Vaclav Havel, Anticodici

Anticodici

Durante la sua intera carriera letteraria, Václav Havel è profondamente interessato alla scomposizione (e successiva ricomposizione) degli elementi costitutivi del linguaggio, sino al “livello zero” dell’alfabeto. In quei “caratteruzzi”, attraverso i cui vari “accozzamenti” siamo in grado di comunicare i nostri “più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo” (Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, in Galileo Galilei: Opere, ed. nazionale a cura di A. Favaro, Giunti-Barbera, Firenze 1890-1909), egli individua la possibilità di costruire un linguaggio dell’assurdo, un “alogismo ebete”, che sia l’esasperazione di quello “squallore semantico della lingua ceca nei giorni in cui accaniti commandos di penitenzieri e mestatori politici gareggiavano a rintontire le menti con tricchi tracchi di slogan”

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Timothy Garton Ash a Varsavia: di Europa e populismi

Garton Ash

Is Europe Disintegrating?‘, l’Europa si sta disintegrando? Ḕ questo l’assunto da cui è partito Timothy Garton Ash nell’incontro tenutosi presso la sala dell’ex biblioteca centrale dell’Università di Varsavia di Krakowskie Przedmieście il 25 aprile scorso. Una domanda che mai come oggi può apparire retorica. E lo storico britannico, pur ribadendo il proprio convinto europeismo e rammaricandosi per Brexit, non ha certo smentito l’impressione che l’Unione Europea (più che l’Europa in sé) abbia attraversato giorni migliori.

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La squadra spezzata. Per le strade di Budapest tra Puskás e i carri armati

La squadra spezzata

Il 2016 d’Ungheria ha portato con sé una grande quantità di evocazioni, coincidenze e anniversari che hanno inevitabilmente dato a molti di che scrivere, in lungo e in largo per il continente, fuori e dentro la grande nazione magiara. È stato innanzitutto il sessantesimo anniversario della Rivoluzione ungherese del ’56, il tentativo coraggioso ma vano dell’Ungheria di sottrarsi alla logica della guerra fredda e al controllo totale dell’Unione Sovietica. Ed è stato anche il ritorno della nazionale ungherese di calcio su un palcoscenico internazionale, quello degli Europei di Francia, dopo un’assenza che durava dai mondiali di Messico ’86. Un fatto, quest’ultimo, meno banale di quanto si possa credere per una nazione innamorata del calcio e che, proprio a ridosso di quel ’56 soffocato nel sangue, aveva proposto al mondo una delle squadre più forti della storia, l’Aranycsapat, la squadra d’oro, l’Ungheria di Ferenc Puskás. Due storie apparentemente distanti, quella dei destini di un popolo orgoglioso della sua squadra di calcio, ma invece quasi indissolubilmente legate, e raccontate con pacatezza e sapienza da Luigi Bolognini nel suo La squadra spezzata edito nel 2016 dai maestri italiani di storie sportive non convenzionali, i tipi di 66thand2nd editore.

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Adam Zamoyski – Poland: a history

Zamoyski

Erede di due delle famiglie più note della nobiltà made in Poland, gli Zamoyski e – per parte di madre – i Czartoryski, lo storico nato a New York, ma di cittadinanza britannica e polacca si è cimentato spesso con le vicende della propria patria di origine. Autore di fortunate biografie su personaggi come Frédéric Chopin e Jan Paderewski, Zamoyski ha scritto anche di Russia e Napoleone oltre che un dettagliato resoconto del cosiddetto ‘miracolo della Vistola’, la Battaglia di Varsavia del 1920. Il suo primo testo dedicato all’arduo compito di narrare un millennio di storia polacca, ‘The Polish Way’ risale al 1987: una scelta di tempi sfortunata, visto quanto accaduto dall’89 in poi fra il Baltico e i Tatra.

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Centrala, fumetti made in Poland

Centrala

Fra gli editori polacchi presenti dal 14 al 16 marzo nella suggestiva cornice londinese dell’Olympia a West Kensington c’era anche Centrala. Una casa editrice specializzata in fumetti e graphic novel nata in Polonia e oggi ‘divisa fra Londra, Poznań e Berlino’ come scritto sul proprio sito. Una casa editrice che dà spazio ad autori polacchi ma non solo, pubblicando fumetti e graphic novel in inglese, polacco, tedesco e presto anche in ceco. Si deve a Centrala, ad esempio, la presenza sul mercato britannico di ‘Avventure sull’isola deserta’ di Maciej Sieńczyk, graphic novel la cui edizione italiana è stata recensita su queste colonne. Per sapere qualcosa di più su questo editore dalla dimensione davvero europea a dispetto degli spauracchi di Brexit, PoloniCult ha fatto una chiacchierata via mail con Michał Słomka, uno dei tre fondatori di Centrala.

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L’uomo di ferro – la svolta della storia, la svolta di Wajda

Uomo di ferro

Come anche il titolo fa intuire, L’uomo di ferro è legato a doppio filo a L’uomo di marmo prodotto da Wajda qualche anno prima e dedicato alla storia della damnatio memoriae subita dall’ex eroe socialista Mateusz Birkut e al tentativo di una giovane regista di raccontarne la storia, tentativo naturalmente schiacciato dalla censura. Ne L’uomo di ferro ritroviamo Birkut, del quale si dichiara senza peli sulla lingua la morte per pestaggio da parte della polizia durante gli scioperi del 1970, ma soprattutto ritroviamo suo figlio Maciej Tomczyk, operaio nei cantieri di Danzica e vivace agitatore sindacale. Per Wajda il collegamento con il precedente film è quasi immediato dal momento che aveva presentato il personaggio del figlio di Birkut alla fine de L’uomo di marmo proprio come operaio dei cantieri navali. Nei panni di Maciej quello stesso Jerzy Radziwiłowicz che era stato suo padre pochi anni prima, particolarmente bravo a trasmettere l’emotività ribollente del giovane sindacalista. Ritroviamo anche Agnieszka (Krystyna Janda), la giovane regista censurata che oggi è moglie e compagna di lotta di Maciej Tomczyk, in prigione per attività sovversive.

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Galizia, Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa

Galizia

Galizia. Non quella nel nord-ovest della Spagna, affacciata sull’oceano.L’altra. Quella circondata da ogni parte dalle terre e dagli uomini. Quel baricentro geografico e simbolico della Mitteleuropa che la storia ha cancellato, ma a cui tutte le storie rimandano; quell’Urheimat, quella casa-grembo smarrita per sempre, quel referente di un’appartenenza che si è depositata sul fondo del nostro subcosciente collettivo e continuamente orienta il nostro gusto e i nostri passi.

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La Serie Nera polacca, un capitolo fondamentale del cinema mondiale

Serie nera

A metà degli anni ’50 del secolo scorso alcuni giovani polacchi appena diplomatisi nelle scuole di cinema di Łódź, in Polonia, e di Mosca, in Unione Sovietica, hanno scritto, probabilmente senza rendersene conto, un capitolo fondamentale della storia del cinema. Con una dozzina di brevi documentari che affrontano temi sociali hanno anticipato di alcuni anni inquietudini e stili che sarebbero poi emersi prepotentemente nel cinema europeo e mondiale. A questo insieme di documentari è stato attribuito all’epoca da un critico il nome collettivo di Serie nera (Czarna seria), sia perché molti di essi descrivevano ambienti notturni, sia perché trattavano aspetti sociali rimasti sino ad allora in ombra.

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Tre storie da Cuba polacca

Cuba

Un polacco che scrive di Cuba, idealmente, è un gioco di sguardi e parole che merita attenzione a prescindere. Memori della grande lezione di Kapuściński nel raccontare il terzo mondo, e in particolare quel terzo mondo capriccioso e incerto nella sua strada verso il socialismo, pensare a un esponente del reportage polacco direttamente dall’isola canaglia di Fidel e del Che porta subito il lettore a immaginare una storia di confronto, lettura attenta e sguardo aperto. Kuba. Syndrom wyspy (Cuba, la sindrome da isola) di Krzysztof Jacek Hinz è un libro interessante, ma questo risultato lo raggiunge solo in parte. Cerchiamo di capire perché.

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11 minuti: la frenesia del nulla di Jerzy Skolimowski

11 minuti

In undici minuti può accadere tutto e niente, Jerzy Skolimowski sceglie di mostrarci gli estremi di questo immenso spettro di possibilità. Dalle 17 alle 17:11 assistiamo allo svolgersi delle vite di una serie di personaggi sullo sfondo di una Varsavia sempre in movimento. Cosa hanno in comune un corriere della droga, un venditore di hot dog, un’aspirante attrice e il suo marito geloso, l’equipe di un’ambulanza, un giovane rapinatore e una ragazza con il suo cane? In apparenza niente, di fatto potrebbe essere tutto. Il frenetico succedersi di fatti porta all’illusione di una simultaneità nello svolgersi del tempo, quando in realtà è proprio la concezione stessa del tempo a essere messa in discussione.

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