Hańba! Il suono di Cracovia tra folk e gipsy-punk artigianale

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Hańba!

A metà tra una band di strada e un gruppo di performer musical-letterari, gli Hańba! portano un vivace ritmo gipsy-punk nella musica polacca contemporanea.

 

di Salvatore Greco

 

 

Ciò che comunemente si associa al folklore musicale slavo -se ha davvero senso una definizione così ampia- è il gipsy-punk in varie forme portato a fama internazionale da un interprete d’eccezione come Goran Bregovic o trasformato con efficacia rara a vedersi dagli ucraini Gogol Bordello. In questo turbinare di fisarmoniche, violini, trombe indemoniate che evocano un mondo di musicanti raminghi e spensierati la fanno da padrona per tutta una serie di motivi storici e culturali le culture slave meridionali, è già più faticoso associare quel caos gioioso e giostraio alle più rigorose atmosfere praghesi o varsaviane, tanto per fare un esempio. Su esempi cechi da queste pagine non siamo ancora in grado di garantire alcunché, ma la Polonia sembra aver trovato un suo modo piuttosto felice di accogliere e sintetizzare nelle proprie corde questo immaginario musicale e lo fa attraverso i cracoviani Hańba!

Un banjo, suonato da Andrzej Zamenhoff, una fisarmonica nelle mani di Wiesław Król, una tuba trascinata dai polmoni di Ignacy Woland e una grancassa picchiata con dovizia da Adam Sobolewski: gli Hańba! sono tutti qua. Arrangiamenti semplici, poveri persino e di sicuro piglio vintage che ricreano atmosfere da festa balcanica innaffiata di acquaviti scadenti e danze scompagnate. Sarebbe però un peccato fermarsi a catalogare gli Hańba! come una risposta polacca ai Gogol Bordello e se l’atmosfera gipsy evocata è un risultato oggettivo, non è certo il principale.

Gli Hańba! nascono come esperimento simil-letterario, una finzione ambulante che prova a raccontare in musica i destini della classe operaia polacca nel periodo al contempo più alto e più basso della nazione polacca: il ventennio tra le due guerre mondiali. Un mondo quello del ventennio popolato dalla poesia di Tuwim e dall’estro artistico di Wiktacy ma anche soffocato dai venti autoritari e non troppo rassicurato dalle speranze di un socialismo che si presentava all’epoca con l’aggressività non solo militare del solito scomodo vicino russo. In un contesto del genere gli Hańba! sono la voce assieme colta e popolare, sofisticata e arrabbiata, di un mondo che già nelle sue fortune riconosceva latentemente i segni della futura disgrazia. È così che le citazioni raffinate nei testi delle canzoni trovano spazio tra le note rabbiose ed energiche suonate dagli strumenti “di strada” di cui gli Hańba! si servono nel loro serissimo cabaret musical-letterario creando uno stile che partendo dalle evocazioni gipsy (o più propriamente klezmer) diventa quasi punk, nel significato più antico e puro del termine.

Gli Hańba! lo dicono chiaramente di essere nati per “convincere il pubblico che il punk-rock non è nato in Gran Bretagna nei chiassosi anni Settanta, ma ha le sue radici ai tempi della Seconda Repubblica polacca un periodo segnato da una straordinaria crescita economica, culturale e artistica ma anche da una sistematica distruzione della democrazia, dal ruolo autoritario della Sanacja e dai suoi impulsi imperialisti”. Punk per la foga antisistema impersonata dai musicisti-attori, per la capricciosa volontà di sentirsi estranei e al contempo protagonisti di un periodo storico, soprattutto per una verve musicale che nasce dalle atmosfere klezmer e proto-jazz di quegli anni che però assume la grinta e gli stilemi del punk per come lo conosciamo oggi.

L’unico album di lunghezza “rispettabile” è uscito proprio nel 2016 per i tipi di Karoryfer Lecolds con il titolo Hańba!, risultato di tre precedenti ep. Lo scomodo ruolo di ouverture è dato alla frizzante żandarm (il gendarme) dove il tema tipicamente punk dello scontro tra il poliziotto e l’artista di strada viene cantato con voce rabbiosa su una base gipsy-klezmer dove tuba e fisarmonica danno un ritmo saltellante che coinvolge subito l’ascolto.

Figa z makiem, che segue, ha per metà il tono di una ballata. Aperta da un pezzo di radiocomunicato in diretta da Gdynie inizia con un tono leggero e gradevole su cui poi irrompono meravigliosamente inaspettate le voci di Zamenhof e Król a rincorrersi in uno scambio di battute rabbioso che poi torna alla ballata con tanto di canto congiunto per riconcludersi con un’accelerazione dal gusto decisamente klezmer che chiude il brano all’improvviso. Lo stesso stile fatto di alternanza e suoni sincopati è la base di Cukier krzepi (lo zucchero rinvigorisce), brano che rievoca un famoso slogan pubblicitario di quegli anni, nell’immaginario polacco simile alle nostrane locandine del Campari, per capirci.

La densità di riferimenti storico-culturali all’interno di Hańba! deve ancora mostrare tutta la sua forza come nel brano Narutowicz, ancora una volta sincopato e rapidissimo gipsy-klez-punk, dedicato a Gabriel Narutowicz che fu Presidente della Repubblica polacca per cinque giorni prima di essere assassinato da un fanatico nazionalista, segnale profondamente sinistro per quello che sarebbe venuto.Ancora più forte żydokomuna, parola difficilmente traducibile ma che fa riferimento all’isteria diffusa per il complotto giudaico-bolscevico secondo cui il comunismo non era altro che uno strumento degli ebrei per la conquista del mondo e che fu strumento della propaganda dell’estrema destra negli anni in questione.

Interessante musicalmente oltre che per i temi è il brano Narodowcy (nazionalisti) che alla luce dell’attuale situazione politica polacca non ha un peso indifferente. Suonata provocatoriamente a ritmo di marcia militare e prendendone in prestito slogan vecchi e nuovi, è uno dei brani più belli del disco per intensità tematica e soluzioni musicali, specie nelle surreali e sarcastiche pause lente dove il banjo accompagna dolcemente dichiarazioni di orgoglio fascista.

L’anima ribelle e anarchica degli Hańba! e il loro immedesimarsi nelle perplessità di una nazione allo stesso tempo ritrovata e smarrita si riassume infine nell’ultimo dei brani imprescindibili di un album comunque meritevole. Si tratta di “Bij bolszewika” (accoppa il bolscevico), brano che richiama un antico canto partigiano cantato dai soldati proprio durante la guerra polacco-sovietica combattuta tra il 1918 e il 1921 e perduta dall’Armata Rossa. Musicalmente il brano non è dissimile da quelli che lo accompagnano, tuba a fare da base, banjo che detta il ritmo e voci che urlano furiose alternandosi e accompagnandosi dando al brano un’innegabile energia.

Impossibile, in conclusione, non consigliare l’ascolto degli Hańba! Il ritmo trascinante delle loro composizioni unito alla commistione riuscitissima di stili li rende uno dei progetti più interessanti in circolazione. Anche senza coglierne il ricchissimo sottotesto di citazioni, riferimenti e l’intento di ricreare un mondo complesso e sofferto ci si può facilmente fare coinvolgere nel caotico ma irresistibile accrocchio di suoni che dei “semplici” banjo, tuba, fisarmonica e grancassa sono in grado di evocare con la forza unica della musica di strada.

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