Su ‘Václav Havel – Un uomo al castello’

Havel

Havel na hrad, Havel al castello, era lo slogan scandito dai manifestanti nella Praga dell’89 e la scritta che campeggiava su manifesti affissi ai quattro angoli della capitale cecoslovacca. L’avevano chiamata la ‘Rivoluzione di Velluto’ ed era iniziata a una settimana esatta dalla caduta del Muro di Berlino. In una manciata di giorni questa pacifica, ma veemente protesta di piazza riuscì a rovesciare il regime comunista cecoslovacco aprendo la strada alle elezioni democratiche del giugno ’90. Un voto, quest’ultimo, che confermò il successo di Forum Civico, il movimento fondato dal drammaturgo e poeta Václav Havel, leader carismatico e intellettuale della protesta, divenuto presidente della Repubblica vox populi qualche mese prima. Un uomo che era salito al castello per restarci.

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Pietrzykowski – storia di un pugile nella PRL

Pietrzykowski

Roma, 5 settembre 1960, al Palazzo dello Sport dell’EUR un giovane pugile afroamericano alza i pugni al cielo accanto all’arbitro che ne ha dichiarato la vittoria. Poco più in là, il pugile sconfitto, un uomo asciutto, biondo ed emaciato, guarda di fronte a sé con la faccia un po’ seria e un po’ corrucciata di chi è arrivato a un passo dal titolo olimpico ma alla fine ha perso. Sì, perché a Roma il 5 settembre 1960 si combatte la finale per l’oro ai Giochi della XVII Olimpiade nel pugilato e in particolare nella categoria dei pesi mediomassimi. Quel ragazzo afroamericano sorridente è il diciottenne Cassius Clay al primo alloro di una carriera maestosa, da miglior pugile della storia. Lo sconfitto è un ventiseienne del villaggio slesiano di Bestwinka e risponde al nome di Zbigniew Pietrzykowski.

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Nabu – il miraggio della vita

Nabu

Wędrówka Nabu, una storia commovente e forte per riflettere sulla crisi della società contemporanea. – di Mara Giacalone – Proprio in questi giorni mi è capitato di vedere un video su un esperimento condotto sulla letteratura per l’infanzia. Nello specifico, da una libreria piena sono stati tolti prima i libri…

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L’uomo di marmo – Wajda e il cinema che fa la storia

L'uomo di marmo

Nel 1976 la Polonia di Gierek scricchiolava, stretta com’era nell’affanno di gestire i contraccolpi di un’economia strozzata dal debito e nel laborioso tentativo di convincere l’URSS che Varsavia non sarebbe stata una nuova Praga e che non ci sarebbe stata un’altra Primavera dopo quella del ’68. In quell’anno, Andrzej Wajda era già un regista più che affermato, cinquant’anni e numerose pellicole alle spalle, tra cui almeno un paio di riconosciuti capolavori. L’apice era ancora da venire, ma era proprio dietro l’angolo della Storia, e forse lui stesso ne sentiva il crepitante avvicinarsi. Il ’76 per Wajda fu anche l’anno di una rivincita simbolica, l’ammissione da parte della censura di un film bocciato solo alla sceneggiatura dieci anni prima, quel film era L’uomo di marmo (Człowiek z marmuru).

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Szymborska. Un alfabeto del mondo

Szymborska

Perché Szymborska sia divenuta in Italia un vero e proprio fenomeno “pop” soprattutto a partire dal 1996, anno di conferimento del premio Nobel, è domanda a cui Luigi Marinelli tenta di rispondere nel saggio che chiude il volume di cui parliamo oggi: La fiera dei miracoli, ovvero Wisława Szymborska (e lo szymborskismo) in Italia. Le risposte che lo studioso ci offre sono, io credo, tutte riassumibili sotto l’etichetta calviniana di “leggerezza”, categoria che già il traduttore italiano della poetessa, Pietro Marchesani, aveva impiegato nella postfazione all’antologia da lui stesso curata Vista con granello di Sabbia (1998).

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Ziemowit Szczerek – viaggio nell’Ucraina che non c’è

Szczerek PoloniCult

Nell’immaginario italiano, perlomeno in quello di chi non ha una passione spiccata per la geopolitica, l’Ucraina è una creatura strana. Talmente strana che la maggior parte del dibattito fino a poco tempo fa riguardava l’accento: Ucràina o Ucraìna? Sono state le vicende degli ultimi anni, prima con la famosa/famigerata rivoluzione arancione poi con il tracollo iniziato dalle proteste di Majdan, ad accendere su questo Paese un interesse un po’ più “pop” che ha prodotto anche una corposa bibliografia più o meno attendibile. Se è valido asserire che il modo migliore di conoscere qualcuno è sentire cosa ne dicono i suoi vicini, allora è proprio tempo di dedicare un po’ di attenzione a un bel libro polacco sull’Ucraina: Tatuaż z tryzubem (Tatuaggio con il tridente) di Ziemowit Szczerek, uscito per Czarne nel 2015.

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Kontrasty – Studnia życzeń, co świat się nazywa

Kontrasty - Il pozzo dei desideri

W Orvieto, tuż  przy parkingu i kolejce, która wwiezie was z Orvieto Scalo wprost na stare miasto znajduje się Pozzo San Patrizio.
Niskie, ceglane schody wiodą was spiralnie w dół, a wy z każdym krokiem zostawiacie chaos rzeczywistości, z jej zgiełkiem, kompromisami i poczuciem, że częściej to wy jej służycie niż ona wam, i zagłębiacie się w mrok. Macie do pokonania dwieście czterdzieści osiem stopni, by w końcu dotrzeć do wody, lśniącej w dole jak oko Boga; i tyle samo, by wydostać się na zewnątrz. I mimo, że schody są podświetlone przez małe lampy a kilkadziesiąt okien wewnątrz studni chwyta cierpliwie wpadający z góry blask nieba, na samym dole jest prawie ciemno.

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Kontrasty – Un pozzo di desideri chiamato mondo

Kontrasty - Il pozzo dei desideri

Ad Orvieto, negli immediati pressi del parcheggio e della ferrovia che da Orvieto Scalo porta direttamente alla città vecchia, è situato il Pozzo di San Patrizio.
Gradini bassi di mattoni guidano in una discesa a spirale; ad ogni passo prendete le distanze dal caos della realtà, dal suo trambusto e dai suoi compromessi, abbandonate la sensazione che siate voi ad esserle utili pittosto che lei a voi, e vi calate nell’oscurità. Dovrete scendere duecentoquarantotto gradini prima di raggiungere l’acqua, baluginante sul fondo come un occhio divino; altrettanti dovrete salirne per tornare all’esterno. E sebbene la scalinata sia illuminata da piccole lampade e alcune decine di finestroni distribuiti lungo le pareti del pozzo filtrino pazientemente il chiarore del cielo proveniente dall’alto, il fondo è quasi completamente avvolto dalle tenebre.

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(Del) Cosmo o dramma sull’assurdità della vita

Cosmo

Witold Gombrowicz non ha bisogno di presentazioni, da queste parti; abbiamo scritto diverse cose su di lui e in merito a lui. Quello che farò oggi lo investe in pieno ma, come dire, più trasversalmente perché parleremo sì di Cosmo, ma della versione cinematografica.
Con una produzione franco-portoghese del 2015, il regista Andrzej Żuławski ha deciso di portare sullo schermo l’ultima grande impresa di uno degli autori polacchi più discussi del XX secolo. Żuławski non è certo un pivellino o qualcuno che non sappia fare il suo lavoro e con la messa sullo schermo di questo strano e complicato testo possiamo ben affermare che ha raggiunto sicuramente una vetta molto importante anche se non mancherò di muovere critiche nei suoi confronti. Ma un passo per volta.

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Natalia Fiedorczuk – diventare madri ai tempi del turbocapitalismo

Fiedorczuk

Il cambiamento di un paradigma socio-economico, specie se accelerato e in qualche modo forzoso, porta con sé strascichi inevitabili di contraddizioni, incomprensioni e difficoltà di vario genere, tutte cose di cui la letteratura  è da sempre chiamata ad occuparsi. La Polonia che ha abbandonato il socialismo (o quello che spacciavano per tale) convertendosi all’economia di mercato lo ha fatto con modi che, confrontati a quelli di alcuni Paesi vicini, sono stati indolori, ma certe ferite sono evidenti ed emergono ancor più oggi che la profezia del liberismo confessa anche da questa parte del mondo di non essere poi l’eldorado che sembrava. Una di queste ferite riguarda certamente il ruolo delle donne, e soprattutto il tema della maternità spaccato, in Polonia, tra la morale cattolica che la ritiene normale, doverosa e univocamente gioiosa, e i mantra produttivisti che escludono la possibilità che una madre possa essere una donna in carriera. In mezzo a questo fuoco incrociato crescono disagio, paura, sofferenze innominabili generalmente riconducibili alla cosiddetta sindrome post partum. E di questo ha parlato, con grande coraggio, la giovane scrittrice Natalia Fiedorczuk nel suo primo romanzo: Jak pokochać centra handlowe (Come innamorarsi dei centri commerciali) uscito nel 2016 per i tipi di Wielka Litera e premiato con il Paszport di Polityka, premio da sempre attento alla letteratura “sociale”.

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