L’uomo di ferro – la svolta della storia, la svolta di Wajda

Uomo di ferro

Come anche il titolo fa intuire, L’uomo di ferro è legato a doppio filo a L’uomo di marmo prodotto da Wajda qualche anno prima e dedicato alla storia della damnatio memoriae subita dall’ex eroe socialista Mateusz Birkut e al tentativo di una giovane regista di raccontarne la storia, tentativo naturalmente schiacciato dalla censura. Ne L’uomo di ferro ritroviamo Birkut, del quale si dichiara senza peli sulla lingua la morte per pestaggio da parte della polizia durante gli scioperi del 1970, ma soprattutto ritroviamo suo figlio Maciej Tomczyk, operaio nei cantieri di Danzica e vivace agitatore sindacale. Per Wajda il collegamento con il precedente film è quasi immediato dal momento che aveva presentato il personaggio del figlio di Birkut alla fine de L’uomo di marmo proprio come operaio dei cantieri navali. Nei panni di Maciej quello stesso Jerzy Radziwiłowicz che era stato suo padre pochi anni prima, particolarmente bravo a trasmettere l’emotività ribollente del giovane sindacalista. Ritroviamo anche Agnieszka (Krystyna Janda), la giovane regista censurata che oggi è moglie e compagna di lotta di Maciej Tomczyk, in prigione per attività sovversive.

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L’uomo di marmo – Wajda e il cinema che fa la storia

L'uomo di marmo

Nel 1976 la Polonia di Gierek scricchiolava, stretta com’era nell’affanno di gestire i contraccolpi di un’economia strozzata dal debito e nel laborioso tentativo di convincere l’URSS che Varsavia non sarebbe stata una nuova Praga e che non ci sarebbe stata un’altra Primavera dopo quella del ’68. In quell’anno, Andrzej Wajda era già un regista più che affermato, cinquant’anni e numerose pellicole alle spalle, tra cui almeno un paio di riconosciuti capolavori. L’apice era ancora da venire, ma era proprio dietro l’angolo della Storia, e forse lui stesso ne sentiva il crepitante avvicinarsi. Il ’76 per Wajda fu anche l’anno di una rivincita simbolica, l’ammissione da parte della censura di un film bocciato solo alla sceneggiatura dieci anni prima, quel film era L’uomo di marmo (Człowiek z marmuru).

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Andrzej Wajda – tributo alla storia

Wajda

Con la morte di Andrzej Wajda, avvenuta il 9 ottobre scorso, termina la lunga carriera di uno degli autori più importanti del cinema non solo polacco, ma anche mondiale. Il suo è il caso più unico che raro di un regista la cui intera opera è pressoché interamente incentrata sulla storia specifica del proprio Paese, ma nonostante questo è riuscito a trovare una vasta eco a livello globale. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che Wajda ha sempre infuso i propri film di temi universali come la lotta per la libertà, la ricerca della verità e gli interrogativi sul significato della condizione umana.

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Il treno fatale del cinema polacco

La storia del cinema e quella del treno hanno molti punti in comune. Entrambi sono simboli della modernità, di una rivoluzione che ha cambiato il nostro modo di vivere e percepire il mondo. Ed entrambi sono l’esito di progressi tecnici incentrati sul movimento: quello di una macchina e dei passeggeri o delle merci che è in grado di trasportare, nel caso del treno, e quello dei fotogrammi e dei soggetti ripresi, nel caso del cinema.

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Korczak visto da Wajda, un’occasione per imparare

Sulle pagine di PoloniCult Lorenzo Berardi ha già raccontato la storia di Henrik Goldszmit, meglio conosciuto sotto lo pseudonimo letterario di Janusz Korczak, parlando di lui in quanto pedagogista e scrittore. Anche un grande maestro del cinema polacco, quale Andrzej Wajda, ha deciso di raccontare la sua storia, forse ancora troppo poco conosciuta, nel film Dottor Korczak (1990).

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