Chłopaki nie płaczą: una commedia sul machismo.

Chłopaki nie płaczą 2 PoloniCult

Commedia di culto degli anni ‘zero, Chłopaki nie płaczą prende in giro con garbo il mito della rude virilità.

di Elettra Sofia Mauri.

Chłopaki nie płaczą (letteralmente – i ragazzi non piangono -, 2000) è la dimostrazione che il cinema polacco sa anche far ridere. Olaf Lubaszenko, regista con alle spalle una carriera come attore, in questa sua prova alla regia prende in giro il filone dei “gangster movies americani; partendo dalla parodia, finisce per creare qualcosa di nuovo e a sé stante, una vera e propria gangster story polacca, caratterizzata da un miscuglio di elementi provenienti dalla tradizione statunitense e altri inesorabilmente e tipicamente polacchi. Il risultato di questo improbabile mix, è una commedia divertente ed esilarante, assolutamente godibile anche se non si è in grado di cogliere tutte le sottili sfumature dell’humour slavo.

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La trama del film si basa sulle vicende di tre gruppi di personaggi in assoluto contrasto tra di loro (gangster affermati, aspiranti mafiosi e tranquilli studenti universitari), le cui strade si incrociano in modo del tutto assurdo e paradossale, dando origine a una serie di divertenti equivoci.

Chłopaki nie płaczą 3 PoloniCultProprio nell’immortale genere della commedia degli equivoci rientra perfettamente Chłopaki nie płaczą che fonda la sua comicità nel ribaltare con esito esilarante i ruoli tradizionali delle storie di gangster: criminali freddi e spietati, ma estremamente attenti alla moda e allo stile (del resto, anche l’immagine vuole la sua parte ed è essenziale che tutti si ricordino della bella giacca che indossavi quando hai preso parte a una sparatoria), criminali dal grilletto facile ma dal cuore tenero, studenti brufolosi e veri e propri professionisti del consumo di marijuana, c’è davvero di tutto nell’immaginario di Lubaszenko. Il regista non risparmia l’ironia soprattutto nel dipingere il personaggio del figlio del boss dei boss di Varsavia, città in cui è ambientata la storia, future erede dell’impero criminale del padre, in realtà piuttosto inadatto alla vita del gangster e più interessato alla carriera come produttore musicale. Sono comunque apprezzabili (ed estremamente divertenti) i suoi tentativi di compiacere il padre e calarsi nel ruolo del “duro”: tatuaggi temporanei sostituiscono quelli, ben più dolorosi, indelebili e al posto di farsi scortare da un pitbull ringhioso, preferisce la compagnia di un bassottino tedesco. A interpretare il ruolo del malcapitato studente di musica perseguitato dalla mafia, è Maciej Stuhr. Il cognome e gli inconfondibili tratti del viso vi ricorderanno sicuramente qualcuno: si tratta infatti del figlio di Jerzy Stuhr, mostro sacro del cinema polacco, sia davanti che dietro alla cinepresa. Oltre a vantare tale discendenza, Maciej da ragazzino ha avuto modo di fare un debutto di tutto rispetto: è apparso per la prima volta sullo schermo nel decimo episodio di “Dekalog” diretto da Krzysztof Kieślowski.

Non è un caso che questo film sia diventato un cult della comicità polacca, il divertimento non scade mai nella volgarità (nonostante il linguaggio piuttosto scurrile, ma d’altra parte cos’altro ci si può aspettare dai dialoghi tra i componenti di una gang?) e non cede a una regia scontata e monotona come si potrebbe ingiustamente immaginare. Con Chłopaki nie płaczą divertimento e risate sono assicurati senza dover rinunciare a un film curato e intelligente.

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