Chłopcy z Placu Broni – Kocham wolność

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Kocham wolnosc

Kocham wolność dei Chłopcy z Placu Broni è diventato all’improvviso un inno d’opposizione al governo. Come?

 

di Federico Romagnoli (via Ondarock)

 

Come ben saprete, il 15 ottobre 2015 in Polonia si sono tenute le elezioni, vinte con percentuali poderose da Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia), partito nazionalista di estrema destra.

Le mosse già messe in atto dal nuovo governo sono preoccupanti ed evocano lo spettro del totalitarismo. Una riforma in particolare costituisce una vera batosta per la cultura locale. Il governo ha assunto in pratica potere diretto nei confronti di televisioni e radio, che potrà gestire mettendo e togliendo i propri uomini a piacere. Non che fino ad oggi non ci fossero ingerenze politiche nel campo in questione, ma il controllo manifesto è un’altra cosa e non consente margine di trattativa.

Fra le tante radio, ce n’è una che ha un significato particolare nella storia della Polonia, il terzo canale della radio nazionale, noto anche come Radio Trójka.

Sin dai tempi del regime socialista, Trójka rappresenta per i polacchi un’isola felice, uno sguardo sulla cultura e sul resto del mondo, libero quanto possibile dalle logiche del potere. Certo si trovò spesso a fare i conti con la censura, ma riuscì sempre a barcamenarsi.

Con la nuova riforma però, anche Trójka rischia di trasformarsi in un canale di spot per Diritto e Giustizia. Magdalena Jethon, che dal 2010 ha diretto il canale con ottimi risultati e ascolti crescenti, si è dimessa lo scorso 8 gennaio, non intendendo sottostare ai ricatti del partito.

Da quel momento sono passati quattro mesi e nel frattempo si sono avvicendati altri quattro direttori, tre dei quali dimissionari dopo poche settimane. La radio è insomma nel caos e l’indignazione del suo pubblico, che da sempre rappresenta l’ala più progressista della Polonia, sta montando in rete. Su Facebook sono nate svariate pagine di sostegno, con nomi come “Giù le mani da Trójka” e “Salviamo Trójka”.

Cosa c’entra tutto questo con la canzone che intitola l’articolo? Molto.

Uno degli appuntamenti più importanti del canale è infatti un seguitissimo sondaggio annuale, i cui risultati vanno in onda nei primi giorni di maggio, riguardante le cento canzoni polacche più belle di sempre. È forse il maggior evento radiofonico dell’anno, e talvolta ha persino avuto dirette televisive a supporto.

Quest’anno lo ha vinto per l’appunto “Kocham wolność” dei Chłopcy z Placu Broni. La traduzione del testo, curata dal nostro Salvatore Greco, potrà illuminare sul motivo.

 

“Non chiedo poi tanto

Non desidero poi tanto

Non ho visto poi tanto

Non guardo poi tanto

Non penso poi tanto

Non conto poi tanto

Non ho sentito poi tanto

Non me la cavo poi tanto

 

La libertà la amo e la capisco

Di rinunciarci non sono in grado

 

Non ho avuto tanto

Non ho poi tanto

Posso perdere tutto

Posso anche restare solo

 

La libertà la amo e la capisco

Di rinunciarci non sono in grado.”

Nessuna metafora, nessun intento subliminale, sono parole semplici e dirette, il messaggio lanciato è inequivocabile, e la sua vittoria ha fatto scalpore. Tutta la Polonia del web ne ha parlato nei giorni immediatamente successivi.

L’impresa, e di tale si tratta visto che il sondaggio conta ogni anno votanti per una cifra pari a cinque zeri, è stata possibile in particolare grazie ai social network (la canzone è sì molto famosa, ma finora non era mai andata oltre un dignitoso numero 24 nei risultati finali).

Insomma, anche se gravemente ferita, e non si sa ancora per quanto in grado di resistere, ancora una volta Trójka ha rappresentato una luce in un momento di grande difficoltà per la nazione.

È una notizia talmente pregna di speranza che sembrerebbe quasi volgare mettersi ad analizzare la canzone. Tuttavia, dal momento che dalle nostre parti non la conosce nessuno, sembrerebbe altrettanto scortese chiudere senza dire nulla al riguardo. Considerando poi che si tratta di un brano splendido nel suo complesso e non solo per le parole.

I Chłopcy z Placu Broni sono stati la creatura di Bogdan Łyszkiewicz, morto in un incidente nel 2000, pochi mesi prima di compiere trentasei anni.

Vennero rivelati alla nazione nel 1988, proprio da Trójka, che all’epoca rappresentava il maggior canale di sostegno per le rock band polacche (così come del resto oggi è l’unico a grandi livelli che sostenga l’elettronica, il rock alternativo e il jazz).

“Kocham wolność” fu il loro terzo singolo. Venne messo in onda la prima volta nel giugno del 1989, un paio di mesi dopo la vittoria di Solidarność alle elezioni, e si trattava nei fatti di una festa per il raggiungimento della tanto agognata libertà.

La versione originale non fu pubblicata fisicamente, come accadeva all’epoca a molti dei singoli mandati in onda da Trójka. L’anno dopo la band l’avrebbe incisa di nuovo per includerla nel brillante album di debutto, “O! Ela”.

Da quel momento la versione dell’album soppiantò per fama l’originale, che giace ancora negli archivi della radio e non è finora mai stata pubblicata su Cd (per chi volesse togliersi la curiosità, qualcuno all’epoca la registrò su nastro, per poi riversarla di recente su file digitale, ma certo la qualità audio è scadente e servirebbe una rimasterizzazione).

In ambo le versioni il brano appare come uno valoroso inno jangle-pop, una melodia vitale con retrogusto malinconico che scorre su vorticose trame chitarristiche, con uno squisito assolo come ciliegina sulla torta. Oltre a essere impercettibilmente più lenta, la versione album ha una produzione di ben altro livello, e segna un parziale, fisiologico allontanamento da certe sonorità anni Ottanta ben rintracciabili nell’originale.

I Chłopcy z Placu Broni avrebbero quindi proseguito a piazzare successi qua e là per gli anni Novanta. La morte prematura di Łyszkiewicz ne ha decisamente acuito il mito.

P.S. Per chi se ne stesse domandando il significato, il nome della band non è altro che il titolo polacco de “I ragazzi della Via Pál”, capolavoro della letteratura per ragazzi e raffinata metafora sulle dinamiche del potere, dove il soldato semplice Nemecsek è quello che rischia di più per salvare la baracca e alla fine l’unico a rimetterci la pelle. Di certo non un nome scelto per caso.

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