Tre storie da Cuba polacca

Cuba

Un polacco che scrive di Cuba, idealmente, è un gioco di sguardi e parole che merita attenzione a prescindere. Memori della grande lezione di Kapuściński nel raccontare il terzo mondo, e in particolare quel terzo mondo capriccioso e incerto nella sua strada verso il socialismo, pensare a un esponente del reportage polacco direttamente dall’isola canaglia di Fidel e del Che porta subito il lettore a immaginare una storia di confronto, lettura attenta e sguardo aperto. Kuba. Syndrom wyspy (Cuba, la sindrome da isola) di Krzysztof Jacek Hinz è un libro interessante, ma questo risultato lo raggiunge solo in parte. Cerchiamo di capire perché.

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Stefan Zgliczyński, Gli antisemiti siamo noi

antisemitismo polacco

Polska jest krajem antysemickim. La Polonia è un Paese antisemita. Secco, senza lasciar spazio a compromessi, senza cercare di ammorbidire i termini, è l’enunciato che apre il saggio di Stefan Zgliczyński Antysemityzm po polsku (Antisemitismo in polacco, Książka i Prasa, 2007). Il resto del libro è dedicato alla dimostrazione di questo asserto.

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Adam Michnik, la moralità da Stendhal a Willy Brandt

Michnik

The Trouble with History‘ è un agile volumetto pubblicato negli Stati Uniti da Yale University Press nel 2014 e a oggi ancora inedito sia in Italia che in Polonia. Il libro raccoglie una cinquina di recenti saggi di Adam Michnik. Mai come in questo caso l’autore non avrebbe bisogno di ulteriori presentazioni. Tuttavia qualche dato biografico va necessariamente dato perché, piaccia o non piaccia, Michnik è da almeno quarant’anni una figura cruciale della vita politica e culturale polacca.

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Nabu – il miraggio della vita

Nabu

Wędrówka Nabu, una storia commovente e forte per riflettere sulla crisi della società contemporanea. – di Mara Giacalone – Proprio in questi giorni mi è capitato di vedere un video su un esperimento condotto sulla letteratura per l’infanzia. Nello specifico, da una libreria piena sono stati tolti prima i libri…

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Szymborska. Un alfabeto del mondo

Szymborska

Perché Szymborska sia divenuta in Italia un vero e proprio fenomeno “pop” soprattutto a partire dal 1996, anno di conferimento del premio Nobel, è domanda a cui Luigi Marinelli tenta di rispondere nel saggio che chiude il volume di cui parliamo oggi: La fiera dei miracoli, ovvero Wisława Szymborska (e lo szymborskismo) in Italia. Le risposte che lo studioso ci offre sono, io credo, tutte riassumibili sotto l’etichetta calviniana di “leggerezza”, categoria che già il traduttore italiano della poetessa, Pietro Marchesani, aveva impiegato nella postfazione all’antologia da lui stesso curata Vista con granello di Sabbia (1998).

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Zygmunt Bauman – L’altro alle porte

Bauman

Basta un muro a proteggerci dalle invasioni? A questa domanda, apparentemente urgente e cruciale quanto nessun’altra, l’unica risposta possibile è che essa è mal posta; e decostruirne rigorosamente i meccanismi e le ideologie che vi si inscrivono, denunciandone tanto la drammaticità della storia che la produce quanto la perdita di senso che ne consegue.

Perché muro? Perché proteggerci? Perché invasioni? La scelta delle parole non è casuale, ma allude a una visione del mondo che, nel momento in cui si pone come narrazione egemone, esclude da sé ogni possibilità non solo di critica, ma di dialettica in senso lato. Nel momento presente interrogarsi sui presupposti di quella narrazione è dovere di coscienza civile, e non è senza significato che Zygmunt Bauman, il filosofo e sociologo polacco scomparso appena un mese fa, vi consacri il penultimo dei suoi scritti: Strangers at Our Door, Cambridge, Polity, 2016.

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Biblioteca della memoria: quando la lettura è un dovere

biblioteca della memoria

A noi di PoloniCult non serve e non è mai servita la data simbolica del 27 gennaio per occuparci di Shoah e di tutto il complesso mondo che le ruota attorno. Sarà che scegliendo di occuparsi di Polonia, ad un certo punto soffermarsi su determinate questioni è non solo fondamentale ma necessario, sarà che abbiamo una certa sensibilità umanitaria, sarà che siamo, nei più disparati sensi e significati, “ricercatori”, fatto sta che non riusciamo ad esimerci dal parlarne sempre. In questa data particolare, invece che soffermarci su un libro preciso, abbiamo deciso di regalarvi una sorta di biblioteca della Memoria, pensata da noi per voi. Non abbiamo vergogna ad ammettere che la questione su che titoli inserire sia stata abbastanza dibattuta, ma alla fine siamo giunti ad una conclusione che sarà esposta qui sotto assieme a tutte le motivazioni che riteniamo opportuno fare e dare.

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Leszek Kołakowski – mutazioni dell’identità

Kolakowski

Capita di essere apprezzati all’estero più che in patria, o comunque in modo diverso e per ragioni diverse. […] E spesso, paradossalmente, la lettura nazionale, endogena, è quella che meno giustizia rende al pensiero o all’autore che ne è oggetto, appunto perché i fattori ideologici o identitari hanno qui un “peso specifico” maggiore, e facilmente ci si presta a correggere il tiro. […] Questa sorte di “lettura scissa” fu anche di Leszek Kołakowski, uomo dalla carriera complessa, ma senza alcun dubbio tra i maggiori pensatori politici che non la sola Polonia, ma l’Europa ha avuto nel XX secolo.

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L’estetica della memoria: arte polacca che (soprav)vive

arte polacca

Il fatto che PoloniCult non parli mai di arte visiva stricto sensu, non significa che il panorama polacco non abbia nulla da offrire, anzi…
Ecco perché, non appena ci siamo imbattuti – totalmente a caso – nel libro La memoria finalmente: arte in Polonia 1989 – 2016, non abbiamo esitato un solo istante a recuperarlo per colmare le nostre lacune e dare una voce anche ad artisti che utilizzano altri mezzi di comunicazione per esprimere, non solo se stessi, ma il paese in cui vivono.

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