Karolina Cicha, accordi e voci senza confini

karolina cicha
di Salvatore Greco

Nel panorama musicale polacco c’è un’artista quasi indefinibile che passa con disinvoltura dalle sonorità rock alla vocalità gipsy, dalle melodie klezmer al canto in polacco, in yiddish, persino in tataro ed esperanto. Questa musicista che non conosce confini vocali e di stile è una donna di 35 anni con una laurea in lettere. Il suo nome? Karolina Cicha.

Per presentare Karolina Cicha è necessario partire da quella che sembra una mera banalità biografica: è nata a Białystok. Ma Białystok non è un luogo qualunque, è la città che più testimonia il passato multietnico della Polonia rinascimentale e che in qualche modo lo conferma. Autentico crogiuolo di stili architettonici dove i classici cipolloni delle chiese ortodosse affiancano le guglie di quelle cattoliche, a un passo da un antico villaggio tataro che ospita la moschea più antica di tutta la Polonia, Białystok è anche famosa per aver dato i natali a Ludwig Zamenhof noto al mondo per essere stato l’ideatore primo dell’esperanto. È davvero impossibile non fare caso a tutto questo nel presentare la musica e l’arte di Karolina Cicha che da tutti questi spunti ha attinto in maniera evidente nel suo ultimo disco dedicato proprio alla varietà linguistica:

La carriera di Karolina Cicha però inizia lontano da questo eclettismo e in una cornice più “tradizionale”: infatti la Polonia scopre il suo talento nel 2010 quando il Museo dell’Insurrezione di Varsavia decide di dedicare al poeta partigiano Tadeusz Gajcy, morto proprio durante l’insurrezione, un disco di sue liriche messe in musica e alla Cicha tocca Miłość bez jutra (un amore senza domani):

Un misto di rock verace e grande capacità vocale uniti alla fisarmonica suonata sapientemente. La ricetta è semplice, ma efficace, ed è un vero successo: il brano viene inserito dalle riviste specializzate nella top ten dei successi rock di quell’anno.

Da lì per la giovane cantautrice di Białystok inizia un percorso di collaborazioni artistiche di peso, tra gli altri con l’eccentrico ma geniale artista Czesław Mozil e visti gli stili dei due fisarmonicisti la combinazione è stata in più occasioni molto felice anche se finora rimasta limitata a prove dal vivo e mai in studio:

Da questa e altre collaborazioni la musica di Karolina Cicha si è arricchita con altre eccellenti interpretazioni di testi poetici, come quelli di Tadeusz Różewicz musicati con arrangiamenti ricchissimi e studiati.

Non mancano nel repertorio di Cicha anche sconfinamenti nel jazz e nel blues, generi per i quali la sua abilità di fisarmonicista e la sua voce di naturale potenza promettono una radiosa carriera anche in quella direzione. Un riuscitissimo mix di jazz e ritmi sincopati quasi reggae è la sua interpretazione di un vecchio pezzo come Warszawa jest smutna bez ciebie (Varsavia è triste senza di te) in collaborazione con il cantante di origine senegalese ma trapiantato in Polonia da tempo Mamadou Diouf:

Nel 2012 è finalmente arrivato il suo primo album di inediti Miękkie maszyny (macchine soffici) sempre con la collaborazione di Diouf e co-prodotto dalla stazione radio Trójka, disco che il suo direttore di produzione ha definito: “un mix di avant-pop con energia rock. Nelle nuove canzoni si può sentire anche qualcosa di ‘etnico’, sonorità tipicamente rituali, ci sono precisione meccanica ma anche sensazioni genuine, incontrollabili, di quelle emozioni che non si riesce a comprendere”. C’è molto di questo e anche di più, quello che è certo oltre ogni ragionevole dubbio è che la grinta è quella delle prime prove da interprete:

L’anno scorso è uscito l’album wieloma językami (in molte lingue) in collaborazione con Bart Pałyga, di cui abbiamo parlato all’inizio e nel quale Karolina Cicha mette alla prova tutto il suo repertorio strumentale nell’esperimento poliedrico e multietnico di raccogliere tutti i suoni della sua Białystok in un disco. Riuscito? Probabilmente sì, ma il cammino musicale di questa ragazza sembra fulgido e con ancora ampi margini di miglioramento. E se si pensa che il suo cognome in polacco significa “silenziosa” non si può fare a meno di evocare il destino e i suoi giochi beffardi.

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