Gajto Gazdanov, un esule russo nel demi-monde di Parigi

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Alla scoperta dell’osseta di Russia Gajto Gazdanov e del suo romanzo più noto: Strade di notte.

di Violetta Giarrizzo

Il nome di Gajto Gazdanov potrebbe non suonare nuovo al lettore italiano, grazie al passaparola e alla fortunata e recente edizione di due suoi romanzi da parte di Fazi Editore. Tuttavia, è stato per lungo tempo dimenticato in Russia, come d’altronde molti altri scrittori emigrati come lui, ed è stato riscoperto solo alla fine degli anni ’90. Di origine osseta, Gazdanov trascorre la sua infanzia a San Pietroburgo in una famiglia benestante, dove ha un’infanzia serena e ricca di spunti culturali. Il punto di svolta della sua vita, e che ne influenzerà fortemente l’avvenire, è dato dal suo arruolamento nell’Armata dei Volontari (Dobrovol’českaja armija), sotto la guida del controrivoluzionario generale Vrangel’. Arruolatosi appena sedicenne, l’esperienza della guerra civile sarà per lui devastante e la conoscenza prematura della violenza e della morte lo segneranno per sempre. Nel 1920 abbandona la Crimea, teatro della sua esperienza militare, per cominciare una lunga peregrinazione per l’Europa che lo porterà a Parigi. Si tratta della Parigi degli anni Trenta, memore delle avanguardie degli anni precedenti e fulcro culturale e intellettuale della Francia e dell’intera Europa. A Parigi conduce un’intensa vita da emigré: studia alla Sorbona, partecipa alla vita culturale dell’epoca collaborando con Sovremennye zapiski (Memorie contemporanee), celebre rivista politica e letteraria degli emigrati russi.

Sarà, però il suo lavoro di tassista, svolto assiduamente per oltre venticinque anni, a dargli lo spunto per uno dei suoi romanzi più riusciti e apprezzati, Strade di Notte (Nočnye dorogi), pubblicato per la prima volta nel 1952.

‘‘Guidava il taxi come altri intellettuali russi suoi compagni di sventura, ma quel mestiere gli era del tutto estraneo, non lo capiva, e dunque lo faceva come un automa’’.

In questo romanzo carico di elementi autobiografici, Gazdanov prende per mano il lettore e lo conduce nel  profondoGazdanov demi-monde parigino, a conoscere personaggi ai margini della società che volteggiano nel buio tra café notturni, music-hall e case chiuse, tra boulevard rispettabili e vicoli al limite del degrado. Personaggi  straordinari colti nel loro affanno quotidiano, di cui Gazdanov ci narra le storie, ora con distacco e disprezzo, ora con sincera empatia: prossineti, donne che fanno la vita, viziosi membri della bourgeoisie francese, clochards, vecchi rivoluzionari russi, ex-generali colti e rispettabili costretti a fare i tassisti o gli operai per sopravvivere. L’affascinante cortigiana Madame Raldi, l’alcolizzato e nichilista Platone, il folle compatriota Fedorčenko e la disgraziata Suzanne, come tessere di un mosaico vanno a comporre il sottobosco parigino dell’epoca. Gazdanov giustappone le brutture materiali con le quali si scontra inesorabilmente giorno dopo giorno con questioni di etica, politica, critica sociale, creando così un ricco affresco della condizione di esule nella società francese.

‘‘[…] i frequentatori  del demi-monde – la leziosa insulsaggine di quella parola mi aveva sempre irritato- delle case chiuse e dei night club, di coloro che mantenevano attricette e ballerine e che altro non erano se non smidollati nel corpo e nello spirito, nonché portavoce del pessimo gusto trionfante’’.

Il rapporto con la patria è tormentato e spirituale in Gazdanov e traspare spesso dai suoi scritti. Benché parlasse perfettamente francese, come affermò in più occasioni, la lingua russa rimase per lui sempre la lingua madre. La Russia richiamata tra queste pagine, è una Russia amata e rimpianta, una Russia che ritrova nei cabaret e nelle taverne dei suoi compaesani a Parigi, la Russia selvaggia e incontaminata delle distese sterminate di boschi e neve che gli torna in mente ogni volta che si trova a respirare la fredda aria nei boulevard di Parigi d’inverno, una Russia agognata in cui l’autore esiliato non riuscirà mai a fare ritorno.

Confinato nell’irrealtà grottesca della Parigi notturna, sporca e misera, con i suoi protagonisti ripudiati dalla società, Gazdanov ci lascia in eredità un romanzo scritto in maniera magistrale, ingiustamente dimenticato per troppo tempo, pervaso da un forte senso di rassegnazione e sgomento di fronte all’assurdità e all’ingiustizia del mondo moderno.

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