Zasieki- Berge, la città smontata e portata a Varsavia

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Zasieki

 
 
di Luca Palmarini

La storia di Zasieki per me è iniziata a Nadodrze, quartiere di Wrocław. Un giorno, visitando il palazzo in cui aveva abitato Anna German, come sempre alla ricerca di stucchi e piastrelle  del secolo scorso da fotografare, sono incappato in pani Basia (la signora Barbara). Dopo avermi chiesto cosa cercassi ed essersi stupita per le mie strane ricerche, le ho rivelato del mio amore per la Polonia e del mio interesse riguardo ai destini di milioni di polacchi e tedeschi deportati per assecondare i capricci di Stalin. Anche Basia ha iniziato a raccontarmi della sua famiglia che proveniva da Drohobycz per parte di madre e dalla regione di Podhale per parte di padre. Insomma, il classico melting pot che caratterizza i territori occidentali della Polonia. Da lei vengo a sapere che negli anni del dopoguerra quando  era  ancora ragazza aveva lavorato a Zasieki, contribuendo a far sparire una cittadina dalla faccia della terra. Incuriosito chiedo alla signora maggiori informazioni. Arrivati dall’est della Polonia nei primi giorni del 1946, i suoi genitori cercavano un paese dove stare e alla fine si  insediarono in una casa abbandonata dai tedeschi in fuga. La casa si trovava a Łęknica una cittadina situata lungo il fiume Neisse e quindi lungo il confine. Un giorno a casa si presentarono  alcuni soldati dell’Esercito Polacco che amministravano i nuovi territori. I giovani soldati chiesero loro se qualcuno avesse voglia di lavorare perché c’era da smontare qualche casa lì vicino.

Zasieki

Zasieki, vista dalla sponda oggi tedesca (Forst), foto Wratislavie Amici.

Basia mi dice che allora aveva 14 anni e che dopo la guerra e l’abbandono del suo paese natale aveva voglia di rifarsi una vita. Accettò il lavoro e così per qualche mese partecipò all’insolita esperienza della demolizione di una cittadina. Zasieki prima della guerra portava il nome di Berge ed era un quartiere della città di Forst, situato sulla sponda orientale del fiume Neisse. Con la fine della guerra il nuovo confine polacco-tedesco venne stabilito lungo la linea dei fiumi Oder-Neisse. Molte città situate lungo il fiume divennero delle piccole Berlino, divise in due, ancora tedesche sulla riva sinistra e, da quel momento in poi, polacche sulla riva destra. Fu così che Berge divenne polacca. I primi ad arrivare furono i soldati dell’Esercito Polacco, con il compito di amministrare le nuove terre e di espellere i tedeschi rimasti. Nel primo piano di riorganizzazione della zona, redatto già nel 1945, Berge figurava ancora come città. Venne subito nominato un sindaco, mentre la cittadina fu ribattezzata Barść, versione lusaziana del nome Forst. Negli anni a seguire venne scelto il nome Zasieki che però non avrebbe portato fortuna alla cittadina. Barbara infatti, mi racconta che durante la distruzione delle case e la raccolta dei mattoni un ex abitante di Zasieki le aveva detto che tra le centinaia di polacchi che ogni giorno arrivavano dagli ex territori orientali, nessuno si era voluto stabilire a Zasieki. – Troppi ponti con la Germania, troppi soldati polacchi nei dintorni, mi diceva sempre – In effetti Basia ricorda che la zona era fortemente militarizzata: – Ho conosciuto tanti soldati allora, di uno di loro mi sono persino innamorata, ma dopo quei primi anni a Zasieki non l’ho più rivisto. I militari gestivano anche gli unici due forni del pane presenti in paese, erano dappertutto. Inoltre nessuno era sicuro di quale sarebbe stato il nuovo confine e dei tedeschi si aveva ancora paura  ̶ . In quel nuovo ovest polacco vi era una piccola città praticamente intatta che continuava a rimanere disabitata. C’era comunque un altro motivo per cui abitare a Berge-Zasieki risultava assai difficile: infatti, la conduttura fognaria dipendeva ancora da Forst e i tedeschi, dopo la perdita dei territori al di là del Neisse,  decisero  di  chiudere  i  condotti.  ̶  Molti  polacchi  che  arrivavano  in  questa  “terra promessa” avevano a disposizione molte altre case con le condutture fognarie funzionanti, perché quindi andare ad abitare là dove esse erano inutillizabili? – spiega il signor Marek che abita nelle vicinanze. Lo stesso era per l’acqua e la corrente elettrica. Inoltre, la città di Forst era stata strenuamente difesa dai tedeschi durante l’avanzata sovietica e in zona si trovavano ancora molti ordigni inesplosi. Basia mi racconta di aver visto saltare in aria almeno due persone: – Fu terribile, iniziammo a pensare che il posto fosse maledetto e che i tedeschi venissero di notte, piazzando bombe per vendicarsi – Nel 1951 Zasieki venne inclusa nella lista delle città che avrebbero fatto parte del “Piano di Investimento Nazionale”, che tradotto in parole povere, significava che sarebbe stata smontata pezzo per pezzo per contribuire a ricostruire la capitale. Si trattava di un’ironia della sorte, in quanto Forst, la parte più antica e più grande della città, pesantemente bombardata e distrutta all’80 %, venne poi ricostruita dalla nuova Repubblica Democratica Tedesca, mentre Berge-Zasieki, sulla riva destra, che era invece rimasta praticamente intatta e contava allora 278 edifici, venne cancellata dalla faccia della terra.

Zasieki

Quello che resta di Zasieki (i due lampioni) in fondo al ponte. Al posto della città c’è un bosco.

La signora Helena, intervistata per un giornale locale, racconta com’era la città.  ̶   C’era una grande piazza  – dice  ̶   da cui si dipartivano alcune vie che andavano a formare  una stella. Essa si trovava proprio di fronte al ponte che portava verso l’altra sponda del Neisse e al centro c’era una bella fontana. Helena ricorda anche, non senza una certa nostalgia, il ballo che venne organizzato per i lavoratori che stavano smontando pezzo per pezzo le case di Berge. Si festeggiava il vagone numero mille, riempito dai mattoni di Berge impregnati dal sudore dei polacchi giunti qui da ogni dove a cercar fortuna. La grande macchina della propaganda del regime era entrata in funzione: si ricostruiva Varsavia, mentre nel nuovo occidente polacco le città venivano distrutte. Questo è proprio il caso di Berge-Zasieki: pani Basia mi dice che la cosa le sembra assurda   ̶  Qui c’erano palazzi praticamente interi, alcuni avevano le porte spalancate, altri i vetri rotti, ma erano comunque interi. In tanti altri posti c’erano un sacco di rovine da cui si sarebbero potuti estrarre molti mattoni. Perché distruggere delle costruzioni ancora integre?   ̶ I treni intanto continuavano a partire, Zasieki invece continuava a sparire. C’era anche chi prendeva i mattoni per costruire la propria casa o poi rivenderli. Basia ci dice che potevano prenderne un numero limitato, ma in realtà riuscivano sempre a portarsene via il triplo di quelli loro concessi. Se oggi si passeggia in questo angolo di Polonia da cui si guarda verso la Germania ora unita, l’unica testimonianza che si trova è una larga via ancora oggi lastricata con gli stessi sanpietrini di allora, ai lati larghi marciapiedi, tutto troppo largo per un paesino di 300 anime. Della parte antica è rimasta una sola casa, dove abitavano le persone che tutti i giorni organizzavano i trasporti  di mattoni e tegole per Varsavia. C’erano anche cinque ponti in totale, oggi ne sono rimasti tre, tutti danneggiati in un loro frammento. Marek mi racconta che i ponti non sono stati  fatti saltare dai tedeschi come uno al suo arrivo può immaginarsi, ma dagli stessi polacchi che, dopo le tragedie della guerra e indottrinati dal comunismo, non avevano nessuna voglia di fraternizzare con il nemico tedesco che si trovava a poche decine di metri da loro. E in tale stato i ponti sono rimasti fino a oggi, spezzati e come sospesi in un sorta di terra di nessuno.

Zasieki

La signora Helena racconta al giornalista di essera andata a Varsavia solo una volta in tutta la sua vita e che mentre passeggiava per le vie della capitale ricostruita pensava al fatto che lì c’è il suo lavoro, che un po’ di quella Zasieki in cui lei ha lavorato e vissuto è lì, dentro quelle mura ricoperte di intonaco. Triste, ma vero.

Tra il 1895 e il 1900, in seguito al forte sviluppo industriale della Germania e di conseguenza anche della città di Forst, il quartiere sulla riva destra contava circa seimila abitanti, oggi a Zasieki di abitanti se ne registrano quasi trecento. Il governo polacco, già dal 1995 aveva promesso che avrebbe riparato i ponti e ricostruito una città capace di ospitare 5000 persone. La data fissata era per il 2013, ma ancora oggi non si è mosso nulla. Dalla tedesca Forst, al posto degli antichi palazzi in mattoni rossi oggi si vede un bosco verde che racchiude una fontana, una delle poche e tristi testimonianze di un città che non c’è più.

Luca Palmarini ©

Zasieki
Berge- Zasieki. Di tutto ciò sono rimasti i due grandi lampioni (visibili nelle foto precedenti) e il basamento della fontana.

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