Amica Wronki – pallone e cucine dalla provincia in Europa

Lungo la strada che da Poznań porta a Stettino, dopo aver percorso una sessantina di chilometri, ci si imbatte nella cittadina di Wronki. Nessuno direbbe che questo centro di undicimila anime e poco più si distingua granché dal microcosmo dei sobborghi polacchi, ma Wronki non è un nome qualunque nella geografia locale. Qualcuno la ricorda per il suo penitenziario, il più grande di tutta la Polonia, qualcun altro perché sede di Amica, colosso degli elettrodomestici, ma quello che a noi più interessa oggi è la sua squadra di calcio, che dal 1992 al 2006 portò a Wronki cinque trofei nazionali e altrettante apparizioni in competizioni europee prima di venire smembrata e ingoiata da logiche più grandi. Quella squadra era l’Amica Wronki.

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Dikanda. Come arrangiare l’Oriente.

In Polonia l’interesse per la world music è piuttosto vivo, e ha prodotto negli ultimi vent’anni emergenze di un certo rilievo: celebre è, ad esempio, il gruppo cracoviano Kroke, il quale mescola efficacemente influenze di ascendenza orientale, klezmer e balcaniche ad un jazz di buona scuola. Di Varsavia è invece Katarzyna Szczot, in arte Kayah, già coautrice insieme a Goran Bregović di uno tra gli album di maggior successo di pubblico in Polonia (Kayah i Bregović, 1999; 700 mila copie vendute), e poi interprete di musiche della tradizione ladina, yiddish, araba, ebraica, macedone, romani e polacca in Transoriental Orchestra (2013).

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Bruno Schulz, storia di una vita incredibile

Schulz

Bruno Schulz non è certo un estraneo sulla nostra pagina (e non solo). Ci siamo occupati di lui già in due occasioni, quando abbiamo recensito il film di Has Sanatorium pod Klepsydrą e quando ci siamo occupati del libro Bruno, il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova edito per Orecchio Acerbo. Di lui in prima persona, però, ancora nulla si è detto. Non siamo dell’idea che sia necessario presentarlo, crediamo che sia un nome abbastanza noto e anche ben voluto, ma l’aver scritto una tesi magistrale su di lui, mi ha dato la dimostrazione di quanto anche una vita spesa sopra i suoi racconti non basterebbe per conoscere davvero quell’illustre prestigiatore drohobyczano.

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Włodek Goldkorn – Il bambino nella neve

Il bambino nella neve

Uscito per Feltrinelli nel 2016, Il bambino nella neve è un libro di Włodek Goldkorn che esula dai generi e li interseca con il valore della testimonianza. – di Lorenzo Berardi – ‘Il bambino nella neve’ è un libro insolito nel panorama editoriale italiano. A metà strada fra autobiografia, reportage…

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Joseph Roth, Viaggio ai confini dell’impero

Viaggio ai confini dell'impero

Prendete un autore dalla prolificità non comune, e prendete un libricino –smilzo, un centinaio di pagine– da riempire con scritti di quell’autore, in modo da dare agio a chi legge di farsene un’idea, non certo completa, ma neppure troppo inaccurata. È questa la sfida davanti alla quale deve essersi trovata Vittoria Schweizer, curatrice per Passigli Editori di una breve antologia di testi giornalistici di Joseph Roth fresca di stampa, dal titolo suggestivo Viaggio ai confini dell’impero. E il titolo già ci svela qualcosa della strategia adottata, perché gli articoli, trascelti da un corpus che ne contiene a centinaia e centinaia, sono tutti invischiati in una delle “ossessioni” all’autore più care: il confine.

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Afronauci – un racconto polacco dell’Africa che vede la luna

Un’osservazione che i più attenti lettori del reportage polacco raramente mancano di fare è che dopo il 1989 la grande scuola di Kapuściński abbia perso un po’ il suo respiro globale, un tempo avremmo detto “internazionalista”, preferendo in buona parte concentrarsi sulla Polonia stessa o al massimo sulle sorti dei paesi vicini e fratelli nella mai indolore transizione alla democrazia liberale. Non ci sono solide basi scientifiche a conferma né numeri impeccabili, ma di certo l’uscita per Czarne la scorsa primavera di un volume dedicato allo Zambia è suonato come una nota fresca e piacevolmente dissonante nel panorama contemporaneo, anche per il tema che l’autore Bartek Sabela ha scelto per questo suo Afronauci. Z Zambii na Księżyc (Afronauti. Dallo Zambia sulla luna), ovvero la storia di Edward Mukuka Nkoloso, co-protagonista delle lotte per l’indipendenza del suo Paese dall’impero britannico e convinto assertore di una cosa tanto semplice quanto pazzesca: lo Zambia libero potrà mandare un uomo nello spazio prima di sovietici e americani.

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Kazimierz Kuratowski, La fondazione dell’infinito

Kuratowski PoloniCult

Nel periodo tra le due guerre la Polonia conosce una fioritura senza precedenti nella ricerca matematica. Uomini come Stefan Banach, Kazimierz Kuratowski, Stanisław Ulam, Wacław Sierpiński, per citare solo alcuni nomi, contribuiscono a riedificare su basi più solide “pezzi” cruciali della matematica contemporanea, non soltanto permettendo il superamento di quella crisi dei fondamenti conseguente al naufragio del programma di Hilbert, ma anticipando l’immenso impulso espansivo che discipline quali la teoria degli insiemi, la topologia generale, l’analisi funzionale, ed altre ancora, conosceranno nel secondo dopoguerra.

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Vaclav Havel, Anticodici

Anticodici

Durante la sua intera carriera letteraria, Václav Havel è profondamente interessato alla scomposizione (e successiva ricomposizione) degli elementi costitutivi del linguaggio, sino al “livello zero” dell’alfabeto. In quei “caratteruzzi”, attraverso i cui vari “accozzamenti” siamo in grado di comunicare i nostri “più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo” (Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, in Galileo Galilei: Opere, ed. nazionale a cura di A. Favaro, Giunti-Barbera, Firenze 1890-1909), egli individua la possibilità di costruire un linguaggio dell’assurdo, un “alogismo ebete”, che sia l’esasperazione di quello “squallore semantico della lingua ceca nei giorni in cui accaniti commandos di penitenzieri e mestatori politici gareggiavano a rintontire le menti con tricchi tracchi di slogan”

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Timothy Garton Ash a Varsavia: di Europa e populismi

Garton Ash

Is Europe Disintegrating?‘, l’Europa si sta disintegrando? Ḕ questo l’assunto da cui è partito Timothy Garton Ash nell’incontro tenutosi presso la sala dell’ex biblioteca centrale dell’Università di Varsavia di Krakowskie Przedmieście il 25 aprile scorso. Una domanda che mai come oggi può apparire retorica. E lo storico britannico, pur ribadendo il proprio convinto europeismo e rammaricandosi per Brexit, non ha certo smentito l’impressione che l’Unione Europea (più che l’Europa in sé) abbia attraversato giorni migliori.

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La squadra spezzata. Per le strade di Budapest tra Puskás e i carri armati

La squadra spezzata

Il 2016 d’Ungheria ha portato con sé una grande quantità di evocazioni, coincidenze e anniversari che hanno inevitabilmente dato a molti di che scrivere, in lungo e in largo per il continente, fuori e dentro la grande nazione magiara. È stato innanzitutto il sessantesimo anniversario della Rivoluzione ungherese del ’56, il tentativo coraggioso ma vano dell’Ungheria di sottrarsi alla logica della guerra fredda e al controllo totale dell’Unione Sovietica. Ed è stato anche il ritorno della nazionale ungherese di calcio su un palcoscenico internazionale, quello degli Europei di Francia, dopo un’assenza che durava dai mondiali di Messico ’86. Un fatto, quest’ultimo, meno banale di quanto si possa credere per una nazione innamorata del calcio e che, proprio a ridosso di quel ’56 soffocato nel sangue, aveva proposto al mondo una delle squadre più forti della storia, l’Aranycsapat, la squadra d’oro, l’Ungheria di Ferenc Puskás. Due storie apparentemente distanti, quella dei destini di un popolo orgoglioso della sua squadra di calcio, ma invece quasi indissolubilmente legate, e raccontate con pacatezza e sapienza da Luigi Bolognini nel suo La squadra spezzata edito nel 2016 dai maestri italiani di storie sportive non convenzionali, i tipi di 66thand2nd editore.

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