Il ritratto di Stokowiec

Stokowiec PoloniCult

Piotr Stokowiec sembra l’uomo nuovo del calcio polacco. Allenatore preparato, preciso, moderno e umano. Oggi al Lechia Gdańsk, domani chissà.

di Alberto Bertolotto

La Polonia calcistica è attualmente famosa per esportare calciatori. Il livello dell’Ekstraklasa è mediocre e un giovane, una volta esploso, è destinato ad approdare all’estero: quello di Piątek è il caso recente più famoso ma, a onor del vero, tanti altri suoi colleghi hanno compiuto recentemente il suo percorso (l’ultimo è il nazionale Frankowski, da gennaio ai Chicago Fire nella Mls) o lo stanno per compiere (Jagiełło andrà al Genoa, Żurkowski alla Fiorentina). È un movimento in uscita continuo, che difficilmente subirà uno stop nel breve periodo. Tuttavia non si verifica lo stesso per un’altra classe lavorativa: quella degli allenatori. I tecnici nascono e sono destinati a concludere il proprio percorso professionale in patria, se non addirittura in un singolo voivodato (è il caso dell’Alta Slesia, la regione con più club di spessore). All’estero nessuno li vuole, non sono ricercati, non sono richiesti. Ricercare le cause è difficile – il primo limite è la lingua ma non è il solo – e non è lo scopo del servizio.

Il fine è parlare di un trainer che, a detta di molti, avrebbe le carte in regola per poter incidere anche lontano dalla Polonia. Si tratta di Piotr Stokowiec, classe 1972, nativo di Kielce, uno degli scopritori di Piątek, attualmente condottiero del Lechia Gdańsk, club che è riuscito poco tempo fa a portare alla vittoria della Puchar Polski dopo trentasei anni dall’ultima volta. In Ekstraklasa lui e la squadra hanno mollato la presa, abbandonando definitivamente la speranza di vincere il titolo dopo la sconfitta a Poznań di pochi giorni fa. Un peccato – era stato in testa alla classifica sin dalle prime giornate – ma che non macchia il suo percorso. Ai biało-zeloni ha fatto fare un salto di qualità e, a livello personale, ha proseguito il cammino iniziato nel 2012, quando prese in mano il Polonia Warszawa e lo portò al sesto posto nel massimo campionato prima che il club dichiarasse bancarotta. Preparato ai limiti del maniacale, severo ma giusto: queste, in soldoni, le sue principali caratteristiche, che fanno il paio con una proposta di calcio difensiva ma efficace.

LE ORIGINI. Da componente dello staff tecnico del Widzew Łódź, ruolo che ricoprì negli ultimi anni del decennio 2000-2010, Stokowiec si è trovato a essere sulla bocca di tutti sino a essere stato definito come futuro ct della nazionale. Una parabola, la sua, che ha sorpreso molti. Da giocatore, terzino e centrocampista laterale, non è stato un fenomeno: il suo massimo l’ha toccato con l’Ostrewiec Swiętokrzyski, club che tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000 ballava tra Ekstraklasa e Pierwsza Liga. Il talento relativo veniva colmato con molta grinta e tanto, tantissimo lavoro: il “rosso” era conosciuto come uno determinato, duro a morire. Un atteggiamento mentale che ha portato con sé nella sua carriera da trainer. In panchina debuttò nella stagione 2006-2007 con il Wigry di Suwałki (in Podlachia). Ruolo? Calciatore-allenatore: a metà campionato, infatti, prese il posto dell’esonerato Zbigniew Kiezun, continuò a giocare, perse tre gare sulle quindici disputate e portò la squadra alla salvezza in Trzecha Liga. Nel 2007-2008 passò al Widzew Łódź (con un incarico tecnico nel settore giovanile) ma nel corso del torneo fece ritorno a Suwałki rivestendo i panni del difensore: c’era bisogno di lui nella formazione che, poi, venne promossa al termine dell’anno in Druga Liga. Tornò quindi a Łódź e nel 2009 divenne uno degli assistenti di Paweł Janas nella prima squadra in Ekstraklasa: il tecnico, da giocatore bronzo mondiale nel 1982 in Spagna con la nazionale, lo portò poi con sé nel 2010 al Polonia Warszawa. Nella capitale fece un passo in avanti: nella prima stagione guidò il team in un match di campionato (perso 1-0 col Widzew), rimanendo come componente dello staff tecnico e in particolare come match analist, carica quest’ultima che ha ricoperto anche nel 2011-2012 sia con Czesław Michniewicz (ora ct dell’under 21) sia con Jacek Zieliński (attuale coach dell’Arka Gdynia), i due trainer che si avvicendarono nel corso della stagione. Al contempo fu il tecnico della Primavera. «Uno studioso del calcio» – viene ricordato da alcuni che, al tempo, erano in forza al Polonia. Ricordano una grande qualità di Stokowiec: la preparazione. Così, nel 2012-2013, fu promosso alla guida della prima squadra. Nonostante i tanti problemi che affliggevano il club, con il proprietario Irenesuz Król in difficoltà finanziaria, il gruppo chiuse al sesto posto l’Ekstraklasa e lui lanciò molti giovani: Paweł Wszołek, esterno offensivo, ora in scadenza di contratto in Inghilterra al Queen’s Park Rangers, che dopo quel torneo passò alla Sampdoria; Łukasz Teodorczyk, centravanti dell’Udinese, che a metà stagione venne ingaggiato dal Lech Poznań dopo aver sfiorato la doppia cifra. Risultati e, inoltre, calciatori svezzati, sebbene all’interno del sodalizio ci fossero enormi problemi. Stokowiec non passò inosservato e firmò per lo Jagiellonia Białystok, dove tuttavia disputò una stagione interlocutoria prima di firmare il suo primo, vero, capolavoro: quello con lo Zagłębie Lubin. Era il 2014: in Bassa Slesia scese in Pierwsza Liga, vinse il campionato e salì in Ekstraklasa. L’annata successiva chiuse al terzo posto guadagnando la qualificazione all’Europa League. Nella vecchia coppa Uefa, nel 2016-2017, arrivò sino al terzo turno dopo aver eliminato Slavia Sofia e Partizan Belgrado: non male per una squadra polacca della caratura degli arancioni. Concluse il torneo al nono posto e finì la sua avventura con gli arancioni. Giovani lanciati? Basta citarne uno: Krzysztof Piątek, quindici gol tra serie B e A dal 2014 al 2016 (poi venne ceduto al Cracovia). Il bomber di Dzierżoniów aveva diciannove anni al tempo. Stokowiec intuì le sue qualità e non si fece problemi a farlo esordire. «Non solo: fece debuttare anche Jarsoław Jach, che venne acquistato dal Crystal Palace di Premier League» – ricorda Jarek Koliński di Przegląd Sportowy.

IN RAMPA DI LANCIO. Il resto è storia recente: il passaggio al Lechia Gdańsk nel campionato 2017-2018, la salvezza e quindi l’incredibile terzo posto unito soprattutto al successo in Puchar Polski. Ma cosa sta dietro ai segreti del suo successo? Cosa caratterizza precisamente il suo lavoro? Per prima cosa la disciplina e il rispetto delle regole: coi biało-zeloni, per esempio, ha deciso di far fuori giocatori importanti ma anarchici come Marco Paixao (fratello di Flavio, stella della squadra) e Sławomir Peszko che, notizia di ieri, sta per tornare al Lechia. Stokowiec gli darà un’altra possibilità.

Ha convinto il presidente Adam Mandziara a dettare una certa linea di comportamento. «Ciò che mi ha impressionato maggiormente – afferma Koliński – è la sua capacità di prendere decisioni coraggiose. L’ha dimostrato proprio con i calciatori appena nominati. Peszko aveva avuto un alterco con il suo vice, lui si è scusato ma Stokowiec non ha cambiato idea: ha fatto capire chi comanda». In generale, all’inizio di ogni sua avventura, stabilisce dei dettami da seguire. Se si sgarra, si viene immediatamente puniti. Non sono ammesse giustificazioni. «Ritardi a un pasto: nessuna discussione, multa» – ha rivelato recentemente Dawid Plizga, ex calciatore dello Jagiellonia Białystok. Quindi, non ha paura di far sedere a fianco a lui in panchina elementi di peso se non attraversano un buon momento di forma. Gioca chi merita e Stokowiec è pronto a spiegare i motivi dell’esclusione: a Gdańsk a volte ha tenuto fuori Mladenovic oppure Sobiech; in Puchar Polski con il Raków Częstochowa– si legge da Przegląd Sportowy – ha preferito togliere Lipski perché, essendosi fratturato il setto nasale pochi giorni prima, avrebbe potuto soffrire le molte palle alte utilizzate in quel frangente di gara da parte degli slesiani. Un altro segreto è il duro lavoro: nel corso di un ritiro invernale ai tempi del Polonia Warszawa fece sostenere tre allenamenti al giorno ai suoi giocatori, di cui uno di corsa al mattino presto. Una pratica usata anche al Wigry Suwałki. «Ma di lui ci fidavamo» – ha ricordato tempo fa l’ex attaccante del club della capitale Daniel Gołębiewski. Significativa questa frase: se la squadra lo accetta, lo segue ciecamente. Stokowiec non ha avuto problemi – sempre al Polonia – di rinunciare a Wojciech Szymanek, difensore, suo amico, perché non lo vedeva in forma. I due – ricorda sempre Przegląd Sportowy – non si salutano più. Correlato a questo aspetto è il suo grado di formazione, eccellente. A Łódź, quando assisteva Janas, lo ricordano sempre per spiegazioni molto dettagliate. A Suwałki, da allenatore, è stato capace di insegnare ai compagni di squadra i movimenti della difesa nel 4-4-2, conoscenze di cui i calciatori erano completamente (o quasi) a digiuno. Allo stesso momento il tecnico sa anche scherzare. Sempre dal quotidiano sportivo di Varsavia si legge che, a Lubin, durante un ritiro estivò, assieme ai calciatori partecipò a un gioco: colpire la traversa. Perse e dovette preparare il tè a tutta la squadra. Alla sera passò in ogni camera a chiedere chi voleva il limone.

IL FUTURO. Non c’è che dire: si tratta di un personaggio carismatico, molto amato dai giocatori se scatta la sintonia perché capace anche di creare gruppo. A volte non è amato dalla stampa, in quanto all’esterno non è un grande comunicatore. Sicuramente, assieme a Marcin Brosz del Górnik Zabrze, si tratta di un allenatore che ha una prospettiva, che può ancora crescere. «Cura i dettagli, sia in campo sia in fuori: sono aspetti molto importanti nel calcio odierno. – afferma su di lui Maciej Zieliński, figlio del tecnico Jacek, procuratore – Da tempo lavora con un mental coach e lo coinvolge nelle sue scelte: per lui anche la preparazione psicologica della sua squadra è fondamentale. È onesto con i giocatori e sotto questo profilo, alla lunga, ci guadagna». Per avere risultati, però, il metodo-Stokowiec ha bisogno di tempo. Così rimarrà al Lechia Gdańsk anche la prossima stagione, forse per completare il lavoro e chissà: magari andare a caccia del titolo in Ekstraklasa. «A me – è il paragone di Zieliński – ricorda molto Adam Nawałka, l’ex ct della Polonia. Sia per il modo con cui fa giocare le proprie squadre, che grazie a lui diventano molto solide e attente dal punto di vista difensivo, sia per il rispetto delle regole. Anzi, sotto un certo punto di vista può anche fare meglio di lui visto che è più giovane. A mio avviso la sua filosofia potrebbe essere adatta anche alla nostra nazionale e non mi meraviglierei se un giorno lui diventasse il commissario tecnico». «Stokowiec – riprende il discorso Tomasz Włodarczyk cronista di Przegląd Sportowy – sa benissimo cosa vuole. Per questo ha identificato perfettamente i problemi del Lechia e ha trasformato la squadra in soltanto due finestre di mercato. Ha puntato su calciatori più giovani e ha creato un giusto mix di esperienza e talento. Grazie alle sue scelte il club ha risparmiato e ottenuto risultati migliori. Ed è vero – chiude il giornalista – che viene indicato da molti come un possibile ct della Polonia». Il passo, le idee, il carattere sono dalla sua. E un tecnico così preparato e rispettato non può che far bene al movimento calcistico biancorosso, che ha ancora bisogno di fare un altro salto di qualità.

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