I duellanti – Di quando Ridley Scott ridisegnò Conrad

I duellanti PoloniCult

I duellanti ha iniziato la storia di Scott verso il classico mentre Conrad lo era già. Affinità elettive al cinema.

di Francesco Annicchiarico

Strasburgo, aperta campagna.

Dalle nuvole filtra una luce lattiginosa, un freddo mattino occidentale. Alcuni ufficiali dell’esercito napoleonico attendono preoccupati l’esito dello scontro tra due uomini. Lo sfidante del tenente Féraud attacca con disperazione e buona tecnica, ma potrebbe non bastare perché Féraud è un vero animale che cerca sangue per soddisfare l’orgoglio di soldato ferito. È un esercizio di forza e per qualche istante pare addirittura soccombere, inciampa distratto dalla rabbia che pare prevalere sulle azioni. Mentre il suo nobile avversario si slancia in un affondo, Féraud trova un varco nella sua difesa e affonda nel cuore dell’avversario quasi metà della sua spada. L’uomo colpito emette un gemito soffocato. Féraud alza le mani per comunicare ai padrini che è finita e si allontana, l’avversario crolla al suolo strozzandosi nel suo sangue.

Altra scena.

Visione d’interno di una sala.

È riunito il comando di armata a cui afferisce il tenente Féraud.  Un ufficiale alto in grado, contrario ai duelli tra gli uomini del battaglione, venuto a conoscenza dell’evento del mattino, esegue una meticolosa lavata di capo all’assente Féraud. Un suo commilitone ne fa le veci, tale tenente Hubert. Raccoglie l’ordine trasmesso dall’alto ufficiale, che consiste in un richiamo formale e perentorio a Féraud di astenersi da un qualsivoglia ripetersi di un duello, pena l’arresto e altri pesanti conseguenze. Hubert lascia dunque il comando alla ricerca di Féraud che in seguito al duello è andato a consolarsi da una certa dama di compagnia cui è legato.

Raggiunto l’uomo, Hubert si presenta e gli comunica di resistere a ogni altra tentazione duellesca, enfatizzando le parole dell’alto ufficiale che vuole evitare inutili spargimenti di sangue nell’esercito francese. Hubert gli porge gli ordini con tatto e eleganza, lasciando trasparire tuttavia quel certo zelo di chi è solito eseguire gli ordini senza troppo discutere.

Féraud, invece, è altro uomo. Abituato a imporre con la fisicità il proprio volere, anche a costo di rischiare la vita in un duello all’ultimo sangue. Perciò non solo rifiuta di sottomettersi all’ordine del suo superiore, ma attacca Hubert sul piano dell’onore, spiegandogli che quel duello si è appena consumato per un’offesa impossibile da lavare se non nel sangue. Hubert sebbene comprenda la logica cerca di fare ragionare il collega di reparto, ma è inutile: Féraud si infiamma come un toro alla carica. Accusa Hubert di essere lacchè dei superiori, un carrierista senza onore che non ha nessuno scrupolo nel portare un ordine tanto infamante a un suo confratello; Hubert non resiste alla provocazione e insulta Féraud dandogli del pazzo sanguinario accecato dalla mania di egocentrismo.

Féraud è su tutte le furie e sfida a duello Hubert, lì sul posto. È una follia, proprio come è stato venire a consegnargli l’ordine del generale. Féraud impugna la spada minacciandolo e costringe Hubert allo scontro.  Così i due cominciano a combattere, quando all’improvviso una donna, l’amante di Féraud che abita quella casa, si getta al collo del tenente Hubert per fermarlo e l’azione si interrompe.

Féraud e Hubert saranno costretti a ripetere il duello altre volte, sempre interrotti per un motivo qualsiasi. Sarà sempre Féraud a cercare il suo avversario, ovunque sui campi di battaglia percorsi con l’esercito. Francia, Germania, sempre tra le fila della Grande Armata e su tutti i terreni di scontro che Napoleone ha preparato in Europa per costruire il suo impero. Féraud il fedelissimo e Hubert l’ufficiale senza macchia, entrambi faranno carriera con Bonaparte e gli scontri continueranno tra loro, alimentando la leggenda di Féraud che dà la caccia a Hubert per una non ben chiara questione di onore.  Fino alla Russia, dove i due saranno si ritroveranno fianco a fianco per sfuggire a un’imboscata di cosacchi.

Quando Napoleone cadrà Hubert continuerà la propria carriera nell’esercito della nuova Francia restaurata, per poi congedarsi col massimo degli onori e dei gradi.

Quanto a Féraud, invece, resterà fedele all’imperatore in esilio, e alla propria rabbia. Si dice vero rivoluzionario e traditori sono coloro che non sono come lui, come quel Hubert leccapiedi dei generali, e si sa che i rivoluzionari non tradiscono gli ideali. In questo è un puro: il suo avanzamento si arresterà al grado di colonnello e in molti nell’esercito vorranno vendicarsi di quel soldato rabbioso che ha osato sfidare il mondo a duello.

Chi è vicino a Hubert gli prospetterà il cambio nell’esercito come un’ottima occasione per potersi finalmente vendicare del suo antico avversario Féraud. Ma Hubert resta uomo d’onore e sarà proprio lui a intercedere con gli alti comandi per evitare la galera al commilitone. Così Féraud è salvo, ma non appagato: cerca il suo Hubert e lo sfida per un ultimo incontro, all’ultimo sangue, che stavolta dovrebbe concludersi con la morte di uno dei due. Hubert accetta di incontrarlo, così all’alba e al posto deciso i due si vedono per l’ultima volta armi in pugno. Stavolta Hubert è deciso a fare altro: dopo aver battuto Féraud gli intima di scappare il più lontano possibile. Se per tutti questi anni Féraud gli ha dato la caccia, in virtù di non si sa più bene quale senso dell’onore, ora sarà Féraud stesso a dover scappare perché Hubert non ha più intenzione di farlo.

Così Féraud si allontana, accetta il verdetto del duello, concluso con qualcosa di peggio della sua sconfitta.

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Questo il film, uscito nel 1977, un capolavoro di Ridley Scott.  Il regista britannico, oggi sir Ridley Scott, proveniva dalla pubblicità e questo sarà il primo di molti film divenuti classici della storia del cinema. Basti citare Blade Runner, Black Rain, Thelma & Louise, fino ai più recenti Il gladiatore o American Gangster.

Gli interpreti: Harvey Keitel nel ruolo di Féraud mentre Keith Carradine è Hubert.

Il soggetto è tratto dal romanzo breve di Joseph Conrad “The Duel” e come ogni singola opera di questo scrittore, lascia un segno profondo in chi la ammira.

Conrad scrive molto di più negli spazi bianchi tra un rigo e l’altro che in quelli neri occupati dalle lettere. Attraverso il racconto di due ufficiali che si danno la caccia per l’Europa in fiamme, mette in scena lo sconto di due personalità contrapposte ma complementari, due umanità calate nel cuore della propria epoca proprio mentre essa sta mutando. Così mutano anche i due protagonisti nei duelli per stabilire chi debba prevalere. Ma più questo scontro si porta avanti, più la storia scorre nelle loro mani, più il destino di Napoleone e del suo esercito, dell’Europa tutta, si compie. Hubert riuscirà a vincere perché tra i due è forse colui più capace di adattarsi al progresso. Féraud, uomo fedele al proprio onore più di ogni altra cosa, sarà parte di quel gruppo di uomini che resterà a fianco dell’imperatore esiliato. Maledirà il progresso di costumi e di uomini che condannano gli ideali a un posto buio e isolato, lontano dai vincenti.

Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski, in arte Joseph Conrad, è scrittore conteso da Polonia e Inghilterra, genio ineguagliato della letteratura, tra i più influenti degli ultimi due secoli. Era affascinato dal progresso tecnologico del suo secolo, l’ottocento. Molto ha scritto su uomini di mare, capitani di vascelli commerciali costretti loro malgrado a sfidare i propri limiti umani e filosofici per sopravvivere, se non prevalere, sulla natura ostile, selvaggia. I Duellanti è tutto questo, ma forse anche di più perché esercita sullo spettatore il fascino della ricostruzione perfetta senza tradire lo spirito del libro.

Il film sarà proiettato la prossima settimana a Roma nella cornice del CiakPolska Film Festival.

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