L’estetica della memoria: arte polacca che (soprav)vive

arte polacca

Il fatto che PoloniCult non parli mai di arte visiva stricto sensu, non significa che il panorama polacco non abbia nulla da offrire, anzi…
Ecco perché, non appena ci siamo imbattuti – totalmente a caso – nel libro La memoria finalmente: arte in Polonia 1989 – 2016, non abbiamo esitato un solo istante a recuperarlo per colmare le nostre lacune e dare una voce anche ad artisti che utilizzano altri mezzi di comunicazione per esprimere, non solo se stessi, ma il paese in cui vivono.

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Treblinka – cronaca dall’inferno

treblinka

Non è la prima volta che la pagina virtuale di PoloniCult si apre alle dolorose voci di chi è stato testimone dell’Olocausto e questo perché, da polonisti, è semplicemente impossibile evitare di parlarne, aggirare l’ostacolo e lavarsene le mani. Per capire la Polonia di oggi, bisogna essere disposti a guardarne le ferite o lo sguardo che le si potrà rivolgere, sarà solo quello di un turista che l’ha scelta come meta per la sua economicità…

Torniamo oggi con ESTensioni per parlare di un libricino – forse sarebbe meglio dire pamphlet – di sole 79 pagine edito per i tipi di Adelphi: L’inferno di Treblinka a cura di Vasilij Grossman.

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Zaduszki – tradizioni che (soprav)vivono

Zaduszki

Quando si tratta di costumi e tradizioni, il nostro sguardo è proiettato verso il passato, perché quello che trasforma un semplice uso, in un rito o in un momento istituzionalizzato, è proprio la ripetizione di alcune azioni e quindi la tendenza a copiare e incollare nel futuro quello che “si è sempre fatto”, perché dà sicurezza, perché tale ciclicità degli eventi serve all’uomo per dare un ordine agli elementi che caratterizzano la sua vita. Se in Italia e nei paesi più alla moda, più tecnologici, più moderni si è assistito ad un lento ma inesorabile declino delle tradizioni, patrie e private, in alcuni luoghi che non sono -per vari motivi – stati investiti da quest’onda travolgente, le tradizioni, seppur mutate e ammodernate, rimangono presenti. La Polonia è uno di questi posti.

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Żywot Mateusza – il volo affogato della libertà

Zywot Mateusza

Qualcuno si potrebbe chiedere cosa accomuni la Norvegia e la Polonia. Sicuramente molte più cose di quanto non potremmo a primo impatto pensare. Una cosa è abbastanza chiara, in entrambe le culture è presente una certa sensibilità e melancolia nel dipingere l’umano – non uguale, ovviamente, ma c’è. E un esempio ne è la coppia libro-film di oggi. Żywot Mateusza è il titolo di un film per la regia di Witold Leszczyński uscito nel 1968 che vuole essere la resa cinematografica di un romanzo uscito pochi anni prima – nel 1957 –  ad opera del maestro norvegese Tarjei Vesaas con il titolo Fuglane (in italiano “Uccelli” per i tipi di Iperborea).

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Autobiografia Mityczna o Bruno, il bambino che imparò a volare

Quando si inizia a parlare di Bruno Schulz, si rischia di entrare in un vortice senza fine: troppi sono gli elementi, troppe le possibilità di lavoro, troppe le immagini che ci regala. Parlare di lui, della sua arte – sia scritta che disegnata – è difficile e facile allo stesso tempo: facile se ci si limita ad imparare a memoria i concetti della sua poetica, difficile se si cerca di entrare in dialogo e gioco con lui.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i Bar Mleczny cracoviani

Si sa che la Polonia è un po’ la patria delle contraddizioni e quindi, in una – se non LA – strada principale dello Stare Miasto di Cracovia, si trova un residuo del tempo che fu: proprio in Ulica Grodzka, tra Mariacki e Wawel – due dei gioielli dell’antico splendore cracoviano- c’è il Bar Mleczny Pod Temidą un timido residuo della Polonia post-guerra, di quel periodo in cui l’intero Paese cercava di sopravvivere.

Snobbati da tutti i sofisticati, questi posti sopravvivono ancora oggi e offrono un ottimo specchio di osservazione sociale che non può non attirare l’attenzione di giovani poloniste con un certo interesse antropologico. Cracovia, essendo una città importante, ha un vasto campionario di Bar Mleczny di cui a breve vi parlerò, ma prima due parole sulla loro genesi, affinché tutte le considerazioni postume possano essere ben comprese.

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“Caro Witek” – perché l’umanità ha bisogno di miti.

Gombrowicz

L’estate scorsa, in occasione dell’anniversario di Witold Gombrowicz, il museo a lui dedicato – Muzeum Witolda Gombrowicza we wsoli – aveva organizzato una specie di contest per tutti i suoi fan. Gombrowicz111 –così nominato tale evento – chiedeva ai partecipanti di scrivere chi fosse per loro l’autore, il loro rapporto con le opere… I testi dei partecipanti furono poi tutti pubblicati sul sito ufficiale del museo e su Facebook.

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Brain’s All Gone – quando il Punk si fa colorato e femminile

Brain's all gone

Nonostante l’ondata punk – inglese e americana –  si sgolasse con  “punk will never die”, il futuro non è stato dei più rosei e anche se qualcosa è sopravvissuto e ci ritroviamo 40enni che credono ancora di essere adolescenti, bisogna ammettere che da una buona quindicina d’anni a questa parte, la scena musicale è cambiata. Probabilmente nelle varie scene underground, qualcosa si muove, ma a livello internazionale, c’è mancanza di nomi. Ecco perché fa strano scoprire gruppi come le Brain’s all Gone…  in Polonia, per di più.

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Apologia di un classico: Mazepa, dramma di un amore.

Mazepa

Volendo scegliere tra i due nomi sopra citati, Słowacki è spesso stato messo in disparte, paragonato a Mickiewicz e, conseguentemente, sminuito. Interessante poi ricordare che già all’epoca in cui i due camminavano la stessa terra, i rapporti non erano dei migliori sia a livello personale – Słowacki trovò infamante come Mickiewicz ritrasse il suo patrigno dottor A. Bécu nella 4^ parte di Dziady – che a livello di poetica, come si evince in Kordian, modello antagonistico del Konrad/Gustaw mickiewicziano.

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Sanatorium pod klepsydrą: alla ricerca di un tempo perduto.

Sanatorium pod klepsydrą

Nel 1973 uscì la pellicola Sanatorium pod klepsydrą per la regia di Wojciech Has, premiata dalla critica a Cannes e ispirata alle due raccolte di storie di Bruno Schulz: Le botteghe color cannella e Il sanatorio all’insegna della clessidra – facilmente reperibili nell’edizione Einaudi che contiene anche alcuni saggi dell’autore.

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