Angulo, Paixao, Gytkjaer. Se i goal in Ekstraklasa non parlano polacco

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Quasi come una beffa al nazionalismo esasperato degli ultras, i goleador più prolifici dell’Ekstraklasa 2017/18 finora sono tre calciatori stranieri, e dalle storie molto particolari.

di Salvatore Greco

La chiara fama di Lewandowski sui palcoscenici europei e le buone prestazioni della nazionale di Nawałka negli ultimi tempi hanno gettato una nuova luce sul calcio polacco che continua, seppur molto lentamente, a crescere di popolarità, almeno per quanto riguarda i singoli interpreti. Ma tra società storiche che vanno in rovina e l’eloquente zero alla voce “numero di squadre polacche qualificate alla fase finale delle coppe europee” la stagione 2017/2018 sembra iniziata con il piede sbagliato per le squadre dell’Ekstraklasa, che dimostra ancora una volta di essere un campionato minore sul panorama continentale. Appare significativo che ad animare le prime otto giornate della massima serie quest’anno siano stati soprattutto tre calciatori stranieri, autori da soli di 20 delle finora 148 reti segnate in Ekstraklasa, calciatori arrivati in Polonia a volte dalla porta di servizio e come scelta secondaria rispetto a ben altre aspettative, ma capaci di infiammare il pubblico degli stadi, pronto cantare un po’ ipocritamente i loro nomi tra un coro nazionalista e uno islamofobo. Vediamo nel dettaglio chi sono Igor Angulo, Marco Paixao e Christian Gytkjaer.

Igor Angulo – Górnik Zabrze

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C’era una volta un basco in Slesia… potrebbe iniziare così un racconto sugli anni di Igor Angulo a Zabrze, ex centro minerario slesiano nonché sede del Górnik, che appunto in polacco significa minatore, squadra di nobilissima stirpe del calcio polacco ultimamente un po’ in fase di remissione. Quattordici titoli nazionali conquistati tra il 1957 e il 1988 e sei Coppe di Polonia (l’ultima nel 1972) fanno del Górnik la squadra più titolata del Paese e se nel 1970 non ci fosse stato il Manchester City di mezzo, l’orgoglio dei minatori di Slesia avrebbe in bacheca anche una Coppa delle Coppe.

Angulo dunque è piovuto sulla punta più fine di un calcio minore come quello polacco per lui che, classe 1984 e nativo di Bilbao, avrebbe sognato una carriera nel suo Athletic Club dove per altro è cresciuto. Ma la cantera basca ha requisiti severi e standard molto alti, quelli necessari a permettere al club di competere ad alti livelli in Liga, e Angulo semplicemente non valeva abbastanza. Quattro scampoli di partita nel massimo campionato spagnolo prima di scendere di categoria e poi lasciare la Spagna per giocare una stagione, la 2014/15, all’Enosis Neon Paralimni di Cipro e due in Grecia. Alla fine della sua seconda stagione greca, nelle fila tutt’altro che irresistibili del club cretese del Platanias Chanion, riceve una telefonata con l’offerta di ingaggio da parte del Górnik Zabrze -pronto a disputare una stagione in I liga-, e prima la rifiuta ma poi decide di accettare perché invogliato dai propositi di promozione immediata. E la promozione arriva, con Angulo protagonista, autore di 17 reti e capocannoniere della categoria, nel giro di un nulla idolo dei tifosi.

In una simpatica intervista a Przegląd Sportowy si svela il curioso rapporto tra Angulo e i suoi tifosi, che cantano il suo nome e lo riempiono di domande alle quali non riesce ancora a rispondere perché il suo polacco è quello che è, ma il calore lo sente eccome. E lo ricambia alla grande visto che grazie ai suoi -finora- 9 goal in stagione, il Górnik Zabrze è sesto in classifica e ha bagnato l’esordio in casa contro i campioni in carica del Legia Varsavia vincendo per 3-1. Due dei tre goal che hanno fatto esplodere i tifosi di casa hanno la firma mancina proprio di Igor Angulo, pronto -a trentatré anni suonati- a prendersi la gloria sfuggita in gioventù.

Marco Paixao – Lechia Gdańsk

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Il Baltico non sarà certo l’Oceano Atlantico ma si dice spesso che la gente di mare è di casa in ogni porto e chissà che non sia così per Marco Paixao, migrato assieme al fratello gemello Flavio da Sesimbra, nei pressi di Guimaraes, a Danzica, dove entrambi giocano nelle file del Lechia. Il Lechia Gdańsk, nonostante gli ottimi risultati degli ultimi anni, non riesce a fare ancora il salto di qualità che manca per cercare di strappare il titolo e così l’unico trofeo in bacheca al club resta la Coppa di Polonia 1983.

Marco Paixao è la prova ridanciana e vivente che il Lechia ci sta provando eccome a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, con una stagione 2017/18 sempre avanti, il titolo tenuto in ballo fino all’ultimo e il portoghese incoronato capocannoniere con 18 reti all’attivo in campionato. Arrivato a Danzica la stagione prima, ma utilizzato con il contagocce (solo tre presenze in stagione), Paixao non era affatto un volto nuovo dell’Ekstraklasa dal momento che nei due anni precedenti era stato attaccante di riferimento e anche capitano dello Śląsk Wrocław portando la squadra slesiana, nella prima stagione, alla terza posizione finale in campionato. Al Lechia dopo le 18 reti dell’anno scorso Paixao ha già 6 goal all’attivo e le aspettative di squadra e tifosi sono tutte per lui, i suoi letali colpi di testa e il suo destro efficace. Da quello che si racconta negli ambienti del calcio polacco, la fama non gli dispiace affatto, lui e Flavio amano porgersi un po’ come spacconi, sono gli animatori dello spogliatoio, l’anima latina, un po’ ritardataria e “cialtrona” ma anche creativa e allegra della squadra, tutte cose destinate a risaltare in quella che dopotutto è pur sempre la città di Arthur Schopenhauer.

Christian Gytkjaer

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L’aspetto da guerriero vichingo ha sicuramente giovato all’ambientamento di Gytkjaer a Poznań e in particolare nell’ambiente del Lech, la cui tifoseria notoriamente mette quasi sempre alle spalle i propri rivali in tema di estremismo nazionalista, ma si sa che gli stranieri bianchi e biondi godono sempre di un po’ di tolleranza in più. Danese, classe 1990, è esattamente il calciatore che sembra: attaccante possente in grado di difendere il pallone e girarsi in un fazzoletto di campo o aggredire gli spazi per andare in rete. Di tutti i già citati è certamente quello che vanta il curriculum migliore anche come attitudine alla vittoria finale, avendo già festeggiato in campo il titolo di campione di Danimarca con il Nordsjaelland nella stagione 2011/2012 (con cinque scampoli di presenza e un assist) e quello di campione di Norvegia 2015/16 con il Rosenborg, stavolta però da protagonista assoluto e capocannoniere con 19 reti segnate. Sei mesi in Germania alla corte del Monaco 1860 e poi l’acquisto -record per le casse della società di Poznań- per 2,5 milioni di euro, spesa con la quale dalle parti del Lech sperano di aver acquistato un crack capace di decidere le sorti del campionato. Per ora i goal sono stati quattro in otto partite, ancora pochi per le ambizioni del club dei ferrovieri, ma le qualità ci sono e si spera che Gytkiajer le esprima al meglio.

E la fiducia dei tifosi dev’essere tanta per riuscire a passare sopra al fatto che Gytkjaer, anche se appartiene a un tipo di straniero accettabile, ha dichiarato apertamente il suo sostegno alla comunità LGBT e ama prendersi gioco di sé su Instagram in un modo che una tifoseria machista e tradizionalista difficilmente riesce ad apprezzare.

Un post condiviso da Christian Gytkjær (@cgytkjaer) in data:

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