I duellanti – Di quando Ridley Scott ridisegnò Conrad

I duellanti

Conrad scrive molto di più negli spazi bianchi tra un rigo e l’altro che in quelli neri occupati dalle lettere. Attraverso il racconto di due ufficiali che si danno la caccia per l’Europa in fiamme, mette in scena lo sconto di due personalità contrapposte ma complementari, due umanità calate nel cuore della propria epoca proprio mentre essa sta mutando. Così mutano anche i due protagonisti nei duelli per stabilire chi debba prevalere. Ma più questo scontro si porta avanti, più la storia scorre nelle loro mani, più il destino di Napoleone e del suo esercito, dell’Europa tutta, si compie. Hubert riuscirà a vincere perché tra i due è forse colui più capace di adattarsi al progresso. Féraud, uomo fedele al proprio onore più di ogni altra cosa, sarà parte di quel gruppo di uomini che resterà a fianco dell’imperatore esiliato. Maledirà il progresso di costumi e di uomini che condannano gli ideali a un posto buio e isolato, lontano dai vincenti.

Continua a leggere

1947-2017. Settant’anni di animazione polacca

Animazione polacca

C’è qualcosa intorno all’idea che abbiamo di animazione che la relega in un’eterna dimensione di giovinezza. Forse si tratta della natura stessa del genere, portato allo sviluppo continuo delle sue forme, o forse del fatto che lo sbocco più florido dell’animazione -inutile negarlo- è quello dei film per l’infanzia. Fatto sta che ormai, in barba alla percezione comune, sono già almeno tre le generazioni che hanno potuto averci a che fare e in Polonia in particolare -dove la tradizione è floridissima- si celebrano nel 2017 i settant’anni di attività.

Continua a leggere

Sztuka kochania, amarsi un po’ di più

Sztuka kochania PoloniCult

Sztuka kochania significa ‘L’arte dell’amore’. Due parole che per tre generazioni di polacchi rimandano a un celebre libro scritto da Michalina Wisłocka. Un’opera pubblicata nel ’76 da Iskry, dopo che migliaia di copie erano già in circolazione dal Baltico ai Tatra grazie a numerose edizioni samidzat. Il successo ottenuto dal libro presso la stampa clandestina non deve sorprendere. Sztuka kochania è un manuale di educazione amorosa ed erotica anticonformista e coraggioso per gli standard della sessualmente repressa Polonia socialista dell’epoca. Non a caso, la prima edizione ufficiale del testo tentava di annacquarne l’esplosività dei contenuti con un’innocente copertina dall’incongruo disegno di due sposini ritratti di spalle. Un impacciato stratagemma per tentare di arginare il successo di un’opera capace di vendere milioni di copie nelle sue successive edizioni e ristampe in Polonia (l’ultima nel 2016) e consultata ancora oggi, persino in audiolibro.

Continua a leggere

Maledetto Cioran

Cioran

Al principio del 2008 appare in Francia, per i tipi de L’Herne, la prima traduzione completa della Trasfigurazione della Romania di Emil Cioran. L’operazione editoriale è coraggiosa sia perché si tratta di un’edizione integrale, nel senso che le pagine a suo tempo espunte per volontà dell’autore vi si trovano reintegrate, sia perché il libro stesso non è di quelli che, a scriverne, fanno propriamente onore. In Francia, naturalmente, l’eredità di Cioran è molto più sentita che in Italia; eppure il libro, che l’autore scrisse e pubblicò in romeno nel 1937 col titolo Schimbarea la faţă a României, non era mai stato tradotto in francese.

Continua a leggere

Król – il re di Varsavia

Król PoloniCult

Eppure Twardoch è lo stesso autore di Morfina, di qualche anno prima. Un libro di quelli che restano, e che aveva avuto un successo clamoroso. Qui in Belgio, tra tutti gli expat  polonofili, e non siamo così pochi, nel 2012 non si era parlato d’altro. Tutti avevano acquistato o letto Morfina, e si parlava di questo autore in grado di mantenere alta la tensione per più di 400 pagine, che descriveva il rapporto tra narratore, sua moglie, sua madre e la sua amante viziato dalla sua dipendenza per la sostanza del titolo mentre Varsavia cadeva presa dai tedeschi, nel settembre 1939. Una lettura affascinante e disturbante, di sicuro successo.

Continua a leggere

S. Banach – se da Cracovia si rifonda la matematica

Banach

Però qui nel 1916 siamo ancora nel cuore della Galizia, dentro quel grandioso esperimento di Europa Unita ante litteram che fu l’impero asburgico, in un luogo che fu il prodotto di una mitopoietica politica e antropica fiorita miracolosamente sullo spartiacque tra i due secoli, aperto agli apporti di popoli e culture multiformi. Tra Vienna, Leopoli e Cracovia una continua corrente d’idee fluisce vigorosa. Tutto può accadere.

Tant’è vero che noi che passeggiamo lungo i Planty non siamo gente qualsiasi, ma Władysław Hugo Dionizy Steinhaus, già allievo di David Hilbert a Gottinga, fondatore della scuola di matematica di Leopoli ed ivi professore all’università. E allora come non fermarsi di botto, come non abbracciare quei giovani, come non gioire di fronte al talento finora misconosciuto del più brillante tra loro, Stefan Banach, un autodidatta cui non mancava che l’incontro con un mentore capace di intuirne e svilupparne il genio?

Continua a leggere

La Polonia sulle felpe – patriottismo e dove trovarlo

Abbigliamento patriottico

Il fenomeno dell’abbigliamento patriottico è relativamente recente se consideriamo che una delle marche più note ha iniziato solo due-tre anni fa. Questo dato però si scontra con la realtà dei fatti che mostrano come fin da subito tale iniziativa abbia riscontrato un incredibile successo tra i giovani – ma non solo – che trovano in questo tipo di abbigliamento un modo di esprimere le proprie idee politiche e la loro idea di Polonia oltre che di patriottismo. Non ci sarebbe nulla di male nell’indossare un’innocente t-shirt blu con una piccola aquila o con una piccola bandiera biancorossa se questa scelta non fosse presa come dimostrazione di appartenenza politica e di una retorica nazionalista che si va sempre più espandendo in tutto il paese. Il punto di partenza o il nocciolo della questione, se volete, è proprio questo, che tali indumenti, non sono semplici vestiti, ma si presentano come simboli di una determinata ideologia e di un determinato discorso nazionale e – purtroppo – nazionalistico. Esso si presenta infatti come un discorso identitario veicolato tramite un mezzo – i vestiti – di prima necessità e che acquista determinati valori simbolici per chi li indossa e per chi li vede indossati: il messaggio trasmesso è un forte sentimento patriottico e di appartenenza ad un preciso e circoscritto gruppo sociale. Le magliette o le felpe che rientrano in queste linee usufruiscono e si fanno portatrici di una retorica fondata su degli elementi che puntano a conquistare la massa attraverso un linguaggio stereotipato che utilizza precise immagini storiche volte a sottolineare particolari caratteri della nazione – in questo caso polacca – con lo scopo di suscitare orgoglio nazionale.

Continua a leggere

Kraków pod ciemną gwiazdą

Il testo che qui si presenta è opera di Krzysztof Jakubowski, divulgatore che ha dedicato non poche opere a Cracovia, tra le quali voglio ricordare un’interessante Kawa i ciastko o każdej porze, ovvero una storia delle caffetterie e delle pasticcerie della città del Wawel. La sua fatica più recente, il cui titolo è approssimativamente traducibile con “Il volto oscuro di Cracovia”, è una raccolta di brevi resoconti dedicati a singoli episodi criminosi che lì si sono verificati in un arco temporale che si estende dal 1885 al 1967. Il libro, edito da Agora nel 2016, è scandito da tre macrocapitoli, dedicati rispettivamente agli omicidi, alle truffe e a quei casi che hanno avuto, per ragioni diverse, implicazioni con la politica. Ogni capitolo si articola in svariati microparagrafi, ognuno dei quali racconta – sarebbe meglio dire “relaziona” – di un caso specifico.

Continua a leggere

PoloniCultori – Intervista a Kamil Bałuk

Kamil Bałuk PoloniCult

Sulle colonne di PoloniCult abbiamo parlato di recente di Wszystkie dzieci Louisa, reportage dedicato alla storia incredibile di un donatore di sperma che negli anni Ottanta nei Paesi Bassi ha contribuito a concepire più di duecento bambini che oggi sono giovani adulti alla complessa ricerca di identità. Non c’è una briciola di sensazionalismo nel modo in cui il giovane autore Kamil Bałuk (qui il suo sito ufficiale) affronta la storia, ma anzi una grande attenzione nei confronti delle vicende umane di tutti i protagonisti e una grande capacità nell’utilizzare gli strumenti del reportage. Per approfondire meglio la cosa ho deciso di parlarne con lui. Lo incontro un pomeriggio di ottobre davanti a una tazza di caffè da Wrzenie świata, locale varsaviano “colonia” degli autori dell’Instytut Reportażu che d’altronde ha sede al piano di sopra.

Continua a leggere

Gajto Gazdanov, un esule russo nel demi-monde di Parigi

Gazdanov

In questo romanzo carico di elementi autobiografici, Gazdanov prende per mano il lettore e lo conduce nel  profondo demi-monde parigino, a conoscere personaggi ai margini della società che volteggiano nel buio tra café notturni, music-hall e case chiuse, tra boulevard rispettabili e vicoli al limite del degrado. Personaggi  straordinari colti nel loro affanno quotidiano, di cui Gazdanov ci narra le storie, ora con distacco e disprezzo, ora con sincera empatia: prossineti, donne che fanno la vita, viziosi membri della bourgeoisie francese, clochards, vecchi rivoluzionari russi, ex-generali colti e rispettabili costretti a fare i tassisti o gli operai per sopravvivere.

Continua a leggere