Bruno Schulz, storia di una vita incredibile

Schulz

Bruno Schulz non è certo un estraneo sulla nostra pagina (e non solo). Ci siamo occupati di lui già in due occasioni, quando abbiamo recensito il film di Has Sanatorium pod Klepsydrą e quando ci siamo occupati del libro Bruno, il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova edito per Orecchio Acerbo. Di lui in prima persona, però, ancora nulla si è detto. Non siamo dell’idea che sia necessario presentarlo, crediamo che sia un nome abbastanza noto e anche ben voluto, ma l’aver scritto una tesi magistrale su di lui, mi ha dato la dimostrazione di quanto anche una vita spesa sopra i suoi racconti non basterebbe per conoscere davvero quell’illustre prestigiatore drohobyczano.

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Nabu – il miraggio della vita

Nabu

Wędrówka Nabu, una storia commovente e forte per riflettere sulla crisi della società contemporanea. – di Mara Giacalone – Proprio in questi giorni mi è capitato di vedere un video su un esperimento condotto sulla letteratura per l’infanzia. Nello specifico, da una libreria piena sono stati tolti prima i libri…

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(Del) Cosmo o dramma sull’assurdità della vita

Cosmo

Witold Gombrowicz non ha bisogno di presentazioni, da queste parti; abbiamo scritto diverse cose su di lui e in merito a lui. Quello che farò oggi lo investe in pieno ma, come dire, più trasversalmente perché parleremo sì di Cosmo, ma della versione cinematografica.
Con una produzione franco-portoghese del 2015, il regista Andrzej Żuławski ha deciso di portare sullo schermo l’ultima grande impresa di uno degli autori polacchi più discussi del XX secolo. Żuławski non è certo un pivellino o qualcuno che non sappia fare il suo lavoro e con la messa sullo schermo di questo strano e complicato testo possiamo ben affermare che ha raggiunto sicuramente una vetta molto importante anche se non mancherò di muovere critiche nei suoi confronti. Ma un passo per volta.

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Biblioteca della memoria: quando la lettura è un dovere

biblioteca della memoria

A noi di PoloniCult non serve e non è mai servita la data simbolica del 27 gennaio per occuparci di Shoah e di tutto il complesso mondo che le ruota attorno. Sarà che scegliendo di occuparsi di Polonia, ad un certo punto soffermarsi su determinate questioni è non solo fondamentale ma necessario, sarà che abbiamo una certa sensibilità umanitaria, sarà che siamo, nei più disparati sensi e significati, “ricercatori”, fatto sta che non riusciamo ad esimerci dal parlarne sempre. In questa data particolare, invece che soffermarci su un libro preciso, abbiamo deciso di regalarvi una sorta di biblioteca della Memoria, pensata da noi per voi. Non abbiamo vergogna ad ammettere che la questione su che titoli inserire sia stata abbastanza dibattuta, ma alla fine siamo giunti ad una conclusione che sarà esposta qui sotto assieme a tutte le motivazioni che riteniamo opportuno fare e dare.

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L’estetica della memoria: arte polacca che (soprav)vive

arte polacca

Il fatto che PoloniCult non parli mai di arte visiva stricto sensu, non significa che il panorama polacco non abbia nulla da offrire, anzi…
Ecco perché, non appena ci siamo imbattuti – totalmente a caso – nel libro La memoria finalmente: arte in Polonia 1989 – 2016, non abbiamo esitato un solo istante a recuperarlo per colmare le nostre lacune e dare una voce anche ad artisti che utilizzano altri mezzi di comunicazione per esprimere, non solo se stessi, ma il paese in cui vivono.

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Treblinka – cronaca dall’inferno

treblinka

Non è la prima volta che la pagina virtuale di PoloniCult si apre alle dolorose voci di chi è stato testimone dell’Olocausto e questo perché, da polonisti, è semplicemente impossibile evitare di parlarne, aggirare l’ostacolo e lavarsene le mani. Per capire la Polonia di oggi, bisogna essere disposti a guardarne le ferite o lo sguardo che le si potrà rivolgere, sarà solo quello di un turista che l’ha scelta come meta per la sua economicità…

Torniamo oggi con ESTensioni per parlare di un libricino – forse sarebbe meglio dire pamphlet – di sole 79 pagine edito per i tipi di Adelphi: L’inferno di Treblinka a cura di Vasilij Grossman.

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Zaduszki – tradizioni che (soprav)vivono

Zaduszki

Quando si tratta di costumi e tradizioni, il nostro sguardo è proiettato verso il passato, perché quello che trasforma un semplice uso, in un rito o in un momento istituzionalizzato, è proprio la ripetizione di alcune azioni e quindi la tendenza a copiare e incollare nel futuro quello che “si è sempre fatto”, perché dà sicurezza, perché tale ciclicità degli eventi serve all’uomo per dare un ordine agli elementi che caratterizzano la sua vita. Se in Italia e nei paesi più alla moda, più tecnologici, più moderni si è assistito ad un lento ma inesorabile declino delle tradizioni, patrie e private, in alcuni luoghi che non sono -per vari motivi – stati investiti da quest’onda travolgente, le tradizioni, seppur mutate e ammodernate, rimangono presenti. La Polonia è uno di questi posti.

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Żywot Mateusza – il volo affogato della libertà

Zywot Mateusza

Qualcuno si potrebbe chiedere cosa accomuni la Norvegia e la Polonia. Sicuramente molte più cose di quanto non potremmo a primo impatto pensare. Una cosa è abbastanza chiara, in entrambe le culture è presente una certa sensibilità e melancolia nel dipingere l’umano – non uguale, ovviamente, ma c’è. E un esempio ne è la coppia libro-film di oggi. Żywot Mateusza è il titolo di un film per la regia di Witold Leszczyński uscito nel 1968 che vuole essere la resa cinematografica di un romanzo uscito pochi anni prima – nel 1957 –  ad opera del maestro norvegese Tarjei Vesaas con il titolo Fuglane (in italiano “Uccelli” per i tipi di Iperborea).

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Autobiografia Mityczna o Bruno, il bambino che imparò a volare

Quando si inizia a parlare di Bruno Schulz, si rischia di entrare in un vortice senza fine: troppi sono gli elementi, troppe le possibilità di lavoro, troppe le immagini che ci regala. Parlare di lui, della sua arte – sia scritta che disegnata – è difficile e facile allo stesso tempo: facile se ci si limita ad imparare a memoria i concetti della sua poetica, difficile se si cerca di entrare in dialogo e gioco con lui.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i Bar Mleczny cracoviani

Si sa che la Polonia è un po’ la patria delle contraddizioni e quindi, in una – se non LA – strada principale dello Stare Miasto di Cracovia, si trova un residuo del tempo che fu: proprio in Ulica Grodzka, tra Mariacki e Wawel – due dei gioielli dell’antico splendore cracoviano- c’è il Bar Mleczny Pod Temidą un timido residuo della Polonia post-guerra, di quel periodo in cui l’intero Paese cercava di sopravvivere.

Snobbati da tutti i sofisticati, questi posti sopravvivono ancora oggi e offrono un ottimo specchio di osservazione sociale che non può non attirare l’attenzione di giovani poloniste con un certo interesse antropologico. Cracovia, essendo una città importante, ha un vasto campionario di Bar Mleczny di cui a breve vi parlerò, ma prima due parole sulla loro genesi, affinché tutte le considerazioni postume possano essere ben comprese.

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