Katarzyna Bonda: anche la Polonia si tinge di giallo

Bonda PoloniCult

Considerata la risposta polacca a Jo Nesbø, Katarzyna Bonda arriva anche in Italia

di Mara Giacalone

Che ognuno abbia il suo genere preferito, è un dato di fatto. Personalmente non leggo i gialli da quando ho undici anni perché hanno perso ogni attrattiva e stimolo. Ho però fatto un’eccezione quando mi sono stati proposti i due volumi editi da Piemme di Katarzyna Bonda la quale è stata definita la “risposta polacca a Jo Nesbø”; volevo capire il motivo di così tanta popolarità. Insomma, ero curiosa e ad una prima lettura della trama, mi sembrava potessero risultare interessanti, specie per gli elementi storici presenti nei testi. Oggi vi presenteremo Non esistono buone intenzioni e Nessuna morte è perfetta usciti per Piemme nella traduzione rispettivamente di Walter Da Soller e Laura Rescio.

Katarzyna Bonda, classe 1977, è una delle scrittrici del momento con più di un milione di copie vendute. Oltre alla saga che vede protagonista la detective Sasza Załuska di cui stiamo per parlare, ha anche all’attivo una narrative-non-fiction diventata poi documentario nominato all’Oscar 2015.

Il primo dei due volumi, Non esistono buone intenzioni, è ambientato a Danzica e ci serve per iniziare a conoscere la giovane profiler dai capelli rossi che ci terrà compagnia per quasi 1500 pagine – circa 700 per romanzo. A dir la verità, però, la giovane donna ci viene introdotta solo molte pagine dopo l’inizio, lasciando prima spazio ad altri avvenimenti quasi a farla passare in secondo piano. Sono le vicende che ruotano intorno all’Elefante e alla sua banda quelle che ci accolgono e ci portano in una Polonia fredda fatta di strani traffici poco regolari di auto, di droga e musica. Sasza, appena rientrata dall’Inghilterra dove stava portando a termine il dottorato, viene subito contattata per un caso: non sa ancora che accettandolo si sarebbe trovata immischiata in qualcosa di molto più grosso rispetto a quanto prospettatosi…

Il secondo volume è invece ambientato nella cittadina di Hajnówka, terra di confine non lontana da Białystok e abitata da polacchi e bielorussi. L’apparente pace viene turbata dall’arrivo di Sasza Załuska che si era recata sul posto per motivi personali. Dal momento in cui mette piede in quella terra boschiva e dimenticata, verrà coinvolta in una serie di avvenimenti quasi al limite dell’assurdo che sconvolgono la tranquillità del luogo. Tutto quello che succede nel presente, è collegato a filo rosso alla Storia e alle storie di Hajnówka, al suo passato doloroso e pericoloso che è stato ormai sotterrato e taciuto in modo da poter andare avanti. Ma basta bene poco per far sì che molte cose vengano riesumate: teschi, corpi e vicende del dopo guerra. Anche questa volta, la profiler si troverò implicata, senza averlo richiesto, in faccende molto più grandi e pericolose di lei che la porteranno a scoprire che anche un piccolo paesino dimenticato da Dio nasconde tanta crudeltà…

I due testi sono molto simili, non solo perché entrambi girano intorno a Sasza Załuska e altri personaggi, ma si presentano anche con caratteristiche narrative molto simili. Uno dei punti di forza è sicuramente l’ambientazione storico-sociale molto accurata. La Bonda è capace di farci sentire parte del territorio di cui parla. Conoscendo Danzica, non mi è venuto difficile seguirla su e giù durante le indagini, ma ancora più interessante è stato ritrovarsi ad Hajnówka e immergermi in quelle zone polacche di confine, così lontane dalla nostra realtà e da quella Polonia a cui sono abituata. Non si è trattato solo di un viaggio “geografico” ma anche storico-culturale: ho trovato molto interessante il fatto che abbia inserito diversi elementi del folklore bielorusso andando così ad allargare gli spazi coinvolti portando il lettore -sia straniero che polacco – a conoscere particolari di un’identità culturale altra che tende a scomparire. A voler dare un giudizio ai due libri, non è difficile prediligere il secondo al primo, non perché abbia una scrittura più matura ma per quanto riguarda il contesto che ha scelto e il filone storico che ha voluto indagare, andando a spostare pezzi di un passato di cui ancora si fa fatica a parlare intrecciandolo a questioni legate all’oggi polacco che fanno molto scalpore, come quando parla dei giovani nazionalisti e del loro abbigliamento o fa  riferimento ai delicati rapporti tra partigiani, russi, bielorussi e i massacri compiuti dopo la guerra…

Bisogna però ammettere che questi due libri non sono pienamente riusciti. Il punto di forza dei gialli, si sa, sta nel mantenere il lettore con il fiato sospeso. La Bonda purtroppo spesso non ci riesce: anche se in alcuni punti la narrazione raggiunge la velocità necessaria per non far staccare gli occhi dalla pagina e si ha l’impressione di avvicinarsi a qualcosa di importante, questo picco non arriva mai, il lettore ha l’impressione di una montagna russa che sale, sale, sale e poi si blocca in cima invece di scendere e creare quella sensazione di vuoto nello stomaco dovuta al colpo di scena. Nonostante la scrittrice dimostri di avere conoscenze anche in campo tecnico per quanto riguarda profilazione e scientifica, la sua penna non sempre si muove agilmente ma appesantisce con descrizioni dense. Inserisce un personaggio sopra all’altro, li accavalla, li intreccia e sembra voler definire il carattere e la storia di ognuno, come per dire: anche tu conti, anche tu servi a far sì che tutto avvenga. Se da un lato può risultare interessante questo approfondimento, su un libro di così tante pagine a volte rende difficile tenere insieme il tutto e ci si ritrova a non sapere più chi sia chi.

A letture terminate l’impressione generale è un po’ dubbia, Non si possono definire romanzi brutti o scritti male, però dalle premesse ci si aspetterebbe davvero di più. Probabilmente se invece di essere 700 pagine l’uno fossero stati più brevi, sarebbero risultati più scorrevoli. È una lettura che può accompagnare sul treno, o in vacanza e che potrebbe benissimo diventare un film o una serie tv: una realizzazione filmica potrebbe aumentare notevolmente il valore dei due thriller.

Sebbene i libri presentino degli elementi non pienamente convincenti, sono dell’idea che di Katarzyna Bonda sentiremo parlare molto nei prossimi mesi/anni; l’autrice ha le qualità e le capacità per scrivere romanzi di successo, soprattutto avvicinando alla lettura un pubblico che ricerca letture più semplici e distensive rispetto a quelle proposte, per esempio, dalla connazionale Tokarczuk. È chiaro che la Bonda è da ritenersi ancora “alle prime armi”, ma aspettiamo pazienti e con fiducia la sua maturità letteraria (e un suo possibile debutto cinematografico!).

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