Enej – il vento ska e gipsy punk che soffia dai Mazury

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Enej

Con quattro album all’attivo e un sound ormai consolidato, gli Enej occupano un posto d’onore nella scena ska e gipsy-punk polacca.

di Salvatore Greco

Non molto tempo fa sulle nostre pagine avevamo dato spazio alla musica degli Hańba!, orchestrali dal gusto vintage travestiti da musicanti d’altri tempi e portatori di un suono non dissimile dalle evocazioni gipsy rese famose nel mondo da musicisti d’eccezione, come lo jugoslavo (lui stesso si definisce così) Goran Bregovic e gli ucraini Gogol Bordello. Lo stesso tipo di suggestioni, forse in modo più vivace e fedele al patrimonio folkloristico slavo, sta alla base del successo di un gruppo originario della Polonia nord-orientale, gli Enej.

Attivi dal 2002, anche se il loro esordio discografico è arrivato nel 2008, gli Enej nascono da un’idea di Piotr e Paweł Sołoducha, due fratelli nati a Olsztyn da una famiglia di origini ucraine. Questo legame culturale non è un elemento per niente banale della genesi artistica e concettuale degli Enej, a cominciare dal nome della band che è un omaggio dichiarato alla Eneida, poema-parodia dell’Eneide virgiliana composto in lingua ucraina dal poeta romantico Kotljarevskij, e per finire con il sound della band marcatamente ispirato al folklore slavo meridionale e alle sue evoluzioni contemporanee.

Dopo qualche anno di rodaggio e palestra nel circuito dei festival per esordienti, gli Enej sono arrivati nel 2008 a pubblicare il loro primo album, Ulice (Strade), patrocinato da Polskie Radio Olsztyn ed edito da Czemu Nie Records. Ulice è un disco piuttosto lungo (ben 15 brani, anche se il minutaggio totale non raggiunge l’ora) in cui prevale un’anima genuinamente ska con l’uso imponente dei fiati –primo fra tutti la tromba- e delle chitarre suonate con il classico riff offbeat tipico appunto dello ska e della musica reggae. Alcuni brani come ad esempio il centrale Taki kraj virano su sonorità più “arrabbiate” con chitarre suonate nel solco di un rock più tradizionale che strizzano l’occhio a una commistione di stili che in Polonia ha un esempio molto vivido nei Koniec Świata.

Nel 2010 è il turno di Folkorabel, disco che segna il passaggio dallo ska più classico alle sonorità gipsy-punk che avvicinano particolarmente gli Enej ai Gogol Bordello. Il singolo hit di Folkorabel, premiato con il disco d’oro, è il brano di apertura Radio Hello cantato in ucraino e in cui la fusione tra l’anima sincopata e allegra di Ulice e le sue fughe rock porta gli Enej sulla strada ritmica e strumentale che ha reso famoso lo storico gruppo ucrain-newyorkese.

Nel 2011, forti di due album alle spalle e di una certa confidenza con il pubblico, gli Enej partecipano alla prima edizione polacca del talent show di format britannico Must be the music e ne escono vincitori, con un conseguente successo in termini di visibilità e presenze radiofoniche che anticipa l’uscita nel 2012 di Folkhorod, disco che ne sancisce la completa ed efficace adozione di uno stile capace di mettere assieme ska e suggestioni musicali della tradizione ucraina. Il nome stesso del disco (Horod è la traduzione di “città” in antico slavo) evoca la volontà –sempre e comunque giocosa, mai con pretese filologiche- di cercare radici culturali ben precise nel folklore, nella tradizione e nella poesia ritmica che diventa un vero e proprio simbolo di purezza, il senso intrinseco di un modo di amare puro e genuino come in una delle canzoni più famose del disco e hit in assoluto degli Enej:

Lo scorso anno, in febbraio, è uscito il quarto e per ora ultimo album della band, con il titolo Papaparanoja e sempre per l’etichetta Lou Rocked Boys. Paparanoja non si può che definire un disco “furbo” e frutto del compromesso tra una band dalla vocazione musicale specifica e le necessità discografiche richieste (imposte?) a chi è in grado di raggiungere dischi d’oro e di platino. È così che l’album può permettersi di presentare ancora una volta brani cantati in ucraino e arrangiati con una complessità di strumenti che fa pensare ai grandi maestri del modern folk balcanico (Bregovic, ma non solo) come Sliozy Kamiani e altri dall’anima più semplice come l’orecchiabilissima (e non a caso diventata singolo con tanto di videoclip) Kamień z napisem Love. In difesa degli Enej va detto che anche le canzoni, più o meno dichiaratamente, scritte per i passaggi in radio pur scegliendo la semplicità compositiva non rinunciano a una coerenza stilistica che comunque si “nutre” di passaggi di chitarra, uso dei fiati in modalità che passano dallo ska alla musica balcanica, e l’onnipresente fisarmonica a mantenere stretto il legame con la musica di strada e lo spirito “gipsy” originario.

Gli Enej sono insomma un gruppo che vale la pena ascoltare, artisti sinceri e ben ispirati nonostante le esigenze del pop.

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