Elżbieta Czyżewska: ascesa ed esilio

Czyzewska PoloniCult

Il primo dei ritratti di PoloniCult, dedicato a un’attrice complessa e tormentata: Elżbieta Czyżewska

di Lorenzo Berardi

Lasciare la Polonia al culmine della propria fama in quanto moglie di una persona non grata. È l’evento che cambia la vita di Elżbieta Czyżewska, una delle attrici polacche più note in patria negli anni Sessanta. Un’interprete capace di lavorare con registi del calibro di Jerzy Skolimowski, Andrzej Wajda, Stanisław Bareja e Wojciech Has e che ha provato a costruirsi poi una dignitosa carriera Oltreoceano, nonostante difficoltà e pregiudizi.

Varsaviana e cresciuta come attrice di teatro e cantante di motivetti, Czyżewska è un’attrice dalla personalità ben precisa e riconoscibile sin dai suoi primi ruoli sul grande schermo. A prima vista attraente, fragile e formosa biondina, riesce in realtà a uscire da questi superficiali stereotipi grazie a interpretazioni di grande vitalità nelle quali impersona donne forti e di carattere. Il suo timbro di voce in bilico fra suadente e naif, sempre leggermente stridulo la caratterizza, un po’ come accade in Italia con Monica Vitti negli stessi anni. Un’attrice erudita e dalla cifra stilistica personale lontana quindi dall’idea di procace platinata svampita che a Hollywood va per la maggiore in quegli anni.

Forse per questo motivo, forse per la relativa insularità del cinema polacco di mezzo secolo fa, il nome di Elżbieta Czyżewska è ancora oggi poco noto al pubblico internazionale. Lo spettatore italiano potrebbe conoscere l’attrice per una sua interpretazione ‘minore’, quella della bizzarra partigiana Maria in ‘Giuseppe w Warszawie’, di cui qui abbiamo scritto in passato. Una pellicola forse non memorabile ma che, tuttavia, vede Czyżewska per la prima volta accanto a un grande attore come Zbigniew Cybulski con il quale reciterà anche in un’altra occasione. Tuttavia, i ruoli che hanno fatto decollare la carriera dell’attrice varsaviana in patria sono altri.

Il successo sui grandi schermi polacchi

Dopo alcune apparizioni in cortometraggi e in piccoli ruoli di contorno, il primo successo di Czyżewska arriva con ‘Gdzie jest general…’ (Dov’è il generale…) pellicola del ’64 di Tadeusz Chmielewski nella quale interpreta la soldatessa russa Marusia. Lo stesso anno l’attrice varsaviana recita nel film ‘Żona dla Australijczyka’ (Una moglie per l’australiano) di un giovane regista destinato a una luminosa carriera, Stanisław Bareja. Per Czyżewska è l’occasione di mettersi alla prova in una commedia brillante e mai banale che comprende anche alcuni numeri musicali a lei congeniali. Il ’64 è particolarmente intenso e fortunato per l’attrice visto che anche il già citato ‘Giuseppe w Warszawie’ esce in quell’anno.

L’anno della definitiva consacrazione è tuttavia il seguente. Nel ’65, infatti, Elżbieta ottiene la parte di Donna Frasquetta Salero nel colossal di Wojciech HasRękopis znaleziony w Saragossie‘ (Manoscritto trovato a Saragozza) tratto dal celebre romanzo di Jan Potocki. Si tratta del secondo film che la vede impegnata assieme a Zbigniew Cybulski, un nome al quale la carriera dell’attrice si legherà ancora. Al successo sul grande schermo si affianca quello ottenuto sul prestigioso palcoscenico del Teatr Dramatyczny di Varsavia nell’adattamento di un’opera di Arthur Miller.

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La vita privata segue percorsi più tortuosi. Sposatasi appena ventunenne con il coetaneo regista Jerzy Skolimowski – che l’ha diretta nel cortometraggio ‘Erotyk’, uno dei suoi primi ruoli in assoluto – Elżbieta  divorzia nel ’65, proprio quando la sua carriera è in rampa di lancio. Lo stesso anno l’attrice convola a seconde nozze con David Halberstam un celebre giornalista statunitense già corrispondente di guerra dal Vietnam e appena aggiudicatosi il Premio Pulitzer. Il reporter americano è arrivato a Varsavia come inviato del New York Times ed è inizialmente benvoluto dalle autorità socialiste, nonché un ospite prestigioso per ogni evento mondano della capitale. Per un paio d’anni la coppia Czyżewska – Halberstam è quanto di più glamour si possa immaginare per l’epoca. Lei radiosa, elegante e talentuosa attrice, lui straniero, intellettuale e simile a un giovane Allen Ginsberg. I rotocalchi varsaviani e adorano la giovane coppia e amano fotografarla.

Halberstam, tuttavia, non è giornalista intenzionato a piegarsi ai compromessi. Nel ’67 un suo articolo sul New York Times critica apertamente il potentissimo primo segretario del Pzpr (il Partito Operaio Unificato Polacco), Władysław Gomułka. È la fine dell’idillio. L’ospite statunitense viene dichiarato persona non grata delle autorità socialiste ed espulso dalla Polonia.  All’epoca c’è chi sostiene che l’articolo incriminato sia in realtà un pretesto, del resto raramente la stampa americana era tenera con la nomenclatura polacca. La scelta di Gomułka potrebbe dipendere anche dalle origini ebraiche di Halberstam e dal suo scandaloso matrimonio con l’attrice polacca più nota del momento. Elżbieta ha la possibilità di restare in patria, ma opta per seguire il marito negli Stati Uniti. Una scelta sicuramente sofferta e fatta per amore, ma forse anche influenzata dal timore che l’ostracismo verso il marito possa ripercuotersi sulla sua carriera cinematografica.

Fatto sta che i coniugi Halberstam si trasferiscono a New York. Pochi mesi dopo, nelle sale polacche esce ‘Wszystko na sprzedaż’ (Tutto in vendita), pellicola di Andrzej Wajda che vede Czyżewska fra i protagonisti ed è stata girata prima che scoppiasse il caso Halberstam. Si tratta di un ruolo dai risvolti drammatici in una sorta di ‘metafilm’ pensato da Wajda come un omaggio a Zbigniew Cybulski (il misterioso attore interpretato da Andrzej Lapicki attorno al quale ruotano gli eventi), appena scomparso in un tragico incidente.

Il difficile esilio americano

Negli States, David continua a brillare: intervista Martin Luther King e scrive un EN_00927289_0498bestseller giornalistico sull’America kennedyana. Diversa la situazione della moglie. Quasi nessuno Oltreoceano ha mai sentito parlare di Elżbieta Czyżewska. L’attrice polacca deve quindi ricostruirsi completamente una carriera e fronteggiare difficoltà linguistiche. Non è un caso che il primo ruolo che Elżbieta riesce a ottenere negli Stati Uniti sia quello – umile e muto – di una donna di servizio nel film ‘Putney Swope’ uscito nel ’69 per la regia di Robert Downey senior. Si tratta comunque di una falsa ripartenza perché per i successivi quattro anni Czyżewska non viene più scritturata. A spezzare la sua lontananza dal grande schermo è un regista polacco d’adozione come Aleksander Ford che le offre l’importante ruolo di Simochka in ‘The First Circle’ pellicola tratta da un libro dell’esule russo e premio Nobel per la Letteratura, Aleksandr Solženicyn.

È il 1973, Czyżewska ha trentacinque anni e nessun regista cinematografico sembra più avere ruoli adatti a lei. Fa eccezione il teatro dove l’attrice varsaviana riesce a ottenere parti importanti sui palcoscenici americani, venendo ad esempio diretta ancora una volta da Andrzej Wajda ne ‘I demoni’ di Dostoevskij, spettacolo nel quale recita anche il futuro premio Oscar, Meryl Streep. Nel ’77 anche il rapporto con il secondo marito finisce in un divorzio e Czyżewska non si risposerà. Gli anni ’80 vedono Elżbieta fare alcune apparizioni sul grande schermo anche se mai in ruoli centrali e spesso in produzioni made in Poland. Tuttavia, i grandi cineasti polacchi che avevano lavorato con l’attrice all’inizio della sua carriera sembrano essersi dimenticati di lei.

Il paradosso è che negli Stati Uniti qualcosa comincia a muoversi, per vie traverse. Nel’82 Meryl Streep è la protagonista di ‘Sophie’s Choice’ (tratto dall’omonimo romanzo di William Styron). L’attrice americana ricorderà in seguito di avere pensato al fascino e alla sofisticata personalità di Czyżewska nell’interpretare il suo personaggio di donna polacca di origine ebraica. Cinque anni dopo, invece, le difficoltà incontrate dall’attrice polacca negli States ispirano un film tutto loro. ‘Anna’ è diretto da Yurek Bogayevicz e vanta una sceneggiatura scritta dalla regista polacca Agnieszka Holland che conosce bene la parabola della connazionale. Tuttavia, per esigenze di copione Anna – interpretata da Sally Kirkland – diviene una celebre attrice cecoslovacca, emigrata negli States assieme al marito regista dopo il ’68 praghese.


Gli ultimi anni newyorkesi

A sorpresa, nell’88 è un mostro sacro del cinema americano come Sidney Lumet a darle una particina nel suo ‘Running on Empty’. L’anno seguente è la volta di un altro maestro, Costa-Gavras, che la vuole nel cast di ‘Music Box’. Sempre nell’89 arriva un sospirato ruolo da co-protagonista in ‘Misplaced’, pellicola di Louis Yansen nel quale l’attrice varsaviana interpreta Halina, una madre polacca emigrata a Washington D.C. Il film, tuttavia, lascia poche tracce di sé.  Sono anni in cui Elżbieta ha problemi di alcolismo. L’attrice si sente abbandonata, o meglio mai adottata, dalla sua nuova patria. Bere diventa quindi un modo per allontanare le insoddisfazioni professionali del presente e riavvicinare i ricordi del passato.

Gli anni ’90 e 2000 per Czyżewska significano una manciata di piccole parti in qualche commedia romantica americana minore e apparizioni in singoli episodi di serie di successo quali ‘Sex & The City’, ‘Law & Order’ e ‘Damages’. I ruoli che le cuciono addosso sono ormai quelli di anziana avvocato, dottoressa di origine ebraica, attempata e bisbetica russa. L’attrice si spegne nel 2010 a New York, divenuta ormai la sua città d’adozione. Cinque anni più tardi due registe polacche, Kinga Dębska e Maria Konwicka (quest’ultima figlia dello scrittore Tadeusz Konwicki), realizzano ‘Aktorka’ (L’attrice) un documentario sulla vita di Czyżewska.

Oggi resta un po’ di rimpianto per una carriera folgorante interrotta all’apice del successo in Polonia e mai decollata Oltreoceano nonostante l’approdo sui palcoscenici di Broadway. Negli Stati Uniti, Czyżewska è stata un’attrice a lungo e a torto ritenuta inadatta a interpretare ruoli drammatici e spesso confinata a parti marginali sul piccolo e grande schermo. Come molte altre attraenti colleghe di talento, Elżbieta è divenuta vittima della propria bellezza e del suo inesorabile sfiorire.

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