L’inarrestabile marcia di Robert Korzeniowski

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Korzeniowski

Campione nella marcia, la disciplina più ingrata, Robert Korzeniowski è stato un atleta impeccabile e un bel pezzo di storia olimpionica polacca.

 
 
di Lorenzo Berardi

Marciatori non ci si improvvisa. A maggior ragione quando la distanza da coprire a passo controllato supera quella di una maratona e il tempo necessario a percorrerla sfora le tre ore e mezza. La 50 km di marcia è la gara più massacrante della rassegna a cinque cerchi al pari, forse, della 10 km di nuoto. Tuttavia entrambe le competizioni sono oscurate dal prestigio e dall’aura storica della maratona olimpica. Ed è un peccato. Perché lo sforzo mentale, tecnico e fisico richiesto ai marciatori per coprire quei cinquantamila metri di percorso sempre mantenendo la corretta postura e sotto il pericolo costante di essere squalificati andrebbe rivalutato.

Non deve essere facile vedersi sventolare davanti la paletta di un giudice a pochi chilometri dall’arrivo dopo tre ore abbondanti di marcia. E ancora più difficile capire di non potere più andare avanti, fermarsi, sentirsi d’un tratto svuotati da ogni energia. Ecco perché la marcia, disciplina spesso dimenticata e che oggi in Italia finisce in prima pagina solo per brutte storie di doping, è uno sport da rispettare. Perlomeno il termine italiano, come quello polacco di chód sportowy (camminata sportiva), sanno dare maggiore dignità a questa disciplina dell’inglese walk, passeggiata. Come se gareggiare su 50 km a passo sostenuto fosse una scampagnata.

Uno dei miei primi nitidi ricordi a cinque cerchi risale al ’96. Troppo confuse le memorie legate a Barcellona ’92 e Seoul ’88. Quell’Olimpiade organizzata ad Atlanta per accontentare una nota marca di bibite gassate a dispetto di una logica che avrebbe voluto il centenario dei Giochi moderni celebrato ad Atene, non iniziarono bene. L’esplosione di una bomba al parco olimpico della città e i timori che il disastro aereo del volo TWA-800 avvenuto due giorni prima dell’apertura dell’Olimpiade fosse stato causato da un attentato terroristico pesavano come macigni.

Quattro ori olimpici in tre Giochi consecutivi

All’epoca, tredicenne, ero uno sperticato sostenitore di qualsiasi atleta e squadra italiani. In questo senso, i Giochi diKorzeniowski Atlanta furono ricchi di soddisfazioni con l’Italia sesta nel medagliere per un record di podi tuttora ineguagliato. Eppure l’Olimpiade di Atlanta segnò anche il mio primo contatto vero e proprio con la Polonia. Appassionato di corsa e mezzofondo – con fallimentari risultati nel dedicarmici – non avevo mai preso in considerazione la marcia. Tutto questo sino alla vittoria olimpica di Robert Korzeniowski ad Atlanta ’96. Ricordo quel marciatore gracile dall’espressione stravolta ma concentrata, capace di entrare solo nello stadio olimpico dopo avere staccato tutti gli avversari. Ricordo un cognome troppo lungo per essere ricordato senza difficoltà e pronunciato al rallentatore dai commentatori italiani.

A ventotto anni appena compiuti, Robert Korzeniowski non era uno sconosciuto, ma neanche uno dei principali favoriti della vigilia. Correva a livello internazionale sin dall’87 alternandosi fra la 20 e la 50 km di marcia e i suoi risultati erano in crescita. Sulla distanza dei ventimila metri aveva ottenuto un quarto posto agli Europei di Spalato del ’90 e due ori alle Universiadi del ’91 e nel ’93. Un anno prima della rassegna olimpica si era invece aggiudicato un bronzo nella 50 km, ai mondiali di atletica tenutisi a Goteborg. Quella di Atlanta era la sua seconda Olimpiade. A Barcellona gli era andata male: ritirato nella 20 e squalificato nella 50 km.

Il successo ai Giochi americani non appagò Korzeniowski, anzi divenne il trampolino di lancio per una carriera ad alti livelli sbocciata in ritardo, ma di lì in poi travolgente. Di fatto, negli otto anni seguenti, il marciatore polacco riscrisse la storia della marcia al punto da divenire praticamente imbattibile sui 50 km e fra i migliori al mondo sulla 20 km. L’elenco degli allori ottenuti comprende tre ori olimpici – due a Sydney 2000 e uno ad Atene 2004 – tre ori mondiali, due ori europei oltre a due record mondiali sulla distanza prediletta dei cinquantamila metri. Un palmares che rende Korzeniowski uno degli atleti polacchi più forti di sempre, nonché l’unico in patria ad avere vinto l’oro olimpico in tre edizioni consecutive dei Giochi.

Korzeniowski

Un modello per gli odierni successi dell’atletica polacca

Un atleta eccezionale nel corpo di un uomo normale e minuto. Korzeniowski, infatti, è alto meno di un metro e settanta e soffre d’asma. Ritiratosi dall’attività agonistica dopo l’Olimpiade 2004, il grande marciatore nato a Lubaczów in Precarpazia, ha fatto per qualche anno il commentatore sportivo su TVP, la televisione pubblica polacca. Korzeniowski si è anche occupato di promuovere fondo e mezzofondo nel proprio Paese partecipando a maratone ed eventi podistici fra Cracovia e Varsavia.

A dodici anni di distanza dall’oro olimpico di Atene, il ritiro di Robert Korzeniowski ha lasciato un vuoto incolmabile nel fondo e mezzofondo polacco. Nessuno in patria è riuscito anche solo ad avvicinarsi agli straordinari risultati ottenuti dal marciatore dei Precarpazi. A oggi l’argento europeo 2010 e il bronzo mondiale 2009 sulla distanza dei 50 km di Grzegorz Sudoł restano le uniche medaglie prestigiose conquistate dagli eredi di Korzeniowski. Eppure, nonostante le difficoltà incontrate dai marciatori polacchi a ripercorrere le orme del quattro volte campione olimpico, lo sport polacco ha tratto insegnamento e stimolo dai successi di Korzeniowski.

Lo dimostra, ad esempio, il recente e storico primo posto nel medagliere ottenuto dalla Polonia agli Europei di atletica conclusisi poche settimane fa ad Amsterdam. Sei ori, cinque argenti e un bronzo che, per la prima volta in assoluto hanno visto gli atleti di Varsavia trionfare nel computo delle medaglie, mettendosi alle spalle superpotenze del track & field come Germania, Francia e Gran Bretagna. Un bottino al quale ha contribuito una nuova generazione d’atleti, gli stessi che erano ancora bambini quando il marciatore di Lubaczów trionfava ad Atlanta, Sydney e Atene. Chissà se anche uno dei loro primi ricordi a cinque cerchi è legato a Robert Korzeniowski.

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