Le dieci partite che hanno fatto la storia della Polonia

Da Wembley a Chorzów passando per Monaco e la Spagna, le dieci partite che hanno fatto la storia della nazionale polacca.

di Alberto Bertolotto

Domani (13 ottobre) la Polonia gioca la gara che gli può garantire la qualificazione ai campionati Europei del 2020: in caso di successo con la Macedonia a Varsavia, Lewandowski e compagni staccherebbero il pass per poter disputare la quarta edizione consecutiva del campionato continentale. Sotto certi aspetti può essere definito un incontro storico, se non altro per l’effetto che può produrre. È così inevitabile pensare ai dieci match che hanno segnato la storia della nazionale biancorossa, approfittando inoltre del fatto che il 17 ottobre cadrà il 46esimo anniversario di Inghilterra-Polonia. A Wembley, Grzegorz Lato e compagni conquistarono l’accesso ai campionati mondiali del 1974 in Germania-Ovest: una gara che, quasi insindacabilmente, ritengo il più importante di sempre della storia del calcio polacco.

LEGGENDA. Il duello giocato a Londra nel 1973 fu indubbiamente leggendario. Gli uomini di Górski arrivarono nella capitale inglese come vittime designate: troppo forte, sulla carta, la nazionale dei Tre Leoni, se non altro per il suo passato e perché poteva contare su uno stadio totalmente a suo favore. Tuttavia si trattava dell’ultima sfida del girone di qualificazione, la squadra era obbligata a vincere per conquistare il pass per i mondiali e, nei 90′ dell’andata, disputati a Chorzów, era uscita sconfitta per 2-0 (un altro match decisamente importante). In quel frangente la Polonia aveva perso per infortunio la sua stella più luminosa, Włodzimierz Lubański, e affrontò così la gara di Wembley priva della sua stella. I guai non finirono qui: pronti, via e il portiere dei biancorossi, Jan Tomaszewski, s’infortunò alla mano per rimediare a un suo errore. Giocò tutta il match dolorante ma fu l’autentico protagonista: neutralizzò tutto ciò che c’era da parare, eccetto il rigore realizzato da Clarke al 63’ che pareggiò la rete di Domarski al 57’. L’Inghilterra attaccò senza sosta ma non riuscì a superare il muro eretto dal portiere. Finì 1-1. Stupore, incredulità, rassegnazione: per la prima volta nella storia dei mondiali, gli inglesi rimasero a casa. La Polonia conquistò una qualificazione insperata e tornò alla rassegna iridata a distanza di 56 anni dall’ultima volta. Il traguardo diede continuità alla medaglia d’oro vinta ai Giochi Olimpici del 1972. La generazione d’oro del calcio biancorosso esplose in tutta la sua forza e bellezza. 17 OTTOBRE 1973: INGHILTERRA-POLONIA 1-1.

Jan Tomaszewski

NON SOLO CALCIO. La Polonia affrontò i campionati mondiali del 1982 durante la Legge Marziale, entrata in vigore il 13 dicembre 1981. Si trattava di un periodo estremamente duro per il Paese e di grande malcontento. Il governo comunista, consapevole della cosa, spese una cifra iperbolica per acquistare i diritti televisivi per trasmettere la rassegna iridata che si sarebbe disputato in Spagna: serviva dare uno svago alla popolazione. La Polonia, dopo aver superato il girone iniziale, si trovò a un passo dalle semifinali in virtù del successo col Belgio nel primo match del secondo gruppo. Bastava un pareggio nel secondo incontro. Di fronte, però, c’era l’Unione Sovietica, l’odiato nemico comunista, confederazione che aveva “imprigionato” la Polonia dopo il secondo conflitto mondiale. Il match si giocò in campo e sugli spalti: simpatizzanti europei di Solidarność riuscirono ad affiggere nelle tribune gli striscioni che raffiguravano l’emblema del sindacato di Lech Wałęsa, che lottava per i diritti dei lavoratori ma anche per dare la libertà al popolo polacco. Le telecamere della regia internazionale inquadrarono i loghi di Solidarność, la tv di stato oscurò le immagini ma non bastò: i polacchi si accorsero del sostegno europeo alla loro causa. La squadra di Piechniczek pareggiò (0-0), avanzò così alle semifinali, perse poi con l’Italia e infine vinse la finale che assegnava il terzo posto con la Francia. 4 LUGLIO 1982: POLONIA-URSS 0-0.

L’ORO OLIMPICO. Ai Giochi di Monaco del 1972 vennero poste le basi degli anni d’oro del calcio polacco. La nazionale di Górski disputò un torneo eccellente, conquistando cinque vittorie e un pareggio nell’arco dei due gironi prima di arrivare in finale. Nel cammino superò, tra le altre, potenze comuniste come Germania Est (sconfitta da una doppietta di Gorgoń) e Unione Sovietica (battuta in rimonta grazie a Deyna e Szołtyszek). Nell’atto conclusivo uno sfidante sulla carta forte, l’Ungheria, reduce dagli anni d’oro di Puskás e della “doppia M”. Si giocò allo stadio olimpico di Monaco di Baviera e i rivali, al 42’, andarono in vantaggio. Per la Polonia sembrava profilarsi l’ennesima batosta della sua storia. Ma uno dei due grandi talenti di quel team, Kazimierz Deyna, risolse la sfida: pareggiò, segnò il gol del 2-1 e regalò l’oro ai biało-czerwoni. Kaziu fu il capocannoniere del torneo con 9 reti e dimostrò di essere il calciatore di prendere per mano la nazionale verso altri successi. 10 SETTEMBRE 1972: POLONIA-UNGHERIA 2-1.mon

UNA NUOVA ERA. È il 2012: in Polonia e in Ucraina si disputano i campionati Europei. Il Paese ospitò il primo, grande, evento calcistico della sua storia ed ebbe possibilità di dimostrare a tutto il continente che l’epoca comunista era davvero terminata. A ospitare la rassegna furono Poznań, Wrocław, Danzica e Varsavia: nella prima città venne ristrutturato lo stadio già esistente, nelle altre venne costruito praticamente da zero. La Polonia, come stato ospitante, fu qualificata di diritto ed esordì con la Grecia allo Stadion Nardowy della capitale: fu il debutto assoluto per l’impianto, ritenuto da molti uno dei più belli d’Europa. La gara, decisamente significativa, si trasformò in uno psicodramma. I biało-czerwoni andarono in vantaggio con un gol di Lewandowski, in quel momento definitivamente esploso a livello internazionale col Borussia Dortmund. La Grecia rimase in dieci in seguito a un’espulsione, tuttavia pareggiò al 51’ e rischiò di siglare il 2-1, quando al 69’ Szczęsny – già autore di una papera sul gol dell’1-1 – si fece espellere causando un rigore: entrò il portiere di riserva Tyton, che neutralizzò il penalty e permise al risultato di non cambiare. Finì così. Per la Polonia una gara che significò rinascita, anche se il risultato non soddisfò nessuno. 8 GIUGNO 2012: POLONIA-GRECIA 1-1.

UN’ALTRA IMPRESA. È destino che le partite decisive per le qualificazioni ai campionati mondiali la Polonia le debba disputare fuori casa. Il pass per la rassegna del 1982 fu in palio a Lipsia, nella Germania dell’Est: la squadra di Piechniczek arrivò all’incontro con la Ddr da capolista a punteggio pieno dell’unico girone a tre del panorama europeo. Per i rivali, si trattava dell’unica possibilità per rimanere ancora in corsa. La sfida di Chorzów terminò 1-0 a favore dei biancorossi. I tedeschi orientali erano disposti a tutto, anche a sabotare il cibo e le bevande dei rivali come successe qualche anno prima. Per questo, lo staff della nazionale decise di non lasciare nulla al dettaglio, portando alimenti e cuochi “da casa”. Anche questa scelta permise alla squadra di disputare un grande match: pronti, via e il gruppo dopo 5’ fu già sul 2-0 grazie ai gol di Szarmach e Smolarek. Il primo si infortunò però già al 9’, la Ddr accorciò a inizio ripresa ma fu ancora Smolarek a dare lo strappo decisivo. A nulla valse il 2-3 di Streich al 66’: vinse la Polonia, che conquistò la terza qualificazione mondiale di fila. 10 OTTOBRE 1981: GERMANIA EST POLONIA 2-3.

LA PRIMA VOLTA… non si scorda mai e nessun polacco dimentica il primo e unico successo nella storia con la Germania (prima Ovest e poi unificata). Era l’11 ottobre 2014 e a Varsavia, di fronte a quasi 57mila spettatori, si disputava il secondo match di qualificazione a Euro 2016. I tedeschi erano reduci dal quarto titolo mondiale della loro storia: una sfida veramente difficile per i biancorossi, guidati dal 1° novembre del 2013 da Adam Nawałka, ct chiamato a dare una precisa identità a una nazionale con un notevole potenziale inespresso. La compagine di Löw iniziò il match a tamburo battente, la Polonia riuscì a difendersi e a ripartire: così facendo, nella ripresa, trovò i gol grazie ad Arek Milik (al 51’) e a Sebastian Mila, che a pochi istanti dal termine fissò il risultato. Finì 2-0 e lo stadio esplose, perché in un solo istante vennero dimenticate le sconfitte patite con la Germania, in particolare quella sotto il diluvio di Stoccarda dei mondiali del 1974. Per i tedeschi fu il primo ko in trasferta dopo 16 anni e 33 gare di qualificazioni continentali ed iridate mentre quella sera Nawałka pose la prima pietra del suo lavoro, contraddistinto dall’accesso a Euro 2016 e successivamente ai mondiali di Russia 2018. 11 OTTOBRE 2014: POLONIA-GERMANIA 2-0.

LA GOLEADA. Risale a Polonia-San Marino: era il 1° aprile del 2009, il match era valido per il girone di qualificazione alla rassegna iridata di Sudafrica 2010. Finì 10-0 e tuttora è la vittoria più larga di tutta la storia della nazionale. Cancellò il 9-0 del 1963 ottenuto con la Norvegia a Stettino. La Polonia era reduce da un pesante ko maturato a Belfast pochi giorni prima con l’Irlanda del Nord. In panchina sedeva Leo Beenhakker, ultimo ct straniero a guidare i biało-czerwoni. Già si percepiva la fine del rapporto del trainer olandese con la Pzpn e il suo presidente Grzegorz Lato: pochi mesi più tardi, infatti, nominò al suo posto Franciszek Smuda (si dice che in ballottaggio ci fu Alberto Zaccheroni). A ogni modo, la gara: si giocò a Kielce e dopo soli 22’’ arrivò il primo gol, firmato da Rafał Boguski. Si trattò della rete più veloce di sempre, ancora di più di quella timbrata dopo 36’’ da Maciej Żurawski con l’Albania nel 2005.  Il resto del match fu una mattanza, con Ebi Smolarek – figlio del grande Włodzimierz – capace di una quaterna e con Robert Lewandowski – allora 20enne – al secondo centro con la selezione nazionale. 1 APRILE 2009: POLONIA-SAN MARINO 10-0

UN BRONZO CHE SA DI ORO. Campionati mondiali del 1974: la Polonia aveva appena perso la possibilità di lottare per la vittoria finale. Venne sconfitta per 1-0 dalla Germania Ovest nel campo impraticabile di Francoforte: la gara, secondo molti, oggi non si giocherebbe. Ma i biało-czerwoni potevano comunque chiudere in bellezza. C’era da giocare la “finalina” col Brasile, in palio il terzo posto. Si giocò a Monaco di Baviera, nello stesso stadio in cui due anni prima la nazionale conquistò il titolo olimpico. La Pzpn era consapevole di affrontare una gara importante, che assegnava qualcosa di prestigioso: diedero così la possibilità ai calciatori di chiamare un famigliare dalla Polonia prima dell’incontro. Fu ossigeno puro, perché mancavano dal Paese da più di un mese. La sfida venne arbitrata dall’arbitro mestrino Aurelio Angonese, classe 1929, che ora ha 90 anni ed è lucidissimo. La gara non fu spettacolare: lo fu il gol che decise il match. Autore Grzegorz Lato, che prese palla sulla propria metà campo e si involò verso la porta avversaria con «l’incoscienza di un ragazzo» – mi disse a Mielec. Morale: 1-0 per la Polonia, terza ai mondiali, Lato capocannoniere del mondiale con 7 reti. Un trionfo. A oggi è l’unico successo dei biancorossi con i sudamericani. 6 LUGLIO 1974: POLONIA-BRASILE 1-0

MEMORABILE. Qualificazioni ai campionati mondiali del 1958: i bialo-czerwoni attendevano a Chorzów la visita dell’Unione Sovietica. Era la prima volta dopo il secondo conflitto mondiale che la nazionale calcistica dell’Urss arrivava in Polonia. Per le note questioni storiche il match rivestiva un’importante notevole per i padroni di casa, che scesero in campo al leggendario Stadion Śląski di fronte a più di 90 mila persone: era il penultimo incontro del girone e per Szymkowiak e compagni era l’unica possibilità per sperare ancora nel pass mondiale. Dopodiché avrebbero dovuto battere la Finlandia per sperare nello spareggio con i sovietici. Così fu e a decidere il match fu una stella del calcio polacco, Gerard Cieślik, slesiano doc, nativo proprio di Chorzów nonché giocatore del Ruch. Con due reti tra il primo e il secondo tempo stese i sovietici, regalando una delle prime, grandi, vittoria della nazionale polacca. A nulla servì il centro del 2-1 di Ivanov. I biancorossi superarono poi la Finlandia ma si arresero nello spareggio di Lipsia del mese successivo con l’Urss, che approdarono così ai mondiali. 20 OTTOBRE 1957: POLONIA-UNIONE SOVIETICA 2-1.

INATTESA. Ai Giochi Olimpici del 1992, tenutisi a Barcellona, la Polonia arrivò con una squadra priva di grandi stelle ma con alcuni giovani promettenti. Erano passati vent’anni dal primo e unico successo a cinque cerchi: un anniversario che faceva ben sperare. La nazionale venne inserita nel gruppo A assieme a Stati Uniti, Kuwait e Italia. Era chiaro: l’avversario da battere per inseguire il sogno di una medaglia era la selezione azzurra guidata da Cesare Maldini. I biało-czerwoni partirono col piede giusto, superando il Kuwait per 2-0 e mettendo in mostra il centravanti Andrzej Juskowiak, autore di una doppietta. Arrivò la gara con l’Italia, che si disputò al Camp Nou: tra gli avversari giocatori giovani come Antonioli, Corini (il capitano), Favalli, tra i polacchi l’attuale ct della nazionale Brzęczek, Waldoch, Koźmiński. Non ci fu storia: 3-0 per il team di Janusz Wojcik, con Juskowiak ancora a segno assieme a Staniek e Mielcarski. Da quel momento, strada in discesa, con la squadra che arrivò poi sino alla finale dove perse con la Spagna solo al 90’ (3-2): un altro argento olimpico dopo quello di Montreal del 1976. 27 LUGLIO 1992: ITALIA-POLONIA 0-3.

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