Miron Białoszewski – Memorie dell’Insurrezione di Varsavia

Bialoszewski Pamietnik

Pamiętnik z powstania warszawskiego (Memorie dell’Insurrezione di Varsavia) del poeta e autore varsaviano Miron Białoszewski è un’opera preziosa per molti motivi. Innanzitutto per la sua unicità. Il libro in questione, infatti, non è né un diario – come il titolo polacco potrebbe suggerire – né una cronaca cronologica e ragionata degli eventi verificatisi nell’estate del ’44 nella capitale polacca. Nè d’altra parte siamo alla prese con una narrazione ispirata ad esperienze personali vissute durante l’occupazione nazista di Varsavia ma romanzata come accade, ad esempio, in ‘Rondò’ di Kazimierz Brandys o ne ‘La bella signora Seidenman’ di Andrzej Szczypiorski.

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The other Praga

Praga PoloniCult

Those who visit Warsaw for the first time may not know it, but the Polish capital used to be two distinct towns, just like Budapest. Whereas the districts on the western bank of river Vistula include the UNESCO protected old town of Stare Miasto as well as the most important landmarks of the civil, political and religious power plus the magnificent Łazienki Park, along the eastern bank there’s Praga. Yes, written precisely that way. No relation with the Czech capital of Prague, though. Historical sources mention the settlement of Praga for the first time in the 15th century, but only in 1791 the town becomes a district of Warsaw. Formerly a suburb inhabited by many Jewish people, formerly a workers district, formerly (or still) an area with a bad reputation, today is hard to stick a label to this part of Warsaw. Theoretically speaking 21st century Praga is a huge area whose western border is the Vistula river and whose northern and southern limit are two bridges: Toruński and Siekierkowski. However, the actual Praga is much smaller and divided in two districts: Praga Połnoc (North) and Praga Południe (South) encompassed by two other bridges: Gdański  and Łazienkowski. Of course, this being Warsaw, there are further subdivisions such as Stara (Old) and Nowa (New) Praga, Saska Kępa and Szmulowizna, but let’s not split hairs now.

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Zbigniew Cybulski, un diamante nella cenere

Cybulski PoloniCult

A cinquantuno anni dalla sua scomparsa breslaviana, in un tragico e assurdo incidente, Zbigniew ‘Zbyszek’ Cybulski resta uno degli attori più celebri in Polonia. Una vera e propria icona della cinematografia polacca capace di affermarsi nell’arco di una carriera sul grande schermo durata appena quattordici anni: dall’esordio in Pokolenie (Generazione) di Andrzej Wajda al suo ultimo ruolo in Jowita di Janusz Morgenstern. In mezzo a queste due pellicole si inseriscono decine di ruoli memorabili tanto in celebri pellicole quanto sui palcoscenici teatrali, senza dimenticare sporadiche apparizioni in sceneggiati televisivi e radiofonici. Cybulski è stato una leggenda del cinema polacco e non solo la cui stella ha illuminato gli anni ’50 e ’60 per spegnersi all’improvviso quando l’attore era appena trentanovenne.

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Elżbieta Czyżewska: ascesa ed esilio

Czyzewska

Lasciare la Polonia al culmine della propria fama in quanto moglie di una persona non grata. È l’evento che cambia la vita di Elżbieta Czyżewska, una delle attrici polacche più note in patria negli anni Sessanta. Un’interprete capace di lavorare con registi del calibro di Jerzy Skolimowski, Andrzej Wajda, Stanisław Bareja e Wojciech Has e che ha provato a costruirsi poi una dignitosa carriera Oltreoceano, nonostante difficoltà e pregiudizi. Varsaviana e cresciuta come attrice di teatro e cantante di motivetti, Czyżewska è un’attrice dalla personalità ben precisa e riconoscibile sin dai suoi primi ruoli sul grande schermo. A prima vista attraente, fragile e formosa biondina, riesce in realtà a uscire da questi superficiali stereotipi grazie a interpretazioni di grande vitalità nelle quali impersona donne forti e di carattere. Il suo timbro di voce in bilico fra suadente e naif, sempre leggermente stridulo la caratterizza, un po’ come accade in Italia con Monica Vitti negli stessi anni. Un’attrice erudita e dalla cifra stilistica personale lontana quindi dall’idea di procace platinata svampita che a Hollywood va per la maggiore in quegli anni.

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A quick guide to the Polish reportage

Polish Reportage

One of the very first things foreigners may notice once they arrive in Poland or move there is that people still read on public transports. Polish commuters flip through free press and chick-lit, but prefer engrossing themselves in quality dailies such as Gazeta Wyborcza and Rzeczpospolita or in weeklies such as Polityka or Newsweek Polska. What they seem to enjoy even more, though, is good old paper books with the occasional e-book reader popping up. By looking at or asking what kind of stuff Poles read, the foreign observer will soon find out that it’s mostly non-fiction. And their subject of choice is often a specific kind of journalism known as reportage here. The term dates back to the 17th century French verb ‘reporter’ meaning to ‘carry back.’ However, in both British and American English reportage is rarely used.

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Kazimierz Nowak: l’Africa in bicicletta

Kazimierz Nowak PoloniCult

L’approvazione di Ryszard Kapuściński in copertina è un bel biglietto da visita per un libro, per quanto talvolta abusato. Non però in questo caso. ‘Rowerem i pieszo przez Czarny Ląd‘ (In bicicletta e a piedi attraverso il Continente Nero) di Kazimierz Nowak è davvero uno di quei libri che restano impressi. Un’opera e un autore che potrebbero dire poco al lettore italiano, e forse anche a quello polacco, ma per i quali un processo di riscoperta internazionale sembra essere in corso. La dimostrazione sta nella splendida edizione inglese del libro, intitolata ‘Across the Dark Continent‘ e tradotta da Ida Naruscewicz-Rodger. L’opera è stata pubblicata dall’editore polacco Sorus con il patrocinio della Fundacja im Kazimierza Nowaka a fine 2017, a diciassette anni dall’uscita dell’edizione originaria. E il sito ufficiale dedicato a Kazimierz Nowak è una miniera di informazioni in sei lingue: polacco, inglese, tedesco, francese, arabo e italiano.

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Marek Kazmierski: Polish Poems for Big Kids

Kazmierski PoloniCult

You may stumble upon Marek Kazmierski on the Internet, sharing one of his articles for Culture.pl or watching him reading his English translations of Polish poets Julian Tuwim, Zuzanna Ginczanka, and Aleksander Fredro. Also, you may leaf through one of the beautifully bound books brought out by OFF_Press, the publishing house founded by Kazmierski, with a catalogue including authors such as Wioletta Greg and Irit Amiel. If you live in Warsaw chances are that you will bump into Kazmierski in a café, at a cultural event or at a multilingual poetry slam on both banks of the Vistula river. You may even happen to see him taking the floor on one of the English theatre improv nights that are blossoming up in the heart of the Polish capital. On 10th January this year, he was on the stage of Klub Komediowy, in Warsaw’s Saviour Square reading his translations of poems by Polish author Julian Tuwim. The event was the third in a series called ‘Polish Legends in Translation: Tuwim & Co’ that sees Kazmierski cooperating with Michał Sufin founder of the famous Polish improv group Klancyk.

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Marek Kazmierski, un traduttore sul palco

Kazmierski PoloniCult

Considerare Marek ‘soltanto’ un traduttore dal polacco all’inglese sarebbe tuttavia riduttivo. Già direttore responsabile di Not Shut Up coraggiosa rivista che dava voce a detenuti e rifugiati nel Regno Unito, Marek ha collaborato con istituzioni come il British Council e il Polish Cultural Institute di Londra. Nel 2010 ha fondato la casa editrice OFF_PRESS e, tre anni più tardi, ha pubblicato il suo libro ‘Damn the Source’ una raccolta di racconti ispirati da storie vere vissute da polacchi immigrati Oltremanica. Tra gli autori tradotti da Kazmierski vi sono Julian Tuwim e Aleksander Fredro, Zuzanna Ginczanka e Irit Amiel, passando per Wioletta Grzegorzewska (o Greg) una delle autrici polacche che sta riscuotendo maggiore successo nel Regno Unito.

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Marie Curie, la scienza dei sentimenti

Marie Curie film PoloniCult

Torniamo a occuparci di Maria Skodłowska-Curie e lo facciamo con immutato piacere. A centocinquant’anni dalla nascita della chimica e scienziata polacca-francese nata in via Freta a Varsavia è in corso una meritata riscoperta delle sue scoperte e vicende. La fumettista e regista iraniana Marjane Satrapi è al lavoro su un lungometraggio dedicato a Madame Curie e ispirato a Radioactive, opera di Lauren Redniss, mentre su queste colonne abbiamo scritto della recente graphic novel Marie Curie di Alice Milani. E come dimenticare il grande murales di recente dedicato dalla capitale polacca alla scienziata per ravvivare l’area antistante la fermata Centrum della metropolitana varsaviana? Questo ‘Marie Curie’ è una raffinata co-produzione polacca-francese di inizio 2017 in cui la regia è affidata alla transalpina Marie Noelle e i ruoli principali ad attori polacchi. Il film è stato girato tra Polonia, Francia e Germania.e talvolta sono proprio Varsavia (noi di PoloniCult ci siamo anche imbattuti nelle riprese) o Łódź a sostituirsi ai boulevard della Ville Lumière.

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