Brain’s All Gone – quando il Punk si fa colorato e femminile

Brain's all gone

Frizzanti, classiche e originali. Le Brain’s all gone sono la voce scanzonata del pop-punk polacco.

 
 
di Mara Giacalone

Nonostante l’ondata punk – inglese e americana –  si sgolasse con  “punk will never die”, il futuro non è stato dei più rosei e anche se qualcosa è sopravvissuto e ci ritroviamo 40enni che credono ancora di essere adolescenti, bisogna ammettere che da una buona quindicina d’anni a questa parte, la scena musicale è cambiata. Probabilmente nelle varie scene underground, qualcosa si muove, ma a livello internazionale, c’è mancanza di nomi. Ecco perché fa strano scoprire gruppi come le Brain’s all Gone…  in Polonia, per di più.

Polacche di Cracovia, le Brain’s all Gone sono tre ragazze di vent’anni che suonano un punk pop molto frizzante e colorato. Il terzetto si è costituito a cavallo tra il 2011 e il 2012 tramite una serie di annunci su internet ed è così che Aleksandra Jakubus (voce e basso), Weronika Jasiówka (voce e batteria ) e Marta Michalska (chitarra) hanno dato vita ad una band che deve il nome ad uno dei gruppi da cui traggono maggiore ispirazione, i Blink 182, e alla loro canzone “Heart’s all gone”: in un’intervista le ragazze hanno spiegato che sono state ispirate da tale titolo, preferendo però sostituire Brain ad Heart in quanto le rispecchiava di più.

Il terzetto ha all’attivo l’EP Outcast of society del 2013 in cui sono presenti 4 tracce di cui una è quella che da il nome al disco. In puro stile punk, il brano Outcast of society racconta la storia di due uomini vittime di una società che riempie di ansia e aliena. Se la parte strumentale in cui batteria e basso si impongono alla chitarra ricorda il terzetto californiano già sopracitato, il testo riprende un filone “classico” della tradizione punk.

L’altro brano molto interessante del primo Ep, di cui hanno registrato anche il video ufficiale, è Education; tante le somiglianze e i collegamenti che si potrebbero fare –uno fra tutti Another brick in the wall- , ma meglio rimanere sulla loro genuinità. Il testo è una protesta contro la società e l’educazione che indottrina. La voce di Aleksandra ci arriva un po’ graffiante e meccanica come se stesse parlando, attraverso un megafono, ad una folla di scolari disciplinati e tutti uguali nel tentativo di incitare una rivolta: Kids need to know their rights/ And we will not follow / And we will not try / Sticking to your sick plan / We are gonna fight.

Dopo aver partecipato a diversi festival e suonato in alcuni stati europei tra cui Slovenia, Inghilterra e Republica Ceca, e dopo essere arrivate alla semifinale del talent show polacco Must be the music, nello scorso agosto le Brain’s all Gone hanno firmato un contratto discografico con la Sony e in novembre è uscito Yet we have hearts.

È un album interessante, fresco e allegro le cui 12 tracce si diversificano e allo stesso tempo si avvicinano, sia per idea musicale – sempre la batteria arriva prima degli altri strumenti -, sia per i testi. L’idea che si coglie è quella di un album destinato ai giovani, a quella parte della società che occupa una sorta di fascia liminale, che è però simbolo di cambiamento. Come il punk degli esordi, anche le Brain’s all Gone puntano a testi “rivoluzionari” e battenti, in cui chiamano i loro ascoltatori a prendere in mano la loro vita, realizzare i sogni, non avere paura del futuro. Ovviamente manca quella sorta di anarchia tanto esaltata dalla vecchia guardia: le ragazze cracoviane puntano piuttosto ad una rivoluzione sensata e consapevole ed è particolarmente carino leggere i loro testi nel clima politico di continue manifestazioni che sta vivendo ora la Polonia.

In March of the Youth, abbiamo un chiaro esempio di questo tentativo di chiamare a raccolta i giovani, rendendoli consapevoli del fatto che anche loro hanno diritto di esprimersi.

Now each and every one of you let’s all unite to stand up and fight! This is the March of the Youth

Se da una parte si potrebbe avanzare la critica che i testi sono leggermente adolescienziali, bisogna però riconoscere che il risultato è una sorta di inno molto ritmico ben riuscito con la chitarra distorta di Marta che incalza e si impone sugli altri accompagnando la voce di Aleksandra che passa dal cantato, al semi rappato al parlato, regalandoci un brano decisamente moderno, energico e ribelle.

Il pezzo a cui presterei più attenzione, è però Inny Świat, l’unico in polacco dell’album. Apparentemente la traccia che più si discosta da quell’integrità di cui abbiamo detto sopra. La lingua cambia notevolmente il risultato del lavoro, portandoci un testo più melodico ma decisamente frizzante e carico di positività. Anche a non capire le parole, il solo ascolto strappa un sorriso persino ai più scettici. Se poi il polacco non è troppo uno scoglio, come non sorridere alle Brain’s all Gone che, scuotendo i capelli colorati, ci invitano a non lasciar cadere i sogni?  Sięgnij po marzenia swe / Złap je i zaciśnij pięść / Nie rezygnuj teraz

Nonostante la formazione a triade in altri casi faccia sentire la mancanza di una chitarra in più, le Brain’s all Gone dimostrano che si riesce a lavorare perfettamente anche così, aggiungendo quel tocco di femminilità composto da freschezza e genuinità che un mondo decisamente maschile non sempre ha.

 Al termine “Punk” sono stati fatti mille accostamenti, ma sicuramente in questo caso pop è il più riuscito, perchè le tre ragazze esplodono come tante bollicine frizzanti.

Non ci resta che augurare loro il meglio in patria polacca, ma anche  (forse un po’ più difficile) all’estero.

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