Acciaio contro acciaio – di Singer, Varsavia e Grande guerra.

Recentemente uscito per Adelphi, Acciaio contro acciaio aggiunge un tassello alla robusta tradizione di Israel Singer in traduzione italiana.

di Salvatore Greco

È opinione diffusa tra gli appassionati di storia contemporanea che la Seconda guerra mondiale goda di una fortuna editoriale ben maggiore rispetto a quella della Prima con una quantità di titoli rivolti alle vicende del conflitto scatenato dalla Germania di Hitler di molto superiore a quelli della Grande guerra. Una tendenza simile si rispecchia spesso anche in letteratura, per questo l’uscita nella Biblioteca Adelphi del romanzo Acciaio contro acciaio di Israel J. Singer ambientato proprio negli anni tra il 1915 e il 1917 appare particolarmente interessante anche per vedere dalle mani di un grande narratore un pezzo di storia bistrattato dai più.

Delle abilità narrative dei fratelli Singer si era già occupato su PoloniCult Lorenzo Berardi, che aveva dato spazio particolare alla rivalutazione del più anziano dei tre, Israel, attraverso la fortunata uscita in italiano dei suoi romanzi-epopee I fratelli Ashkenazy e La famiglia Karnowski. Acciaio contro acciaio differisce in maniera sostanziale da questi due capolavori: è un libro decisamente più breve, concentrato e invece delle sorti di una grande famiglia ha un solo protagonista: il disertore dell’esercito zarista ed ebreo polacco Binyamin Lerner.

Acciaio contro acciaioLa vicenda inizia proprio con l’arrivo a Varsavia di Lerner dopo mesi passati in Galizia a combattere sul fronte occidentale aperto dall’impero russo contro quello austro-ungarico. È soprattutto Varsavia tinteggiata con l’incredibile capacità descrittiva di Singer a prendersi la scena: il caos da capoluogo di periferia di un impero in guerra si percepisce nelle strade affollate di soldati, reduci, disertori, semplici cittadini, sfollati, poveri e mutili: un’umanità variopinta che fa parte, spesso suo malgrado, dello scenario di guerra. È qui che Lerner inizia una serie di giri che lo porteranno a vivere in maniera quasi epidittica diverse situazioni tipiche degli anni che Varsavia, un po’ come tutta l’Europa centrale, visse in quegli anni. Parte dalla decisione di non presentarsi al comando e disertare, scottato e frustrato dall’esperienza del fronte abbastanza da non volerne più sentir parlare, e trova rifugio presso lo zio per parte paterna, un ebreo anziano e avido scappato dalla Galizia e finito in miseria per via di certe idee sugli affari alquanto strampalate. La convivenza tra il carattere aspro dello zio e quello di Lerner invelenito dall’incubo del fronte si fa dura anche per il risveglio di un vecchio amore tra Lerner e la figlia dello zio, sua cugina Gitta, che nelle intenzioni del padre dovrebbe andare in sposa a un giovane quanto ricco arraffone che si procaccia affari con gli approvvigionamenti di guerra. Acciaio contro acciaio è appunto l’espressione che Singer usa per descrivere questo rapporto duro e contrastante.

Nonostante le premesse che farebbero sembrare questo rapporto il nucleo dell’intero romanzo, la vicenda continua a spostarsi senza soluzione di continuità seguendo il vagabondare di Lerner in cerca di una nuova identità e di un ruolo che possa redimerlo dalla condizione di disertore. E così lo scontro acciaio contro acciaio si fa pallido alle spalle mentre all’orizzonte si profilano un’improbabile convivenza in un atelier di artisti, il lavoro duro nel cantiere di costruzione di un ponte sulla Vistola finito con la guida di una rivolta sindacale degli operai, il lavoro in una comunità di rifugiati agli ordini di un filantropo dalla dubbia morale e infine una rocambolesca fuga a San Pietroburgo con tanto di partecipazione allo storico assalto al Palazzo d’Inverno nell’ottobre del 1917.

La quantità e qualità di atmosfere vissute all’interno di un libro di così poche pagine (240, un’inezia per le dimensioni monumentali care al Singer maturo) rende già da sé l’impressione che il romanzo sia frammentario e a volte poco approfondito, al lettore capiterà spesso di chiedersi che fine abbia fatto tale o tal altro personaggio la cui importanza ai fini narrativi sembrava radicale e poi invece scompare senza lasciare traccia. Lo stesso zio di Lerner, uno dei due protagonisti dello scontro acciaio contro acciaio che dà il titolo all’opera, sparisce rapidamente dalla trama andando ad infoltire il nutrito popolo delle comparse della Storia di cui lo stesso Lerner fatica a farsi protagonista. Quello che traspare di lui, infatti, è che si tratta di un uomo fondamentalmente buono ma anche il fatto che i suoi tentativi di incidere sui meccanismi in cui finisce –come quando da semplice operaio del ponte si fa attivista sindacale o quando nella comunità di rifugiati si impegna con un ardore commovente a trattare gli uomini come persone e non come schiavi- non portano grandi risultati, come se la lezione di Singer fosse anche quella di dimostrare come le sorti e le intenzioni di un singolo individuo possono incidere assai poco nei meccanismi giganteschi della storia umana.

Acciaio contro acciaio, lo dicevamo all’esordio, non ha la potenza né il respiro dei capolavori che Singer avrebbe dato alle stampe e al pubblico negli anni successivi, ma in qualche modo ne anticipa le capacità. Per la verità sarebbe prezioso poter accedere all’originale yiddish antecedente all’editing e ai robusti tagli compiuti nella traduzione inglese compiuta dal figlio di Israel, Joseph Singer, e dalla quale è partito il lavoro di traduzione italiana di Anna Linda Callow. L’impressione, avendo ben presente le dimensioni e la portata storica dei grandi capolavori di Singer, è che la frammentazione in episodi a volte così scompagnati tra loro e lo smarrimento dei personaggi possano essere dovuti proprio al lavoro postumo dell’erede dell’autore che, a quanto apprendiamo da una nota della traduttrice, avrebbe operato dei profondi tagli all’opera. È quasi certo che, anche senza di essi, ci troveremmo comunque di fronte a un libro che con difficoltà potrebbe confrontarsi con le grandi saghe familiari degli anni successivi, ma sarebbe di certo un raffronto più onesto perlomeno sul piano filologico.

Al netto di queste considerazioni, Acciaio contro acciaio è un romanzo godibilissimo che supplisce con pennellate di strepitosa bellezza narrativa alla sua mancanza di carattere strutturale. Le descrizioni delle strade di Varsavia sono ritratti di grande efficacia storica, inestimabili per immaginare la vita nella capitale durante una guerra che quella volta l’aveva solo sfiorata, mentre le dinamiche in casa di Reb Baruch Joseph -lo zio di Lerner- e i litigi con la moglie e la figlia attingono a piene mani alla tradizione yiddish del battibecco comico dando la dimostrazione di quanto Singer sia ancora oggi una delle voci letterarie più importanti di quel mondo cancellato a forza. E per restare in tema, gli screzi tra operai polacchi, russi ed ebrei, divisi per nazionalità come in squadre avverse dagli occupanti tedeschi che guidano i lavori del ponte, raccontano in un romanzo uscito quindici anni prima dell’invasione nazista della Polonia come gli spiriti nazionali sobillati con furbizia da un vento maligno di invidia e orgoglio avessero preparato da tempo il terreno per i semi di una tragedia immane.

Postilla finale: il libro in questione è uscito anche per Bollati Boringhieri un anno fa con il titolo “La fuga di Benjamin Lerner” e nella traduzione di Marina Morpurgo.

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