riscoprendo il suo fascino e la sua importanza come centro culturale e non solo industriale. Katowice è una città giovane e signorile allo stesso stesso tempo. La sua architettura ne rispecchia queste due qualità, infatti è un mix di arte moderna e Art Nouveau che gli conferisce un’aurea di leggiadra classicità. Se Katowice fosse una donna, me la immaginerei come una signora sulla sessantina, con i capelli argentati raccolti in una crocchia e un lungo vestito rosso – austerità e giocosità insieme. Voglia di sorprendere e capacità di farsi rispettare. Katowice mi da l’idea di essere sapiente. E paziente. Non si innervosisce per il fatto che ancora in tanti non le riescano a dare l’importanza che si meriterebbe. Attende e non si rammarica del successo della sorella, la super attrattiva Cracovia.

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Il centro città è percorribile a piedi in un pomeriggio ma se siete assetati di cultura, vi serviranno un paio di giorni. Dal Rynek, completamente differente da quelli a cui siamo abituati, percorrendo Aleja Korfantego si giunge alla strefa kultury – alla zona della cultura – un’area particolarmente grande in cui è possibile vivere il cuore pulsante della vita artistica e culturale della città. Il primo luogo che si incontra – impossibile che passi inosservato – è lo spodek un luogo adibito a diverse manifestazioni artistico/sportive a forma di… ufo! Lì vicino si trova anche il NOSPR, la Narodowa Orkiestra Symfoniczna Polskiego Radia ospitata in un edificio nuovo, moderno, dalle linee semplici ed essenziali, costruito con quel mattoncino rosso tipico della Slesia che avevamo già incontrato a Nikiszowiec. Un luogo davvero polimorfo, al cui interno vengono ospitati diversi tipi di eventi e concerti. Trovandosi accanto allo spodek, la sua architettura così sobria spicca ancora di più e se il primo ci riporta indietro al grigio cemento pesante e comunistoide, il secondo luogo ci porta alla modernità fine ed elegante che troviamo a Milano, ad esempio. Al pomeriggio, di ritorno dai nostri vari giri, ci siamo ripassati davanti e il piazzale, ormai in ombra, era piano di gente vociante ed elegantemente vestita che si godeva le ultime ore di sole sorseggiando spritz o altre bollicine prima di un qualche concerto… proseguendo dritti, si arriva al muzeum śląskie, un complesso museale particolarmente grande e interessante e allestito negli spazi delle vecchie miniere. Oltre al museo principale in cui è ospitata una mostra sulla storia della Slesia, ci sono altri edifici e anche un ascensore panoramico. Il tutto incorniciato da fiori e aiuole che conferiscono a questo spazio un carattere fresco, dinamico, all’avanguardia in cui storia e contemporaneità si incontrano e fondono riqualificando un terreno che di storie ne avrebbe tante da raccontare, soprattutto storie di stanchezza e di sacrificio che oggi si donano e si tramandano alle scolaresche, ai turisti e a tutti coloro che sono qui attratti. Un altro spazio da menzionare, anche se un pochino fuori dal centro, è lo stadio recentemente rinnovato e che si aggiunge alla lista dei luoghi che stanno ringiovanendo Katowice permettendole così di scrollarsi di dosso quella patina negativa che gli si è adagiata sopra nel corso degli anni.

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Katowice è uno di quei posti che vanno valorizzati ed è incredibilmente bello vedere che, seppure un passo alla volta, più di una realtà polacca sta muovendo le radici ben piantate da secoli e secoli per camminare verso qualcosa di moderno e innovativo che le permetta di ricoprire un ruolo di sempre maggior rilievo all’interno del panorama europeo. Da quando abbiamo iniziato questa serie di articoli luoghi, ma già anche prima, più volte mi sono soffermata a sottolineare come sia importante che si vada contro gli stereotipi e si abbia la volontà di andare alla (ri)scoperta di posti e spazi che hanno tanto potenziale. Non mi stancherò di ribadirlo e soprattutto non mi stancherò di lasciarmi stupire ancora e ancora da questo paese.

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Katowice è la sorella un po’ timida, con gli occhiali e seduta in ultima fila. È questo forse il motivo per non invitarla ad un ballo?

“I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi” (I. Calvino, Le città invisibili)

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