2013 – l’anno che a Wimbledon si parlò polacco.

Wimbledon

Wimbledon è qualcosa di talmente antico e atavico che non ha bisogno di aggettivi. Il nome ufficiale del torneo, infatti, è “The Championships”. Non serviva aggiungere altro all’epoca, le specificazioni servono a differenziare, Wimbledon era unico. E continua a esserlo, nonostante tutto, nonostante il tennis abbia compiuto una metamorfosi totale del suo ruolo, da passatempo nobile e poi borghese a sport diffuso a livello mondiale. E nonostante il calendario professionistico copra quasi tutte le settimane dell’anno, l’ultima di giugno e la prima di luglio brillano di una luce propria, la luce di Wimbledon, che consegna i suoi protagonisti alla storia di questo sport. Com’è successo a Jerzy Janowicz e Łukasz Kubot il 3 luglio del 2013.

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Jacek Hugo-Bader: storie di ordinaria URSS

URSS

W rajskiej dolinie wśród zielska è una raccolta di reportage per la verità piuttosto datati, tutti usciti sulle pagine di Gazeta Wyborcza tra il 1997 e il 2001: esperienze fatte da Hugo-Bader in luoghi simbolo della vecchia URSS e delle sue trasformazioni, nella Russia europea, in Cecenia, in Asia centrale e in Crimea, anche se molti anni prima che la penisola diventasse teatro dei recenti stravolgimenti geopolitici. Leggerli oggi, per certi versi, crea una forma di insoddisfazione nel trovarsi di fronte a cronache di tempi ormai superati, eppure vedere oggi la Russia, e tutto il mondo ex URSS, attraverso gli occhi di un cittadino polacco nei tardi anni Novanta, è un modo estremamente interessante di approcciare e capire quella parte di mondo, una missione a cui il grande reportage è chiamato.

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Kontrasty – Camminando sull’acqua. In memoria di L. Cohen

Leonard Cohen

Avete mai mangiato delle arance cinesi? Io no, e spero proprio di non provarle mai. Eppure nel 1981, nella grigia e triste Polonia della legge marziale, esse evocavano in me una nostalgia pari solo a quella che possono risvegliare in un viaggiatore delle mappe del mondo sparse sul pavimento. È quell’istante lì, quello in cui l’inquietudine non ha ancora ceduto il passo alla curiosità, e da quelle carte lacere per il tanto sfogliare si pregustano le avventure, quel vento sconosciuto e i profumi di terre nuove.

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Kontrasty – Stąpając po wodzie. Pamięci L. Cohena

Leonard Cohen

Jedliście kiedyś chińskie pomarańcze? Ja też nie, i mam nadzieję, że nigdy ich nie spróbuję. Ale w 1981 roku, w szarej, smutnej Polsce stanu wojennego, budziły one we mnie tak wielką tęsknotę, jaką w podróżnikach budzić mogą tylko porozkładane na podłodze mapy świata. To ta chwila, gdy niepokój nie ustąpił jeszcze ciekawości, ale już teraz daje się z tych poszarpanych od ciągłego przeglądania kart wyczytać przedsmak przygody, obcy wiatr i zapach innej ziemi.

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La pensione – di come andare oltre la memoria

la pensione

Le narrazioni dell’Olocausto fanno parte della letteratura polacca del secondo Novecento con una forza insopprimibile, motivata da cause contingenti di ovvia natura. Altrettanto vale per le riflessioni sulla memoria, delle quali per altro su queste pagine ci siamo spesso occupati. Il passo successivo era finora mancato, la riflessione sempre più pressante su cosa ne resta della memoria, quella dell’Olocausto ma soprattutto quella del mondo ad esso precedente, quando i suoi testimoni arrivano alla naturale conclusione delle loro vite. Il romanzo La Pensione, tradotto in italiano da Alessandro Amenta e uscito nel 2016 per i tipi di Mimesis Edizioni, è una prima risposta a questo problema.

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Zła mowa di Michał Głowiński

Zla Mowa

Quello che la casa editrice Wielka Litera propone è un compendio che riunisce oltre vent’anni di riflessioni dello scrittore e critico letterario Michał Głowiński (1934) sul linguaggio della politica e della propaganda in Polonia ai tempi della Polonia popolare, pubblicate a partire dagli anni Novanta, in quattro diversi volumi: Marcowe Gadanie, Komentarze do słów 1966-1971 pubblicato nel 1991, Peereliada, Komentarze do słów 1976-1981 del 1993, Mowa w stanie oblężenia 1982-1985 del 1996 e Koncówka (czerwiec 1985-styczeń 1989) del 1999. Vale la pena menzionare anche un’altra importante raccolta di studi teorici sui meccanismi di funzionamento e sulle strategie adottate dal linguaggio propagandistico della Repubblica Popolare di Polonia, che Zła mowa non contiene, ossia Nowomowa po polsku, uscita nel 1990 e ripubblicata nel 2009 (Nowomowa i dalsze ciągi. Szkice dawne i nowe) in un’edizione ampliata, che contiene anche gli scritti più recenti dell’autore, inerenti il linguaggio politico della Polonia contemporanea.

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Kazimierz Deyna, storia di un fantasista della PRL.

Deyna

Varsavia, 18 settembre 1979, allo Stadion Wojska Polskiego, lo stadio del Legia Warszawa, c’è un’atmosfera di festa, mista a malinconia. Fa piuttosto freddo per essere settembre, la gente assiepata sugli spalti indossa giacche e impermeabili, come anche i giornalisti, e i calciatori si preparano per il riscaldamento stretti nelle loro tute. Il pubblico delle grande occasioni è lì per l’amichevole tra il Legia e gli inglesi del Manchester City, e per un popolo affamato di oltrecortina basterebbe già questo, ma i tifosi varsaviani in tribuna quel giorno non sono interessati ad ammirare i nerboruti esponenti del mondo libero, quanto a omaggiare uno dei loro.

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Pensiero matematico, pensiero estetico

pensiero

La storia della Polonia nel XX secolo è una storia maltrattata; non meno maltrattata è la storia del suo pensiero. Maltrattata perché divulgata, soprattutto all’estero, in una forma frammentaria che non serve certo a rivendicarne il valore. E però va detto, fin da subito, che il pensiero filosofico della Polonia contemporanea non ebbe soltanto una funzione vitale di mediazione e sintesi delle tante istanze che hanno attraversato la riflessione europea nel corso del secolo, ma seppe produrre risultati di originalità assoluta.

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Treblinka – cronaca dall’inferno

treblinka

Non è la prima volta che la pagina virtuale di PoloniCult si apre alle dolorose voci di chi è stato testimone dell’Olocausto e questo perché, da polonisti, è semplicemente impossibile evitare di parlarne, aggirare l’ostacolo e lavarsene le mani. Per capire la Polonia di oggi, bisogna essere disposti a guardarne le ferite o lo sguardo che le si potrà rivolgere, sarà solo quello di un turista che l’ha scelta come meta per la sua economicità…

Torniamo oggi con ESTensioni per parlare di un libricino – forse sarebbe meglio dire pamphlet – di sole 79 pagine edito per i tipi di Adelphi: L’inferno di Treblinka a cura di Vasilij Grossman.

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L’altra faccia dell’11 novembre polacco

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L’11 novembre in Polonia si celebra la festa nazionale dell’indipendenza, anniversario di quel giorno del 1918 in cui, a seguito dello sfaldamento degli imperi centrali durante la Grande Guerra e dell’opera politica e militare del maresciallo Piłsudski, la Polonia tornò sulle carte geografiche per la prima volta dal 1795. In Polonia, tra le celebrazioni laiche, questa è quella più sentita, molto più di quella del 3 maggio o dell’anniversario dell’inizio del Powstanie Warszawskie il primo d’agosto – evento molto partecipato ma inevitabilmente legato alla capitale più che a tutto il Paese.

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