Daniil Charms, il ritratto di un artista incompreso

L'uomo che sapeva fare i miracoli - Il Saggiatore

Charms tra filastrocche per bambini, nonsense e fatalismo.

di Violetta Giarrizzo

Vorrei dedicare questo articolo di ESTensioni a Daniil Charms, autore che ho riscoperto di recente in modo del tutto casuale. Parlo di riscoperta, perché avendo trascorso la mia infanzia in Russia, sono letteralmente cresciuta con le poesie di Charms, Maršak e Majakovskij, come immagino la maggior parte dei bambini russi. Ho un vivido ricordo di un libro illustrato che ho consumato a furia di letture e riletture, zeppo di sottolineature e orecchie, un libro appartenuto ancor prima a mia mamma e mia zia. Avevo, tra l’altro, completamente rimosso il titolo del libro in questione e ho indagato durante la stesura dell’articolo: il libro si chiamava era ‘‘Что это было?’’, una raccolta di poesie di Charms edita a Mosca nel 1967.

Čto eto bylo? 2

Non avevo mai sentito nominare questo autore in Italia e le poesie che avevo tanto amato da piccola sono rimaste sepolte sotto il cumulo delle numerose letture che sono venute dopo. Ed ecco riaffiorare tutto il mio infantile stupore davanti a un libro di Charms in libreria, questa volta nella traduzione italiana, e rileggere con piacere i suoi versi quasi a distanza di vent’anni. Il Charms che avevo letto a sei o sette anni mi è sembrato estremamente distante da quello al quale mi sono approcciata qualche settimana fa e ha scatenato in me delle emozioni contrastanti. Da una parte ho trovato rassicurante rileggere in italiano quelle filastrocche che conoscevo a memoria, dall’altra parte le ho trovate molto più cupe e permeate di una certa tragicità più di quanto mi ricordassi.

Così ho iniziato a fare qualche ricerca e ho scoperto con sorpresa che l’enigmatica figura di Charms andava ben oltre la sua produzione di letteratura per l’infanzia che conoscevo io, genere nel quale Charms è rimasto incasellato per tutta la sua vita suo malgrado, tanto più che in una celebre ntervista dichiara di odiare i bambini.

Daniil Ivanovič Juvacëv (questo il vero nome di Charms), personaggio eccentrico e sui generis, si descriveva così:

A me interessano solo le ‘sciocchezze’, solo ciò che non ha significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Erotismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso.

E sono proprio le ‘‘sciocchezze’’ (in russo ‘‘чушь’’, Čuš) che compongono libro nel quale mi sono imbattuta io, L’uomo che sapeva fare i miracoli, edito Il Saggiatore. Si tratta di una piccola antologia che raccoglie alcuni scritti inediti di Charms: poesie, filastrocche e brevissimi racconti. L’autore è probabilmente noto al lettore italiano anche grazie ad altre due raccolte: Casi (Adelphi 1990, a cura di Rosanna Giaquinta) e Disastri (Marcos y Marcos 2010, traduzione e cura di Paolo Nori) dove si intrecciano i Casi di Charms con il suo diario.

Fra i grandi scrittori russi del Novecento, Daniil Charms è forse uno dei meno conosciuti, perlomeno al di fuori della Russia. E anche in Russia ha avuto un destino editoriale alquanto sfortunato. Charms è stato un personaggio controverso, fortemente osteggiato dallo Stato per le sue opere, irriverenti, misteriose, allusive e critiche, tanto lontane dal realismo socialista degli anni Trenta, riscoperte e pubblicate regolarmente solo dopo il 1956, ben 14 anni dopo la sua morte.

Viene spesso associato al surrealismo per il carattere della sua produzione, estremamente frammentata, fatta di brevissimi componimenti spesso di due pagine appena, trame assurde ed incoerenti che creano nel lettore un senso di curiosità, stupore ed infine straniamento.

Čto eto bylo?

Nato a San Pietroburgo nel 1905, Charms frequenta la Petrischule di Carskoe Selo dove si appassiona giovanissimo alla poesia. I suoi esordi letterari trovano collocazione in diverse riviste per bambini, come Ёж (Jož), dove vengono pubblicati suoi Casi, un ciclo di trenta brevi episodi assurdi, mentre il resto della produzione più surrealista non ha un riscontro positivo e viene per un certo periodo completamente dimenticata. Il complesso periodo storico sullo sfondo del quale vive e scrive Charms è quello dello Stalinismo, anni bui in cui la sua audacia letteraria gli costa la reclusione con l’accusa di produrre letteratura antisovietica.

Una grande influenza sulle opere di Charms ha la sua adesione a Zaum’ o linguaggio transmentale con i suoi sperimentalismi linguistici e fonetici. Nel 1928 fonda insieme a Aleksandr Vvedenskij il movimento d’avanguardia OBERIU, ovvero Unione dell’Arte Reale, collettivo di scrittori avanguardisti, musicisti e artisti russi che sfidano l’opinione pubblica con performance fuori dal comune all’interno di teatri, dormitori ma anche prigioni, tanto da guadagnarsi l’appellativo di ‘‘teppisti letterari’’. Completamente dissonante dai dettami sovietici in fatto di contenuti e stile, la creatività di Charms si riversa nel nonsense e nell’infantilismo delle filastrocche per bambini e dei Casi.

La raccolta del Saggiatore racchiude al suo interno alcuni di questi casi, che in poche righe catturano una realtà spietata e distorta. In questi minuscoli episodi Charms coglie un attimo preciso della quotidianità, stravolgendo completamente la logica e le più elementari dinamiche della vita,  rendendo ogni situazioni inquietante. Sono fugaci istantanee nella vita dei suoi personaggi, spesso colti negli aspetti più triviali o infantili: vecchie che cadono dalle finestre e un narratore indifferente e spietato che osserva lo spettacolo , una moglie le cui gambe si ‘‘rintorcinano,, e non riesce più ad arrampicarsi sull’armadio, un meccanico che decide di lavorare su una gamba sola per stancarsi meno, il distratto cittadino Kuznecov che esce per andare a riparare il suo sgabello dal falegname e a causa di un mattone che gli piomba in testa pian piano si dimentica dove sta andando, da dove viene, come si chiama (e l’appello dell’autore: ‘‘Per favore! Se qualcuno incontra per strada uno con cinque bernoccoli in testa, gli ricordi che si chiama Kuznecov e che deve comprare un po’ di colla da falegname per riparare lo sgabello rotto’’).

Affiora da questi episodi un certo fatalismo mascherato da humour, una comicità grottesca che lascia il lettore sconcertato. Come nel caso de ‘’La sorte della moglie di un professore’’ in cui da un preambolo assolutamente comune e poco interessante, come quasi in tutti i Casi, (‘‘Un giorno un professore mangiò qualcosa di strano e cominciò a vomitare’’) si sviluppa un dramma in miniatura, nel quale la moglie perde la ragione e viene portata al manicomio. Il caso si chiude con il triste, e probabilmente autobiografico epilogo dell’autore: ‘‘Questa moglie di un professore è soltanto un triste esempio di quanti sventurati al mondo nella loro vita non stanno dove dovrebbero stare’’. Daniil Charms si spegne, infatti, nel 1942 in un ospedale psichiatrico e vi muore di fame durante l’assedio nazista a Leningrado.

Daniil Charms

Ritengo che questa piccola raccolta restituisca un’immagine interessante di un autore così bizzarro, enigmatico e incompreso e che abbia il potere di incuriosire il lettore, portandolo magari ad approfondire la sua produzione letteraria, purtroppo non ancora interamente tradotta in italiano.

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