Nawrocki Folk Computer Band – anche Danzica è folk-blues

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Nawrocki FOlk Computer Band

Nawrocki Folk Computer Band è il progetto solista di Grzegorz Nawrocki, storica voce del gruppo Kobiety. Esperimento che merita attenzione.

 

di Salvatore Greco

 

La ricetta per un buon disco folk prevede una voce roca e graffiante, una chitarra e una buona dose di storie da raccontare. Quella per un pessimo album folk prevede comunque una voce roca e graffiante, comunque una chitarra e di solito un repertorio di storie stereotipate o già sentite. Il caso della Nawrocki Folk Computer Band si trova –furbescamente- in un terzo luogo. Andiamo con ordine.

Grzegorz Nawrocki è una figura piuttosto nota al panorama musicale non solo indipendente come leader dei Kobiety, band alt-pop di cui magari un giorno parleremo qui su PoloniCult. Nel 2013 Grześ, come spesso accade ai leader molto carismatici di band poco carismatiche, ha deciso di provare la strada del progetto solista. Così si è munito di chitarra, campionatore, laptop e due buoni mestieranti dello strumento per dare vita alla Nawrocki Folk Computer Band che ha all’attivo un unico disco, intitolato anch’esso Nawrocki Folk Computer Band.

L’album si apre con Rozdziobią nas, una ballata folk in quattro quarti, classica fino all’estremo, la voce roca di Nawrocki ricorda quella di Maciej Sieńczyk e canta storie di strazi fisici compiuti da corvi e cornacchie metaforiche in un ritornello in loop che oggi suona più attuale che mai: “Ten kraj nie jest mój/Ten kraj nie jest twój” (Questo Paese non è mio, questo Paese non è tuo).

Bella e più ricca negli arrangiamenti anche Chcę do ludzi dove il ritmo folk si infittisce e potenzia in un crescendo molto più rock di quanto precedentemente fatto intendere. Ammicca invece più al blues Twoi rodzice mentre è un vero e proprio omaggio/burla a un genere la successiva Punk-Rock dove la volontà narrativa della Nawrocki Folk Computer Band cede totalmente il passo al calembour.

Lo spirito più vero dell’album torna con Tramwaj nr. 6 dove uno dei più fertili temi del folk di tutti i tempi -i viaggi su binari- permette a Nawrocki di declinare una dolce e malinconica ballata d’addio che merita di essere ascoltata.

Da lì in poi l’album smette di regalare grandi emozioni, passando da due brani frizzanti ma poco più come Wieloryb wielki e la spagnoleggiante Caballo blanco più la gradevole Afrykańskie sandaly.

Il finale concesso a Duchy in qualche modo riporta il disco sui binari ideali di un album che si chiama pur sempre Nawrocki Folk Computer Band e così il tema di ballata ritorna molto forte. Anche l’arrangiamento, in questo finale, accompagna degnamente la chiusura con l’assolo distorto di chitarra a bassissime frequenze che fa da culla alle ultime diluite note dell’album.

La sensazione è che la vena di Nawrocki possa dare molto in questa veste folk/blues e che quindi il progetto della Nawrocki Folk Computer Band potrebbe continuare anche se ultimamente le energie dell’autore sembrano più concentrate su una sentita campagna anti-nucleare che sulla scrittura di musica. Di certo non sarebbe male dare continuità a un progetto che ha dimostrato, nelle sue tracce più ispirate, di essere decisamente interessante e capace di declinare in chiave polacca un genere che per sua natura poco appartiene alla musica del Paese della Vistola.

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