Roberto Reale

Roberto RealeRoberto Reale. Di formazione matematico, mediterraneo di nascita, ho dovuto affidarmi a un percorso tortuoso per arrivare a quella Europa di mezzo, come la chiama Aldo Bonomi, che poi avrei capito non essermi né carnalmente né intellettualmente estranea. Di questo percorso sono ovviamente responsabili, tra gli italiani, i “soliti noti” Magris e Ripellino; ma poi Hašek e Neruda e di là Morcinek, e ormai la direzione era imboccata.
Dei “microcosmi” di cui è fatta la nostra esperienza del mondo penso che (per me) l’unica possibilità di avvicinarli passi attraverso le lingue che li definiscono; lingue che mi piace(rebbe) sperimentare con larghezza, dall’immediatezza del parlato alla non-linearità di certe forme di cultura “di potere”. Lingue dunque che servono a capirsi come a nascondere, ma pure a smascherare. Lingue, ancora, che credo decidano parecchio dei rapporti tra il livello “macroarea” e il livello locale (minoranze linguistiche, dialetti, gwary).

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