L’altra faccia dell’11 novembre polacco

indipendenza

L’11 novembre in Polonia si celebra la festa nazionale dell’indipendenza, anniversario di quel giorno del 1918 in cui, a seguito dello sfaldamento degli imperi centrali durante la Grande Guerra e dell’opera politica e militare del maresciallo Piłsudski, la Polonia tornò sulle carte geografiche per la prima volta dal 1795. In Polonia, tra le celebrazioni laiche, questa è quella più sentita, molto più di quella del 3 maggio o dell’anniversario dell’inizio del Powstanie Warszawskie il primo d’agosto – evento molto partecipato ma inevitabilmente legato alla capitale più che a tutto il Paese.

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Fenomenologia di Wojciech Cejrowski

Cejrowski

Su PoloniCult abbiamo parlato spesso di grande reportage polacco e dei suoi maggiori esponenti, partendo da Ryszard Kapuściński per arrivare a Marcin Kącki. Va detto, però, che in Polonia esiste anche un pubblico meno avvezzo a leggere i libri di reportage pubblicati da editori come Czarne o Terra Incognita, ma abituato a viaggiare guardando la televisione. In nessun Paese al mondo, del resto, può esistere solo cultura ‘alta’ in assenza di forme di divulgazione più accessibili e popolari.
Ed è proprio sul piccolo schermo che, a partire dal 2007, si è affermato un viaggiatore e divulgatore sui generis ormai noto a tutti i polacchi: Wojciech Cejrowski. Riconoscibile per la sua camicia batik multicolore, gli occhialini dorati, il volto scottato dal sole e i piedi nudi abbronzati, Cejrowski oggi non si discosta mai da questo look che lo rende simile a un cartone animato.

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Zaduszki – tradizioni che (soprav)vivono

Zaduszki

Quando si tratta di costumi e tradizioni, il nostro sguardo è proiettato verso il passato, perché quello che trasforma un semplice uso, in un rito o in un momento istituzionalizzato, è proprio la ripetizione di alcune azioni e quindi la tendenza a copiare e incollare nel futuro quello che “si è sempre fatto”, perché dà sicurezza, perché tale ciclicità degli eventi serve all’uomo per dare un ordine agli elementi che caratterizzano la sua vita. Se in Italia e nei paesi più alla moda, più tecnologici, più moderni si è assistito ad un lento ma inesorabile declino delle tradizioni, patrie e private, in alcuni luoghi che non sono -per vari motivi – stati investiti da quest’onda travolgente, le tradizioni, seppur mutate e ammodernate, rimangono presenti. La Polonia è uno di questi posti.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i bar mleczny varsaviani

Bar Mleczny Wawa 4 PoloniCult

A centoventi anni dalla propria nascita e a qualche lustro dal loro momento di massima diffusione, oggi una quindicina di bar mleczny resiste a Varsavia. Il tutto a dispetto del diffondersi nella capitale di ristoranti stellati Michelin, sushi bar, hamburgerie e bistro vegetariani, nonché della recente decisione di tagliare i finanziamenti pubblici ai milk bar polacchi del 25%.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i Bar Mleczny cracoviani

Si sa che la Polonia è un po’ la patria delle contraddizioni e quindi, in una – se non LA – strada principale dello Stare Miasto di Cracovia, si trova un residuo del tempo che fu: proprio in Ulica Grodzka, tra Mariacki e Wawel – due dei gioielli dell’antico splendore cracoviano- c’è il Bar Mleczny Pod Temidą un timido residuo della Polonia post-guerra, di quel periodo in cui l’intero Paese cercava di sopravvivere.

Snobbati da tutti i sofisticati, questi posti sopravvivono ancora oggi e offrono un ottimo specchio di osservazione sociale che non può non attirare l’attenzione di giovani poloniste con un certo interesse antropologico. Cracovia, essendo una città importante, ha un vasto campionario di Bar Mleczny di cui a breve vi parlerò, ma prima due parole sulla loro genesi, affinché tutte le considerazioni postume possano essere ben comprese.

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“Lugola”. Quel liquido dal sapore orribile!

Lugola

Come molti sanno la catastrofe della centrale atomica di Černobyl’1 ebbe luogo il 26 aprile del 1986. Il Cremlino, informato dell’accaduto dal locale KGB, decise di non diramare la notizia né ai suoi cittadini, né a quelli dei paesi limitrofi. In poche ore parte della nube radioattiva arrivò sulla Polonia. In alcuni ricordi, espressi per un giornale locale circa 30 anni più tardi, il prof. Zbigniew Jarowski, allora capo del Dipartimento di analisi radiologiche di Varsavia, racconta che la mattina del 28 aprile una sua collaboratrice entrò nell’ufficio principale in uno stato quasi di shock.

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Chłopcy z Placu Broni – Kocham wolność

Kocham wolnosc

Kocham wolność dei Chłopcy z Placu Broni è diventato all’improvviso un inno d’opposizione al governo. Come?   di Federico Romagnoli (via Ondarock)   Come ben saprete, il 15 ottobre 2015 in Polonia si sono tenute le elezioni, vinte con percentuali poderose da Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia), partito nazionalista…

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ImproVarsavia

ImproVarsavia

Il rapporto fra i polacchi e il teatro è da sempre molto stretto. Da Kantor a Grotowski, sino a Warlikowski. Tuttavia, la sperimentazione teatrale può anche basarsi sull’improvvisazione e l’intrattenimento intelligente senza il bisogno di essere concettuali. Esiste infatti un ampio pubblico potenziale di persone interessate al teatro, ma spaventate dalla distanza che separa gli attori sul palco dagli spettatori in platea. Spesso, inoltre, l’elevato costo dei biglietti per una rappresentazione può scoraggiare chi non è avvezzo a trascorrere le proprie serate a teatro.

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Zasieki- Berge, la città smontata e portata a Varsavia

Zasieki

Arrivati dall’est della Polonia nei primi giorni del 1946, i suoi genitori cercavano un paese dove stare e alla fine si  insediarono in una casa abbandonata dai tedeschi in fuga. La casa si trovava a Łęknica una cittadina situata lungo il fiume Neisse e quindi lungo il confine. Un giorno a casa si presentarono  alcuni soldati dell’Esercito Polacco che amministravano i nuovi territori. I giovani soldati chiesero loro se qualcuno avesse voglia di lavorare perché c’era da smontare qualche casa lì vicino.

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