Il vario mondo di Czesław Niemen

Niemen

– di Luca Ventura Saltari – Niemen in Italia Nasceva ottant’anni fa, in un paesino dell’attuale Bielorussia, un uomo che avrebbe lasciato un’orma importante nella musica rock polacca e che oggi continua ad essere praticamente sconosciuto in Italia: Czesław Niemen. Ad essere nato a Stare Wasiliszki il 16 febbraio 1939…

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Urszula Zajączkowska, l’artista-botanica tra video e poesia

Zajączkowska

Botanica di formazione e professione, Urszula Zajączkowska sembra servirsi dell’arte per continuare sotto altre forme le ricerche cominciate in laboratorio. Lo fa con grande poliedricità: dirige film, scrive poesia, suona il flauto. Proprio perché, come artista, si serve di più di un mezzo espressivo, l’ossessione al centro della sua opera è ancora più evidente: il rapporto dell’essere umano con la natura.

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Il Cohen di Maciej Zembaty

Zembaty PoloniCult

Maciej Zembaty è un eroe. Non ha salvato vite sacrificando la propria come ha fatto Ludwika Wawrzyńska e non si è immolato per protesta come Jan Palach. Il suo è un eroismo minore, quello di Prometeo e forse anche un po’ quello di Sisifo: ha tradotto in polacco quasi tutte le canzoni di Leonard Cohen. Certo, anche in italiano esistono traduzioni, come Suzanne, Giovanna D’Arco e Nancy cantate da De Andrè o La famosa volpe azzurra interpretata da Ornella Vanoni, ma niente di ciò è paragonabile al lavoro di Zembaty, per costanza e proporzioni.

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Llach: dalla Catalogna in Polonia in direzione ostinata e contraria

Lluis Llach

 

Pare che David Bowie abbia avuto la sua prima epifania musicale vedendo la cugina scatenarsi al ritmo di Hound Dog. “Per un personaggio interessato alla persuasione delle masse,” ha scritto Luca Majer,  “la scoperta di simili possibilità da parte di una forma artistica così rudimentale e appena iniziata doveva rappresentare un irresistibile stimolo.”

Anche Jacek Kaczmarski deve aver avuto un’esperienza simile quando, agli inizi della sua carriera cantautoriale, ascoltò un disco di Lluis Llach, Barcelona gener de 1976. Si tratta di una di quelle registrazioni in cui la presenza e la passione del pubblico sono quasi tangibili. I cori e gli applausi devono aver colpito Kaczmarski, ma potrebbero anche avergli fatto scendere un brivido lungo la schiena: l’isteria della folla, la potenziale mostruosità delle masse. È da queste sensazioni contrastanti che sarebbe nato uno dei capolavori del bardo polacco, Mury. Ma andiamo con ordine.

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