Goodbye Budka Suflera

Budka Suflera PoloniCult
Cala il sipario sui “suggeritori” del rock polacco

Oggi occorrerà spendere due parole su un gruppo a me molto caro, non foss’altro perché – come scrivevo nel post precedente – è stata uno delle mie prime scoperte musicali in Polonia. Ma delle mie scoperte e del valore affettivo che per me conservano mette poco conto discorrere; di più importa cercare in parte di spiegare cosa significhi questo gruppo per la scena rock polacca. L’occasione è l’annuncio del definitivo ritiro dalle scene della premiata ditta Budka Suflera – dato con tutti i crismi dell’ufficialità e quindi apparentemente non suscettibile di rettifica (ahimé!).

L’avventura iniziò nel 1969. Krzysztof Cugowski, ancora liceale, mise in piedi un gruppo con i compagni di studio, gruppo nel quale coinvolse il tastierista Romuald Lipko. Era il 1970 e al gruppo fu dato il nome attuale (letteralmente: “la botola del suggeritore”).

Il primo disco ufficiale è del 1975, Cień wielkiej góry, disco pubblicato sull’onda del successo di una fortunata cover di Ain’t no sunshine di Bill Whiters, che diviene in polacco Sen o dolinie [Sogno su una valle]. Questo pezzo, trasmesso alla radio e divenuto subito un tormentone, valse al gruppo di Lublino il primo contratto discografico. Fatto curioso: per motivi di diritti d’autore il pezzo che li lanciò non fu pubblicato nel primo album, album che comunque mantenne le promesse fatte con quel primo successo: i “suggeritori” coinvolsero nel progetto Czesław Niemen (ve lo ricordate?), che si presentò in studio di registrazione con un sintetizzatore Moog, vera rarità nella Polonia di allora. Niemen prese parte alla realizzazione della suite Szalony Koń [Cavallo Pazzo], che del vinile originale occupa per intero il lato B; il gruppo dimostrò così d’aver fatto proprie alcune innovazioni formali quali la suite rock – che è poi di fatto progenitrice del concept album – proprie al rock progressivo e psichedelico di fine anni ’60-primi ’70. I cori furono affidati a un sestetto di voci femminili, le Alibabki, in attività fino a metà anni ’80 e famose soprattutto per le loro interpretazioni dal repertorio della canzone nazionale polacca.

Cugowski fu estromesso dal gruppo nel 1978 per incomprensioni con gli altri membri (pretese ad un dato momento di vedere il suo nome accostato a quello del gruppo sulle copertine dei dischi). Al suo posto arrivò Romuald Czystaw e, in seguito ad altri avvicendamenti interni al gruppo (Lipko, polistrumentista, passò dal basso alle tastiere ad esempio), entrò nel gruppo anche Jan Borysewicz, in seguito fondatore e a tutt’oggi frontman dei Lady Pank, gruppo simbolo del rock polacco, soprattutto negli anni ’80. Il gruppo firmò svariate reinterpetazioni di pezzi rock stranieri, prima di dare alle stampe il nuovo disco, Ona przyszła prosto z chmur [È proprio venuta dal cielo] del 1978: penso a Backer Street di Gerry Rafferty, a Give a little bit dei Supertramp, The way it is (chicken Shack) e I want you (she’s so heavy) dei Beatles – vi ricordate quanto si diceva nel post precedente a proposito della ricezione della musica “occidentale” oltrecortina?

Gli anni ’80 sono stati un decennio segnato – oltre che dall’avvicendamento al microfono tra Czystaw e Felicjan Andrzejczyk – dalla collaborazione a più riprese con la cantante rock Urszula – anche lei di Lublino – che grazie ai Budka Suflera ricevette la consacrazione definitiva sulla scena rock polacca. Del “periodo Andrzejczyk” va senz’altro ricordata almeno la hit Jolka Jolka pamiętasz, racconto non solo di una storia d’amore ma anche della vita quotidiana dei polacchi emigrati a Londra – la capitale britannica è storicamente il luogo di maggiore emigrazione polacca; una quotidianità fatta anche di alcolismo e prostituzione.

Nel 1987 Cugowski, il primo vocalist del gruppo rientra nella formazione. Tra il 1988 e il 1992, grazie anche all’aiuto di emigrati polacchi loro fans, i musicisti partono per gli Stati Uniti, dove s’imbarcano in una lunga serie di concerti che li rilancerà e allo stesso tempo li aiuterà a superare la crisi del mercato discografico intervenuta in Polonia tra gli anni ’80 e ’90 a seguito del collasso del regime socialista. Da questa esperienza live sortirà una album intitolato American tour. Rientrati in patria sfornarono una serie di dischi notevoli, che ebbero anche grande successo commerciale (Cisza [1993], Nic Ne Boli Tak Jak Zycie [1997], Bal Wszystkich Swietych[2000]). L’ultima fatica in studio risale al 2009 (Zawsze czegoś brak).

Ora l’annuncio del ritiro, non prima però di aver concluso un grandioso tour d’addio, tour che si è disteso lungo tutto il 2014 e che si concluderà a Cracovia il 14 dicembre. Mi viene da pensare che l’eleganza è anche di chi capisce quand’è il momento giusto per smettere – e a tutti noi verranno sicuramente in mente miriadi di gruppi che non hanno più molto da dire ma che continuano importunamente a suonare per ragioni di “cassetta”; o forse per smisurata vanità…

Pubblico qui sotto il brano Sen o dolinie, con il quale tutto è cominciato nel lontano ’74. E per chi volesse approcciarsi al meglio, consiglio il doppio disco Live at Carnegie Hall del 2000.

Francesco Cabras

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