Apologia di un classico: Stanisław Lem – Solaris

Solaris – tra fantascienza e filosofia: le risposte che l’uomo non trova

di Mara Giacalone
 

Oltre al caro vecchio detto “non giudicare un libro dalla copertina”, bisognerebbe mettere da parte anche i pregiudizi inerenti al genere, anche se non sempre risulta facile. Ogni lettore ha le proprie passioni e sa fin da subito che alcuni testi non entreranno mai nella sua libreria, a meno che non ci sia qualche motivo particolare – tipo una lettura scolastica…

SolarisSolaris è un capolavoro della fantascienza filosofica”, si legge sull’aletta interna dell’edizione italiana del testo di Stanisław Lem, edito da Sellerio editore. Ad una prima occhiata potrebbe risultare quasi ossimorico…
Se non siete dei fan del genere, dategli un’opportunità, ne vale la pena e non chiudete il libro dopo la prima pagina. Chi è lettore di Lem, lo riconoscerà subito fin dall’inizio, con quelle descrizioni lunghe e dense di particolari in cui a volte – ammettiamolo – ci si perde via. Bisogna dargli fiducia, Solaris non è di certo uno di quei libri che affascina alla prima riga, non è amore a prima vista. Lem prende il lettore da lontano, gli gira intorno scrutandolo e poi gli si avvicina – o fa in modo che noi ci avviciniamo a lui – di soppiatto: una volta entrati nella sua morsa, vi tratterrà come una calamita.

Un oceano di domande

Ma a parte questioni di lettura, Solaris cos’è? Un pianeta – se ci si ferma all’apparenza. Solaris è un pianeta con un “oceano” che vive e crea partendo dai desideri inconsci dei tre studiosi che abitano la stazione spaziale. Solaris è uno state of mind: un luogo della mente o della coscienza in cui il subconscio viene a galla e prende forma concreta, tangibile. Protagonista è Chris Kelvin, uno psicologo che viene mandato sul pianeta per cercare di capire cosa stia accadendo all’equipaggio. Ad accoglierlo è una atmosfera quasi horror e anche i lettori riescono a sentire i suoi passi che riecheggiano nella stazione apparentemente vuota. Poco dopo l’arrivo, Chris incontra Snaut –uno dei presupposti tre membri- che lo mette in guardia da chi (o cosa) potrebbe incontrare.

Il testo si sviluppa così intorno a un mistero, da dove provengono e cosa sono le creazioni F? Alternando capitoli discorsivi sulla solaristica – la scienza che studia il pianeta – a capitoli in cui c’è l’azione dei personaggi, Lem si avventura all’interno di questioni che mettono il lettore in discussione con se stesso e con il mondo come lo conosciamo.

È possibile, per l’uomo, comprendere qualcosa o qualcuno, attraverso categorie che siano diverse da quelle a cui è abituato? I tre scienziati non riescono ad avvicinarsi all’oceano, alla sua ontologia, perché lo osservano attraverso i limiti della conoscenza umana. Ma forse l’Oceano è qualcosa di diverso, di più. Lem si – e ci – chiede se siamo in grado anche solo di prendere consapevolezza che non tutto debba essere a nostra immagine e somiglianza, che là fuori, nello spazio, è molto più probabile che le cose non possano essere giudicate secondo la terminologia umana.

Il testo di Lem si configura come un urlo abbastanza disperato dell’uomo moderno davanti alla presa di coscienza della sua inferiorità davanti al cosmo. I tre scienziati, andando avanti con i loro studi, iniziano a rendersi conto dell’angoscia che provoca la non-conoscenza e quindi la mancanza di potere nei confronti di qualcosa. Non riescono a capire cosa voglia da loro l’Oceano, lo credono una creatura malvagia, ma forse è solo il terrore umano davanti all’ignoto,ì che genera a sua volta impossibilità di reazione e quindi fragilità, senso di impotenza.

Lo scienziato Sartorius, in un momento di delirio, arriva a comprendere tutto ciò dimostrando la presunzione umana derivante dal senso di superiorità nel credere di essere unici, ma che in fondo forse non è altro che un’ inconscia consapevolezza di essere nulla davanti al mistero del mondo:

Non abbiamo bisogno di altri mondi ma di specchi. […] Il fatto è che non arriviamo dalla terra come campioni di virtù o come monumenti dell’eroismo umano: ci portiamo dietro esattamente quello che siamo e quando l’altra parte ci svela la nostra verità – il lato che teniamo nascosto- non riusiamo ad accettarla!

In un contesto fantascientifico, difficile perfino da immaginare a momenti, Lem compie un viaggio introspettivo che mette a nudo le paure umane. Le creazioni F non sono altro che le concretizzazioni degli inconsci che tentiamo di sopprimere e a cui cerchiamo di non rispondere perchè troppo complicato, troppo doloroso… meglio lasciare la ricerca delle risposte ad altri: l’uomo moderno è per il quieto vivere.

Solaris è diventato un classico perchè l’autore è riuscito a dosare tutti gli ingredienti e quindi in uno scenario apocalittico, il lettore si perde in speculazioni filosofiche ma anche tra le albe dei due soli che illumninano ed oscurano una storia d’amore che non lascia impassibili.

Tirando le fila…

Come diceva il caro Gombrowicz tra le pagine del suo Diario, “La letteratura seria non è fatta per facilitare la vita ma per complicarla”: la lettura di Solaris non lascia il lettore deluso, nemmeno il più scettico. Il rischio che si incorre è quello, in sede di post-lettura, di inizare a leggere articoli sulla fisica quantistica e la legge di esclusione di Pauli o testi sulla sincronicità di Jung. Le grandi menti si attirano tutte come calamite, d’altronde.

Un ultimo rimarco. Nonostante lo scetticismo davanti alla filmografia che trae orgine dai romanzi, credo che in post-lettura, sia divertente dare una possibilità ad entrambe le trasposizioni cinematografiche di Solaris, quella russa del 1972 a opera di Andrej Tarkovskij e quella americana del 2002 di Steven Soderbergh con George Clooney. Due pellicole molto diverse, nessuna che riesca anche solo ad avvicinarsi alla bellezza del libro, ma validi e apprezzabili tentativi.

PoloniCult consiglia:

Solaris di Stanisław Lem

Solaris di Andrej Tarkowskij (versione in DVD – Versione in Bluray)

Solaris di Steven Soderbergh

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