Dygat, Dygat, sempre Dygat

Dygat Disneyland

Di quella lista mi restò impresso il nome Dygat, Stanisław, scrittore varsaviano, ricordato perlopiù come autore de Il lago di Costanza (titolo approssimativo, trattasi del celebre Jezioro Bodeńskie). Scrittore varsaviano. Dygat.

Occhio a Wikipedia:

Stanisław Dygat, classe 1914, morto a Varsavia nel 1978. Fu autore di sei romanzi (tra questi Podróż, graziato da una meravigliosa traduzione di Feltrinelli nel 1960, con il titolo Il viaggio) e alcune raccolte di racconti che segnarono un’epoca. O forse no, non segnarono quell’epoca di martiri e soffocamenti, ma ne parlarono con borghese distacco, quasi ignorandola. Da uno dei suoi libri, Disneyland, venne tratto un film ritenuto classico, Jowita, per la regia di Janusz Morgenstern nel 1967.

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Cronache dal confine di Meekhan (estratto in italiano) – R. Wegner

Wegner Meekhan

Gli Shadoree sbucarono proprio da dove ci si sarebbe aspettato. Dodici uomini carichi come muli sopraggiunti dal bosco, diretti al versante orientale del pascolo. Si fermarono sul limite della foresta. Avevano l’aspetto di chi ha camminato per giorni senza fermarsi, sporchi, non rasati, affannati. Scendeva la sera e avevano il sole che gli brillava dritto di fronte, e la distesa del pascolo, delicatamente ondulata e ricoperta di neve fresca, dava una sensazione di pulito e di conforto. Li illudeva con la speranza di essere il tragitto più semplice e senza pericolosi trabocchetti.

Ovviamente mentiva.

Il primo degli uomini mise qualche passo in avanti, affondando nello strato soffice fino al ginocchio. Era chiaro che la neve risaliva solo alla notte precedente. L’uomo si sistemò meglio il grosso sacco che portava sulle spalle, sbraitò qualcosa al resto dei suoi e continuò ad avanzare, nell’idea di tagliare attraverso il pascolo, per la strada più breve. Gli altri lo seguirono a distanza di qualche passo. Un centinaio di passi dopo la guida si fermò, col respiro pesante, e fece segno al secondo della fila di sostituirlo. Attese che tutto il gruppo gli passasse davanti, prima di sistemarsi dietro. Cento passi dopo seguì un’altra sostituzione, poi un’altra ancora. Per essere uomini che avevano un’intera notte di cammino alle spalle, mantenevano un ritmo piuttosto elevato. Erano a metà strada, un quarto d’ora dopo.

E fu in quell’istante che furono traditi.

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Dorota Masłowska e il suo pavone tredicenne

Dorota Masłowska è la causa per cui molti della mia età hanno cominciato a seguire la letteratura polacca. Il suo debutto del 2002 è stato incendiario, di quelli che presagiscono a un seguito altrettanto incerto e affascinante. Wojna polsko-ruska pod flagą biało-czerwoną (Prendi tutto è il suo titolo italiano, traduzione di Corrado Borsani Ucci, uscito per Frassinelli nel 2004) è il libro che ottiene un successo clamoroso in Polonia e in tutta Europa, e catapulta l’autrice nell’Olimpo della letteratura che conta. Vince subito il Paszport Polityki, e va in finale al Nike. Divide la critica, si crea il suo pubblico. Entrambe le categorie affermano con decisione che la Masłowska è qualcosa di mai visto prima, o quasi. Così il primo romanzo dresiarz scompiglia, destabilizza l’ambiente letterario, ma non di certo le vendite, che pare raggiungano i quarantamila esemplari.

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PoloniCultori – Intervista ad Anna Cieplak

Anna Cieplak

Ho incontrato Anna Cieplak in settimana qui a Cracovia per curiosità, volevo conoscere di persona questa autrice giovane e già vincitrice di alcuni premi importanti qui in Polonia – il premio Conrad per il miglior debutto letterario, premio Witold Gombrowicz. È stato molto semplice entrare in sintonia con Anna Cieplak, è una persona empatica e aperta con cui è possibile conversare per ore di letteratura. È giovane e conosce l’ambiente di cui ha scritto e che continua ad analizzare nei suoi libri. L’opportunità per una lunga conversazione è data da questo romanzo di esordio che sta conquistando tutti, Ma być czysto recensito su PoloniCult di recente, e più in generale dai temi evocati in questo libro: gli adolescenti in Polonia, l’influenza dei social media nella vita quotidiana, la sua idea di letteratura.

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Papusza – Estratto in italiano

Papusza italiano PoloniCult

«Mi tolsi il lutto perché era già passato un anno dalla sua morte». Morì in casa sua, sotto le coperte, la testa su un grande cuscino. C’era tutta la famiglia riunita da Gorzów, i Wajs e i Dębicki. Io tremavo, avevo le gambe congelate e quando la morte fu al suo capezzale io non ero con lui perché ero andata a bere un tè in cucina. Sentii urlare, mi precipitai e fu allora che la vidi seduta accanto al mio vecchio zingaro. Nessuno si accorse che era lì, solo io. Urlai disperata, per tutta la casa: «Salvatelo, dategli del latte!» Fu tutto inutile. Un soffio di vento gelido e Dyźko fu dell’altro mondo. Lo guardai in volto, avvizzito come terra asciugata dal sole, non aveva quasi più le labbra, la bocca era solo un buco spalancato, non sembrava neanche più una persona. Da quel giorno sono phivli, vedova, ed è tutta colpa di quella casa, nient’altro che questo. Dyźko era sopravvissuto a due guerre intere, più di una volta aveva dormito nei campi tra fango e muschio e non gli era mai successo niente. E invece gli è bastato stendersi su quel letto comodo per non rialzarsi più.

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Król – Alef (Traduzione italiana)

Król PoloniCult

Mio padre è stato ucciso da un ebreo alto e forte, un pugile del Maccabi Varsavia dalle braccia lunghe e le spalle massicce che adesso è in piedi, sul ring, per l’ultimo incontro della serata. È  l’ultima ripresa dell’incontro e lo sto seguendo seduto dalla prima fila. Il mio nome è Moises Bernstain, ho diciassette anni e non esisto. Il mio nome è Moises Bernstain, ho diciassette anni e non sono un uomo, non sono nessuno, io non sono qui, non esisto. Sono un magro povero figlio di nessuno seduto a osservare l’assassino di mio padre in piedi sul ring, bello e forte. Il mio nome è Moises Inbar, ho sessantasette anni. Ho cambiato cognome. Sono seduto alla macchina da scrivere e sto scrivendo. Non sono nessuno. Non ho neanche un nome vero.

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I duellanti – Di quando Ridley Scott ridisegnò Conrad

I duellanti

Conrad scrive molto di più negli spazi bianchi tra un rigo e l’altro che in quelli neri occupati dalle lettere. Attraverso il racconto di due ufficiali che si danno la caccia per l’Europa in fiamme, mette in scena lo sconto di due personalità contrapposte ma complementari, due umanità calate nel cuore della propria epoca proprio mentre essa sta mutando. Così mutano anche i due protagonisti nei duelli per stabilire chi debba prevalere. Ma più questo scontro si porta avanti, più la storia scorre nelle loro mani, più il destino di Napoleone e del suo esercito, dell’Europa tutta, si compie. Hubert riuscirà a vincere perché tra i due è forse colui più capace di adattarsi al progresso. Féraud, uomo fedele al proprio onore più di ogni altra cosa, sarà parte di quel gruppo di uomini che resterà a fianco dell’imperatore esiliato. Maledirà il progresso di costumi e di uomini che condannano gli ideali a un posto buio e isolato, lontano dai vincenti.

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Król – il re di Varsavia

Król PoloniCult

Eppure Twardoch è lo stesso autore di Morfina, di qualche anno prima. Un libro di quelli che restano, e che aveva avuto un successo clamoroso. Qui in Belgio, tra tutti gli expat  polonofili, e non siamo così pochi, nel 2012 non si era parlato d’altro. Tutti avevano acquistato o letto Morfina, e si parlava di questo autore in grado di mantenere alta la tensione per più di 400 pagine, che descriveva il rapporto tra narratore, sua moglie, sua madre e la sua amante viziato dalla sua dipendenza per la sostanza del titolo mentre Varsavia cadeva presa dai tedeschi, nel settembre 1939. Una lettura affascinante e disturbante, di sicuro successo.

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Toksymia – Capitolo 2 (traduzione italiana)

Toksymia

Secondo capitolo estratto dal romanzo Toksymia di Małgorzata Rejmer in traduzione italiana – di Małgorzata Rejmer, traduzione italiana a cura di Francesco Annicchiarico – Clicca qui per leggere l’articolo dedicato al libro. *** Jan Quel mattino Jan Niedziela si svegliò sull’onda di un’emozione sfuggente che di colpo mise a fuoco,…

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Toksymia – l’orrore trasformato in meringa

Toksymia

Provo a raccontare una storia.
Ero naturalmente a Varsavia, nel 2010, unica città d’Europa capace di offrire masochismo letterario e sedute di alcolismo esistenziale a prezzi ragionevoli. Come tutti sanno, Varsavia ha una gran fame di cambiamento, anche troppo repentino. Non si fa in tempo ad affezionarsi a un posto che al prossimo ritorno già si rischia di trovarci un centro scommesse, o addirittura un parcheggio al suo posto. È successo anche a me, affezionato cliente dei bar esistenzialisti per mod, punk e rastaman fuori corso di ulica Dobra, in zona Powiśle, chiamati Jadłodajnia Filozoficzna, Aurora e Czarny Lew. Erano tre locali l’uno di fianco all’altro, perennemente aperti, giusto di fronte al caffè letterario Czuły Barbarzyńca. Tra le pile di libri alla cassa, il Barbaro sensibile aveva esposto anche questo libro bizzarro, Toksymia, a firma di Małgorzata Rejmer, edito da Lampa i Iskra Boża edizione brossurata illustrata da Maciej Sieńczyk.

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