Bruno Schulz, storia di una vita incredibile

Schulz

Da semplice maestro di disegno a grande nome della letteratura, Schulz o la parabola del pesce rosso.

di Mara Giacalone

Bruno Schulz non è certo un estraneo sulla nostra pagina (e non solo). Ci siamo occupati di lui già in due occasioni, quando abbiamo recensito il film di Has Sanatorium pod Klepsydrą e quando ci siamo occupati del libro Bruno, il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova edito per Orecchio Acerbo. Di lui in prima persona, però, ancora nulla si è detto. Non siamo dell’idea che sia necessario presentarlo, crediamo che sia un nome abbastanza noto e anche ben voluto, ma l’aver scritto una tesi magistrale su di lui, mi ha dato la dimostrazione di quanto anche una vita spesa sopra i suoi racconti non basterebbe per conoscere davvero quell’illustre prestigiatore drohobyczano.

In occasione dell’anniversario della sua nascita – e siamo a 125 anni – volevamo prenderci tempo e spazio per dedicargli qualche parola, ovviamente nello spirito che ci contraddistingue e quindi cercando non solo di parlare di lui ma offrendo un paio di spunti di lettura che riteniamo interessanti per avvicinarsi alla sua persona e personalità.

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Andiamo con ordine e partiamo dalla biografia. Potrebbe sembrare una questione facile e quasi banale ma non lo è in quanto la sua vita si snodò su due binari che scorsero sempre paralleli e che è dunque impossibile separare: da una parte troviamo quella che mi piace definire la sua biografia rzeczywista, la sua biografia reale, fatta di date, fatti concreti, persone vere, e dall’altra si manifesta una autobiografia mityczna come invece ha sottolineato lui, intendendo la storia della sua vita che cresce e si espande nelle regioni eretiche, primordiali e mitiche dei suoi racconti. Le due questioni non possono essere separate in alcun modo o avremmo un puzzle incompleto, a cui mancano dei tasselli che rendono impossibile l’individuare precisamente il disegno finale. Questo non è ovviamente lo spazio per entrare nei dettagli di tale questione, ma accennarla era doveroso. A tal biografico proposito, uno dei lavori in cui mi sono imbattuta recentemente anche se è di qualche anno fa e che a parer mio miscela bene questi due tracciati, è un cortometraggio ad opera di Adam Sikora del 2014. La sceneggiatura è opera di Agata Tuszyńska ed è un documentario in cui viene ricostruita la vita di Schulz. Nonostante non aggiunga quasi nessuna informazione nuova a quelle che si possono tranquillamente reperire nella fondamentale opera di Ficowski Regiony wielkiej herezji i okolice, il lavoro è interessante in quanto utilizza diversi espedienti ed elementi. La narrazione inizia dal tragico epilogo: il video si apre con immagini tratteggiate a carboncino che mostrano qualcuno affrettarsi in una via lastricata e poi la lapide del nostro autore; da qui l’immagine sfuma in una scena filmica in cui vediamo un cappotto di schiena con una macchia di sangue al posto della testa ma nessun corpo all’interno… iniziano poi una serie di interventi di persone che conoscevano Schulz, suoi studenti, che riportano testimonianze e dettagli non solo sulla vita dell’autore ma anche della cittadina, della guerra. Il documentario si snoda così tra ricostruzioni grafiche, filmiche, interviste, letture di passaggi dalle sue raccolte e dalle lettere creando una sorta di patchwork armonioso e ben costruito in cui la differenza delle tecniche non disturba e mette piuttosto in risalto la caratteristica fondamentale di Schulz e del suo mondo, l’essere un caleidoscopio di possibilità.

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Questo suo essere multiforme, ha fatto sì che la critica letteraria gli dedicasse – e continui a dedicargli – moltissima attenzione. Le opere schulziane a noi arrivate sono sostanzialmente tre, le due raccolte di racconti e il Libro Idolatrico, a cui dobbiamo sommare una manciata di altri disegni, gli ex-libris per Goldstein e Weingarten, un paio di racconti tra cui Cometa e Egga van Haardt, gli affreschi nella camera dei figli di Landau… eppure l’interesse nei suoi confronti non solo non accenna a diminuire ma sembra crescere di giorno in giorno. A sostenere tale affermazione abbiamo anche l’ultimo lavoro di Dybel intitolato Mesjasz który odszedł che nonostante a mio avviso sia troppo freudiano e voglia assolutamente far passare vari aspetti schulziani attraverso la lente psicanalista, vale davvero la pena di leggere, specie se attenti lettori o amici di Schulz. Tra gli altri testi che mi sento di indicare come fondamentali in questo contesto c’è lo Słownik Schulzowski sorta di vera e propria enciclopedia riportante termini chiavi del mondo schulziano che dovrebbero favorire la comprensione di alcuni elementi della poetica e della vita del nostro autore – peccato che manchino tantissimi lemmi più che fondamentali. Se poi voleste sapere di più circa i disegni, allora sicuramente il testo a cui fare riferimento è lo Księga Obrazów; abbiamo poi  Trans-autentyk curato da Jan Gondowicz che, con un titolo così fa subito pensare al trans-atlantik gombrowiczano e verrebbe da affermare che molto probabilmente il collegamento non è nemmeno tanto velato: l’autentico che va cercando Schulz è al di là della grigia realtà quotidiana, è una dimensione che trascende l’ordinarietà e si colloca in un pre-tempo ben definito al di là di ogni categoria assoluta, definita e razionale come le intendiamo oggi, un po’ come per il caro Witold il trans-atlantico era una metafora che indicava il superamento delle forme proprie e ordinarie. Se invece vi interessano cose più leggere, c’è il testo della già menzionata Tuszyńska, Narzeczona schulza dedicato alla figura della Szelińska, la donna a cui Schulz fu più legato sentimentalmente.

L’elenco potrebbe continuare ancora e ancora, ma se c’è una cosa di cui mi sono resa conto in questi due anni di studio schulziano, è che non importa quanta critica letteraria leggiamo, non riusciremo mai a catturarlo. Sembrerà forse poco ortodosso il paragone che sto per fare, eppure sono convintissima che Schulz e Tim Burton sarebbero stati amici. Ebbene, in uno dei suoi film, Big fish, ci sono più citazioni che mi fanno pensare al curvo e silenzioso maestro di disegni di Drohobycz, e una dice così: Tenuto in un piccolo vaso, il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica, o quadruplica la sua grandezza… Fintanto che Schulz rimase nel suo piccolo angolo di mondo, la sua opera rimase ai margini, con una critica divisa tra l’inorridita e l’incantata. Oggi possiamo affermare che la sua fama e la sua grandezza si sono non solo duplicate ma anche triplicate e quadruplicate. I suoi testi sono tradotti in moltissime lingue…

C’è chi si accosta a lui come critico e accademico, chi spinto da curiosità per via del titolo più che stuzzicante, chi ci arriva per caso, chi sotto consiglio. C’è chi non è convinto dalla lettura, c’è chi se ne innamora. Quello che è certo, è che lui, come autore, non è più un semplice pesciolino ma un grande nome della letteratura, non solo polacca. Io l’ho scelto come compagno di giochi e di viaggio, perché per me fare letteratura è questo, e insieme ci siamo divertiti un mondo.

Jozef

Oggi cade l’anniversario della sua nascita e mi vengono in mente le parole di David Grossman: “In ogni pagina di Schulz, in ogni suo brano, la vita esplode ed è degna di questo nome. È ricca di contenuto, di significato e avviene simultaneamente in tutti i substrati del conscio e dell’inconscio, dell’illusione, del sogno, dell’incubo, dei sensi, dei sentimenti, di un linguaggio ricco di sfumature. […] È una ricca protesta contro la desolazione, la banalità, la routine, la stupidità, gli stereotipi, la tirannia del semplicismo, della massa, contro tutto ciò che è privo di audacia, di ispirazione, di nobiltà di spirito”. Nel corso dei miei studi e delle mie ricerche, mi sono imbattuta in tante voci che parlavano della morte di Schulz, del suo ultimo lavoro andato perso, degli elementi cupi, dell’assenza di colore nei suoi disegni… come se le cose importanti fossero queste. Non che la sua opera non contempli l’oblio, la fine, la morte anzi, ma prima di tutto io credo – anzi sono fermamente convinta – sia un inno alla vita. Una vita un po’ insolita, che si espande in particolari regioni eretiche, una vita fatta di tentativi per salvarsi dalla devastazione imperiosa che ha già divorato ulica krokodyli facendo cadere il mondo in una stagione morta. Bisogna correre ai ripari, bisogna costruire una fortezza, una republika marzeń in cui trovare salvezza e per Schulz la soluzione è una e una soltanto, la letteratura.

E se per tanti autori la scrittura è stata rifugio e salvezza, per il nostro piccolo Bruno/Józef lo è stata ancora di più, è stata quello spazio che gli ha dato la possibilità di quadruplicarsi e diventare immortale.

“Morì, per poi manifestarsi al mondo circa vent’anni dopo come uno dei più eccezionali scrittori europei del nostro secolo, tradotto in molte lingue. Ecco così che il lavoro di Schulz, fedele al tempo mitico, potè sopravvivere al fugace passaggio di giorni e anni”.

(J. Ficowski)

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