Di calcio e Polonia – il Legia Varsavia

Al netto dei corsi e ricorsi della storia del calcio la presenza di un club polacco in Champions League alimenta la curiosità del mondo calcistico più mainstream verso i cugini del Paese sulla Vistola in un trend che, dopo le buone prestazioni dimostrate dalla nazionale polacca all’ultimo europeo in Francia, sembra in continua crescita. Noi di PoloniCult proviamo a dare il nostro contributo raccontando il Legia Varsavia anche e soprattutto fuori dal campo, cercando di capire che mondo gira attorno agli undici che si cimenteranno contro alcune delle compagini più forti del pianeta, e lo facciamo attraverso tre elementi fondamentali per raccontare il calcio in chiave sociale: la storia, i tifosi, la società.

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Władysław Kozakiewicz e quel salto che indispettì Mosca

Władysław Kozakiewicz è nato nel giorno dell’Immacolata del 1953 in un villaggio poco distante da Vilinus, allora fresca capitale della neonata Repubblica Socialista Sovietica di Lituania ma città storicamente e culturalmente legata alle sorti della Polonia.  È stato un saltatore con l’asta di livello assoluto, già a vent’anni campione nazionale due volte e detentore del record nazionale polacco fatto segnare nel 1973 a 5,32 metri d’altezza. Nel 1974 si presentò ai campionati europei di Roma dove raggiunse la medaglia d’argento arrivando dietro al solo Vladimir Kishkun e nel 1977 e nel 1979 vinse due volte la medaglia d’oro ai campionati europei indoor rispettivamente di San Sebastian e Vienna. Che a Mosca nel 1980 avrebbe potuto ambire a una medaglia olimpica non era insomma un mistero per gli addetti ai lavori.

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Jestem – prima di tutto (r)esistere

Jestem

Jestem racconta un momento significativo nella storia di un ragazzino senza nome e apostrofato lungo tutto il film come kundel, bastardo, appellativo che si sovrappone in tutto e per tutto al suo nome inesistente. Il nostro Kundel vive in orfanotrofio pur non essendo orfano, ma solo figlio di una madre sciagurata che scopriremo dedita a una sessualità ipertrofica che sfocia nella prostituzione nonché donna totalmente incapace di confrontarsi con sentimenti appena più complessi di un istinto.

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Hańba! Il suono di Cracovia tra folk e gipsy-punk artigianale

Hańba!

Ciò che comunemente si associa al folklore musicale slavo -se ha davvero senso una definizione così ampia- è il gipsy-punk in varie forme portato a fama internazionale da un interprete d’eccezione come Goran Bregovic o trasformato con efficacia rara a vedersi dagli ucraini Gogol Bordello. In questo turbinare di fisarmoniche, violini, trombe indemoniate che evocano un mondo di musicanti raminghi e spensierati la fanno da padrona per tutta una serie di motivi storici e culturali le culture slave meridionali, è già più faticoso associare quel caos gioioso e giostraio alle più rigorose atmosfere praghesi o varsaviane, tanto per fare un esempio. La Polonia sembra aver trovato un suo modo piuttosto felice di accogliere e sintetizzare nelle proprie corde questo immaginario musicale e lo fa attraverso i cracoviani Hańba!

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Nawrocki Folk Computer Band – anche Danzica è folk-blues

Nawrocki

La ricetta per un buon disco folk prevede una voce roca e graffiante, una chitarra e una buona dose di storie da raccontare. Quella per un pessimo album folk prevede comunque una voce roca e graffiante, comunque una chitarra e di solito un repertorio di storie stereotipate o già sentite. Il caso della Nawrocki Folk Computer Band si trova –furbescamente- in un terzo luogo. Andiamo con ordine.

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Grzegorz Kwiatkowski: resistenza lirica a tempi prosaici

Kwiatkowski

Scrivere poesia nel 2016 somiglia sempre più a un atto di resistenza culturale. Non è questo il luogo adatto per interrogarsi sui motivi che hanno portato l’espressione letteraria del sentire umano occidentale a convergere sempre più sulla prosa, ma è doveroso premetterlo quando si presenta l’opera di un giovane poeta.

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Niechęć – l’avanguardia jazz che guarda al prog-rock.

Niechec

Arrivati al loro secondo album –Niechęć anch’esso- i cinque musicisti varsaviani sono ormai icona di un avant-jazz apprezzato oltre i suoi naturali confini.   di Salvatore Greco     Sulle pagine di PoloniCult avevamo dato spazio in passato alla scena avant-jazz, ma l’esperienza di ascolto di Niechęć è decisamente su…

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Trupa Trupa: nubi post-rock nel cielo di Danzica

Trupa Trupa

Il nome un po’ buffo e al contempo macabro che li rappresenta racconta solo fino a un certo punto la musica dei Trupa Trupa. Come accadeva per i Nagrobki, già noti ai lettori di PoloniCult, anche qui siamo di fronte a un ammiccamento al mondo funerario (“trup” in polacco vuol dire cadavere) che poco ha a che fare con giovanilismi dark o improbabili evocazioni al mondo del metal “classico”. Headache, prima e a oggi unica prova discografica dei Trupa Trupa, è un album molto maturo e raffinato, come le origini stesse della band raccontano.

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Wild books – echi alt-rock da una Varsavia “on the road”

Wild books

La vulgata che vuole Varsavia più allineata ai mood occidentali rispetto al resto del Paese spesso è arruffata e figlia di pensieri poco ragionati, ma è pur vero che il panorama musicale indipendente di Vava mostra più di quelli di altre città esempi di band dal respiro globalizzato come i Wild Books, band nata sulla Vistola varsaviana che non sfigurerebbe a San Francisco.

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