A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska PoloniCult Cover

Un libro tutto italiano racconta la storia della nazionale polacca ai mondiali di calcio del ’74: è A ritmo di Polska

di Salvatore Greco

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

A ritmo di Polska si inserisce in una costellazione sempre più nutrita di storie di calcio con titoli dedicati al calcio jugoslavo, a quello sovietico, all’Ungheria di Puskas o a storie varie nel secolo dei totalitarismi, ma a rendere particolarmente interessante il libro di Bertolotto -oltre alle preziose interviste con alcuni dei protagonisti- è anche la scelta di taglio votata alla pulizia stilistica e al racconto dal vero, senza fronzoli, di una storia che lo straordinario ce l’ha dentro di sé senza che retorica e pletorico storytelling vadano ad appesantire il carico.

Dopo la prefazione firmata da una vecchia conoscenza polacca del calcio italiano, il bello di notte Zibi Boniek, A ritmo di Polska si apre con una rapida carrellata sulle (poche) glorie e (numerose) pagine scialbe della storia del calcio polacco di prima degli anni Settanta, niente citazioni a sproposito di De Gregori e iperboliche e sperticate analisi politiche e bacchettamenti ex catedra del socialismo reale ma solo storie, numeri e uomini. Un uomo in particolare, emerso da quel contesto, sarà il futuro commissario tecnico di quella nazionale: Kazimierz Górski. E con la storia sportiva e umana di Górski parte la narrazione più profonda di A ritmo di Polska che immerge il lettore con sapienza e delicatezza dentro un contesto lontano eppure leggibilissimo con un crescendo di coinvolgimento che passa per la spedizione olimpica del 1972 -con i polacchi arrivati a conquistare l’oro- le qualificazioni mondiali con le appassionanti sfide a Galles e Inghilterra e poi con il mondiale vero e proprio.

Il racconto della spedizione mondiale, va da sé, è il cuore di A ritmo di Polska e ancora una volta quello che più piacevolmente colpisce è nella semplicità con cui Bertolotto mette assieme i pezzi e lascia che sia la storia a raccontare se stessa. Il lavoro d’archivio fatto sui quotidiani sportivi nostrani e polacchi gli consente una ricostruzione minuziosa non solo dei match ma anche di quei dettagli apparentemente minuti ma che poi nascondono il grande segreto dell’immedesimazione. Senza fuochi d’artificio ma con la forza delle fonti, l’autore ci porta letteralmente dentro il ritiro nella cittadina di Murrhardt, località tranquilla e isolata dove quella che -non va dimenticato- è la compagine sportiva di un Paese socialista affronta la sua missione in un Paese del blocco occidentale. Le indiscrezioni, i commenti, i dubbi di formazione si vivono giorno per giorno come un reporter che viaggia a fianco della squadra e la racconta in diretta dalla partita con l’Argentina, passando con quelle contro Haiti e Italia, per poi arrivare alle fasi successive, alla storica e famigerata semifinale (impropriamente detta visto il formato di allora) contro la Germania Ovest e la finale di consolazione vinta contro il Brasile grazie a un goal di Grzegorz Lato.

Riguardo al match con l’Italia, non certo uno dei momenti più lucenti della storia del calcio azzurro, Bertolotto scava a fondo di una questione ben spinosa e evidenziata dai giornali di allora ma poi passata sotto silenzio. I sospetti e la proposta combine da parte dell’Italia alla Polonia già certa della qualificazione hanno uno spazio importante dentro A ritmo di Polska, ancora una volta lasciando la voce solo a testimonianze e fonti senza che l’autore ci metta becco, e il suo svelamento per quanto non ufficiale è uno dei tanti amari segreti di Pulcinella del nostro Paese. La combine, che infine non ci fu perché la Polonia vinse quella partita 2-1, vide protagonisti insospettabili da entrambi i lati e storie che si trascinano ancora. A corredare di concretezza un libro già ricco di fonti meritano segnalazione anche le interviste conclusive a protagonisti inimmaginati, come l’arbitro veneto di Polonia-Germania, ma anche al capocannoniere di quel mondiale Grzegorz Lato.

A ritmo di Polska resta probabilmente un libro per grandi appassionati, i meno interessati al calcio lo potrebbero trovare tecnico, puntato su temi slegati dalle altre vicende del mondo anche se sarebbe un errore di valutazione: il peso simbolico di quella vittoria per la Polonia socialista e la generazione che lo visse fu notevole. Resta però un libro molto piacevole, denso e snello contemporaneamente, per tutti gli amanti di storie di sport e di storie polacche naturalmente, con il pregio di una penna leggera e discreta e la scelta -mai troppo lodata- di lasciare alla storia e ai protagonisti il compito di emozionare senza ricami o ricercatezze, che al giornalismo sportivo italiano di Buffa ne basta e avanza uno.

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