Niechęć – l’avanguardia jazz che guarda al prog-rock.

Niechec

Arrivati al loro secondo album –Niechęć anch’esso- i cinque musicisti varsaviani sono ormai icona di un avant-jazz apprezzato oltre i suoi naturali confini.   di Salvatore Greco     Sulle pagine di PoloniCult avevamo dato spazio in passato alla scena avant-jazz, ma l’esperienza di ascolto di Niechęć è decisamente su…

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Trupa Trupa: nubi post-rock nel cielo di Danzica

Trupa Trupa

Il nome un po’ buffo e al contempo macabro che li rappresenta racconta solo fino a un certo punto la musica dei Trupa Trupa. Come accadeva per i Nagrobki, già noti ai lettori di PoloniCult, anche qui siamo di fronte a un ammiccamento al mondo funerario (“trup” in polacco vuol dire cadavere) che poco ha a che fare con giovanilismi dark o improbabili evocazioni al mondo del metal “classico”. Headache, prima e a oggi unica prova discografica dei Trupa Trupa, è un album molto maturo e raffinato, come le origini stesse della band raccontano.

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Wild books – echi alt-rock da una Varsavia “on the road”

Wild books

La vulgata che vuole Varsavia più allineata ai mood occidentali rispetto al resto del Paese spesso è arruffata e figlia di pensieri poco ragionati, ma è pur vero che il panorama musicale indipendente di Vava mostra più di quelli di altre città esempi di band dal respiro globalizzato come i Wild Books, band nata sulla Vistola varsaviana che non sfigurerebbe a San Francisco.

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Correre. La storia discreta e cecoslovacca di Emil Zatopek

Correre Zatopek

Quando si affronta un libro dedicato a una vicenda di sport, più spesso quando si tratta del preciso sottogenere delle biografie sportive, il timore è di approcciare libri nati sbagliati. Questo accade perché le vicende di sport a volte sono raccontate con i toni trionfalistici e patinati che il professionismo di oggi pare richiedere, a volte perché il sensazionalismo e la volontà di raccontare sconvolgenti retroscena offuscano il messaggio originale. Per fortuna non capita sempre, per fortuna non capita nemmeno a Correre di Jean Echenoz, scrittore francese che ha dedicato questo agevole libriccino di circa centocinquanta pagine pubblicato in Italia da Adelphi a uno dei più grandi podisti di tutti i tempi, il cecoslovacco (allora) Emil Zatopek.

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Nagrobki – dal Baltico un omaggio all’onda fredda

Nagrobki

I Nagrobki in questo sembravano aver perso in partenza. Con un nome che in polacco significa “lapidi” stavo per bollare questi due ragazzotti del “Trójmiasto” (l’area urbana che comprende Danzica, Gdynia e Sopot) come un gruppo dark un po’ adolescenziale degno della peggiore stagione dei tardi ’90. Nulla di più sbagliato. Maciej Salamon e Adam Witkowski, vi devo delle scuse.

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Su ‘Il demone del moto’ di Stefan Grabiński

Il demone del moto

Il nome e l’opera di Stefan Grabiński non sono nuovi ai più affezionati lettori di PoloniCult che ricorderanno il bel ritratto dell’autore compiuto dal nostro Lorenzo Berardi a partire dalla raccolta “Il villaggio nero” uscita per Hypnos. L’occasione di riparlarne è senz’altro felice grazie allo sforzo di Mariagrazia Pelaia che ha curato e tradotto i racconti contenuti nella raccolta Il demone del moto. Racconti fantaferroviari uscita a luglio per i tipi di Stampa alternativa.

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Kubaterra, prove tecniche di slowcore polacco.

Kubaterra

Un critico non sempre amato ma al quale non si può non riconoscere una certa attenzione come Scaruffi definisce i Low “l’equivalente rock dell’haiku giapponese o del mantra tibetano”. Sono innumerevoli dagli anni ’90 a oggi i gruppi e gli artisti che cercano di ricreare quel tipo di musica, sono veramente felice che tra gli esperimenti più riusciti del genere ci siano i polacchi Kubaterra.

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Tempo di seconda mano, Nobel alla Russia travolta

Tempo di seconda mano

Tempo di seconda mano è la fatica più recente della fresca vincitrice del premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksevic. di Salvatore Greco Ho letto Tempo di seconda mano qualche mese fa, ironicamente arrivando all’edizione italiana (curata splendidamente dai tipi di Bompiani) passando prima da quella polacca – imbastita dal…

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Sankja, o della rivoluzione fatua.

San'kja

Quasi di diritto un classico della letteratura russa contemporanea, Sankja è uscito nel 2006 dall’abile penna di Zachar Prilepin e dal 2009 possiamo apprezzarlo in italiano grazie alla traduzione di Enzo Striano e naturalmente all’opera inestimabile dell’editore Voland. Sankja non può essere un eroe e nemmeno un picaresco antieroe, ma non si può non solidarizzare con lui nella sua goffa ingenuità, nella sua rabbia senza sbocco e nella sua sofferenza senza apparente spiegazione. Leggere delle sue disavventure è dunque un tuffo nella Russia più profonda dell’oggi…

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